18 Settembre 2007

Il caffè è bollente

Il caffè è bollente. Perché da una parte le associazioni dei baristi, di fronte all`annunciato aumento del prezzo al banco di una tazzina, ricordano: “Ma Roma, comunque, è la città con il costo medio fra i più bassi in Italia“. Dall`altra, ci sono i consumatori che parlano di “aumenti ingiustificati“. E avvertono, per bocca di Carlo Rienzi, presidente del Codacons: “Dopo avere fatto lo sciopero della pasta, a Roma faremo anche lo sciopero del caffè“. Tutto comincia lunedì, quando Il Messaggero anticipa: nei listini (del tutto indicativi, certo) di Assobar c`è già scritto: il prezzo di una tazzina di caffè salirà a 80 centesimi. E già in diversi bar romani lo si dà per certo: non c`è alternativa, con i costi che sosteniamo Roma dovrà avvicinare il prezzo dell`espresso a quello delle altri grandi città (ad esempio il costo medio a Bologna è già a 90 centesimi, ma in molte città dell`Emilia-Romagna ormai è già stato raggiunto il traguardo psicologico di un euro; a Milano 81, a Torino 86, a Firenze 83). Spiega Wilge Nori, imprenditrice romana del settore torrefazione: “Bisogna essere chiari: gli aumenti saranno inevitabili, ma non sono causati dall`incremento dei costi della materia prima. A incidere è altro: l`importazione, il trasporto, l`energia elettrica… Insomma, tutta una serie di aumenti che faranno pagare di più la tazzina di caffè al banco. Ma non c`è alcuna speculazione: nè da parte del barista, nè da parte delle imprese di torrefazione“. Dalla Fipe Confcommercio, Nazzareno Sacchi, osserva: “Il costo di una tazzina di caffè al banco, a Roma e Provincia, è in media di 75 centesimi. E` tra i più bassi d`Italia. Si tratta, infatti, di un “prezzo politico“ che nei fatti non copre la spesa. E` bene chiarire che non è solo la materia prima la voce principale tra i costi che determinano gli aumenti, bensì gli affitti, il personale, le utenze e le innumerevoli tasse e concessioni“. Fin qui la voce di chi sta dall`altra parte del bancone. Ma i consumatori la pensano diversamente, tanto che il leader del Codacons, Carlo Rienzi, già annuncia: “Appena scatteranno gli aumenti, daremo il via a Roma allo sciopero del caffè. Così come abbiamo già fatto con la pasta. Andatevi a vedere lo studio che abbiamo realizzato su quanto ogni bar guadagna su ogni tazzina di caffè. E capirete perché diciamo che l`aumento è ingiustificato. Smettiamola, poi, con i paragoni con Milano o Bologna: il costo della vita è differente. E comunque a Napoli costa meno e ti danno anche un bicchiere di minerale. A Roma, bene che vada, ti offrono quella del rubinetto“. Cosa dice lo studio realizzato da alcune associazioni di consumatori (oltre al Codacons, anche Adoc, Adusbef, Federconsumatori)? “Per i bar – si legge nella ricerca – c`è un guadagno di 58 centesimi per ogni tazza di caffè. Rispetto alla materia prima, poi, calcoliamo un ricarico del 946 per cento“. Secondo le associazioni di consumatori, preso come prezzo di una tazzina di caffè quota 80 centesimi (il prossimo gradino che sarà scalato da Roma), in media 0,06 centesimi sono per la materia prima, 0,1 centesimi per lo zucchero e l`acqua, 0,1 per l`energia elettrica, 0,12 per la manodopera. Totale 22 centesimi. Il resto è ricarico, dicono i consumatori. Replicano i baristi: “Ma questo è un modo scorretto di presentare la questione, pensiamo alle spese che pesano su ogni bar“. Il braccio di ferro è cominciato, mentre all`orizzonte, dicono gli addetti ai lavori, torna l`ipotesi che la multinazionale Starbucks si stia guardando intorno a Roma. In accordo con un altro colosso europeo, starebbe cercando l`occasione giusta, entro il 2008, per aprire in centro. Se succederà, molte cose potrebbero cambiare. E lo scenario davvero diventerebbe più agitato: dal caffè bollente al frappuccino.

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