18 Settembre 2007

“Il problema delle famiglie non sono i nostri prezzi“

INFLAZIONE: PARLA IL DIRETTORE DELL`UNCOM “Il problema delle famiglie non sono i nostri prezzi“

“Sta volgendo al termine il primo (e speriamo ultimo) sciopero della spesa, indetto da Adoc, Adusbef, Federconsumatori e Codacons. Uno sciopero che non si è esitato a definire mastodontico, una dimostrazione di alta democrazia a suggello di una giornata straordinaria. Per noi – a parlare è il direttore dell`Uncom Nicola Dal Dosso – non è stata che una protesta senza fondamento“. E` innegabile, dice Dal Dosso, che i prezzi alla produzione siano aumentati: “Basti pensare che sui mercati italiani i prezzi all`origine dei cereali hanno registrato tra agosto 2006 e agosto 2007 una variazione superiore al 55%, schizzando addirittura al 70% per il frumento. Decisamente differente il discorso per i prezzi al consumo, che a luglio hanno fatto segnalare incrementi molto contenuti e pari al 2,5% rispetto all`anno precedente. Insomma, non ci sembra proprio il caso in questo momento di lanciare un allarme prezzi scagliandosi contro i commercianti e denunciandone fantomatici comportamenti speculativi. Del resto, come si potrebbe accusare una categoria i cui profitti sono stati progressivamente quanto scandalosamente ridotti dall`accresciuta concorrenzialità e parcellizzazione del sistema economico, scaturite entrambe da quelle liberalizzazioni che proprio il Governo ha con tanto zelo promosso?“. L`Uncom cita le stime del suo centro studi: “l`impatto degli aumenti dei prezzi di alcuni prodotti agricoli inciderà sui bilanci delle famiglie tra il 5% e il 7%, tanto che le forti tensioni all`origine sono destinate a produrre un impatto molto marginale sui prezzi finali dei beni al consumo“. La spesa media mensile per pane, cereali, latte, formaggi e uova ammonta attualmente a circa 145 euro per famiglia, e quindi anche ipotizzando un aumento del 6% dei prezzi al consumo di questi prodotti nei prossimi mesi, le famiglie si troverebbero a spendere, nel 2008, circa 9 euro in più al mese, a fronte di diminuzioni di altri prodotti (ortaggi e legumi freschi, in primis, -1,8%)“.

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