Le associazioni promotrici
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fonte:
- La Sicilia.it
“Maccarone, tu m`hai provocato? E mo`… nun te magno più“. Non si rivolterà nella tomba l`indimenticato Alberto Sordi se abbiamo cambiato il senso di questa sua famosissima battuta tratta dal vecchio film “Un americano a Roma“. Ma è così che meglio rende l`idea di ciò che è successo ieri sulle tavole degli italiani che hanno aderito allo sciopero della spesa: niente pane e, soprattutto, niente pasta. Troppi rincari negli ultimi anni. Per le associazioni dei consumatori Codacons e Adoc bisognava dare un segnale forte, per quanto simbolico, al governo. Catania ha risposto benissimo all`appello. Anzi, con il 71% degli aderenti, il capoluogo etneo si colloca in cima alla classifica nazionale per partecipazione attiva allo sciopero della spesa. Ieri mattina, in piazza Università, dalle 10,30 alle 12,30 circa le due associazioni hanno montato due banchetti informativi, invitando i consumatori ad astenersi dall`acquisto di almeno uno dei due prodotti (pasta e pane), il cui prezzo è lievitato di anno in anno senza interruzioni. Il Codacons in particolare, grazie al lavoro di ben 71 giovani volontari, ha presidiato gli ingressi dei principali supermercati della città, spiegando l`iniziativa e consegnando gratuitamente pacchi di pane e pasta ai cittadini. “Certo che aderisco allo sciopero – dice il signor Salvatore Sicali, 65 anni, pensionato, con una busta di pasta in mano appena ricevuta da un volontario del Codacons in piazza Università – oggi io guadagno 800 euro al mese, con 40 anni di contributi. Ero camionista e riuscivo a guadagnare anche 2 milioni e mezzo di lire. Vivevo bene io e viveva bene la mia famiglia. Ora sono nei guai, continuo ad avere due figli e una moglie a carico, ma a fine mese non riesco ad arrivarci“. “Anch`io sono in pensione, da vent`anni – dice il signor Paolo, 77 anni – lavoravo nella vecchia cartiera come macchinista e il mio stipendio era sui 2 milioni e mezzo al mese. Oggi la mia pensione supera di poco i 700 euro. Ho cinque figli all`università. Tutto costa il triplo rispetto a quando c`era la lira. Mi dice lei come dobbiamo fare? Ma questo governo vuole davvero che la gente faccia una rivoluzione?“. “Io lavoro in un camion dei panini, e il mio titolare non mi vuole mettere in regola – dice il signor Salvatore Calcaterra – mi dite voi come faccio, una volta in pensione, a mantenermi? Perché lo Stato non mi tutela? Perché non si fanno i controlli? Chi lavora in nero è la parte debole. O così, ti dicono, o te ne vai“. Per il signor Innocenzo Platania, 68 anni, pensionato, queste iniziative “sono solo fesserie. Se caleranno il prezzo di pasta e pane, ne alzeranno altri. Per esempio l`Iva. È sempre così“. “Prezzi alle stelle? I commercianti fanno quel che vogliono. Gli abusivi poi – aggiunge – non solo non pagano tasse, ma decidono di giorno in giorno i prezzi da dare ai prodotti. E i controlli? Io dopo 42 anni di servizio al Comune, come impiegato, prendo 1.250 euro al mese. E per aiutare mio figlio i libri scolastici di mio nipotino li pago io. Ho speso 320 euro, il Comune me ne ha rimborsati 27“. “Io facevo il panettiere – dice Orazio Mascali, 52 anni – ma ho dovuto lasciare dopo mille disavventure fisiche. Ho anche subito un trapianto di rene e ho tre by-pass. Sono invalido al 100% e sa quanto prendo? 485 euro al mese. Mantengo una moglie e tre figli disoccupati“. La signora Vita Parisi condivide l`iniziativa e sottolinea che “quello che prima costava mille lire oggi costa da uno a due euro. Per fortuna lavoriamo in due in famiglia e piangiamo con un occhio. Ma se un mese capita una spesa extra, come il dentista per la bambina, ci mettiamo le mani nei capelli“. “Chi con la lira era ceto medio, oggi è diventato ceto povero – dice Giuseppe Cannella, 25 anni, studente fuorisede di Villafranca Sicula, laureando in Ingegneria elettronica – tutto costa carissimo. Si guadagna in lire e si spende in euro“. “Se prima riuscivamo a vivere una settimana con 50.000 lire a testa che ci davano i genitori – aggiunge Nunzia Manno, 24 anni, di Agira, laureanda in Lingue a Catania e fidanzata di Giuseppe – oggi a stento ce la facciamo con 50 euro“.
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