Solo vittime alla guerra della pasta
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fonte:
- Brescia Oggi
Solo vittime alla guerra della pasta
Ed ora ci tocca boicottare pure la pastasciutta. Il prezzo del grano duro schizza alle stelle (in Italia sfiora i 300 euro la tonnellata), la filiera della trasformazione (quelli che, per inciso, cambiano la semola in fusilli, penne e simili) si lamenta perchè i mulini raddoppiano i prezzi, i mulini se la prendono con gli agricoltori e le associazioni di consumatori si infuriano per le tariffe al dettaglio alle stelle. Non si tratta solo della pasta ovviamente. Molte categorie di prodotti stanno salendo alle stelle. La pasta diventa dunque il simbolo di una società dei rincari sempre meno a misura di portafoglio. “Alla fine paghiamo sempre noi“ affermano in coro le associazioni di consumatori che, ieri pomeriggio hanno promosso lo “Sciopero della spesa“. Federconsumatori, Codacons, Adusbef e Adoc hanno annunciato un giorno “di rinuncia simbolica alla pasta“ per una protesta generale contro i rincari di luce, gas, treni, pane e latte. I NUMERI. Prima di dare sfogo alle invettive (ovviamente quasi tutte all`indirizzo della classe politica), meglio dare un`occhiata alle tariffe di alcuni generi di consumo. I dati sono forniti dall`Ufficio statistiche del Comune di Brescia che tiene costantemente monitorato l`andamento dei prezzi fornendo all`amministrazione un rapporto mensile. Pane, pasta, latte, biscotti, formaggio. La suddivisione operata dall`Ufficio statistiche tiene conto di un prezzo minimo, di uno massimo e di un valore medio, da non confondere rispettivamente con il prezzo massimo minimo e medio del prodotto. In realtà si tratta dei “valori minimi, medi e massimi della quotazioni rilevate“. Così si scopre che il classico kg di pane è aumentato di quasi dieci centesimi nel giro di due anni, (dai 2.71 euro del 2005 al 2.80 dell`agosto 2007) con picchi di 5 euro nelle panetterie più “prestigiose“ (virgolette d`obbligo). Se la media dei prezzi massimi è sostanzialmete stabile, la tendenza più frequente riguarda l`aumento percentuale dei prezzi minimi. La pasta di grano duro aumenta a Brescia del 6.5 per cento in un anno (1.23 euro al chilo del 2006 contro gli 1.31 euro attuali). Sale del 27.1 per cento la variazione dei prezzi minimi della pasta all`uovo (il costo di mezzo chilo di tagliatelle passa da 0.59 a 0.71 euro in due anni). Resta praticamente fermo il latte e “schizza“ in alto lo yogurt: la variazione bresciana dei prezzi minimi tra il 2005 e il 2007 è pari al 37.1 per cento. In soldoni, per un barattolino da 125 grammi di yogurt di bassa qualità, oggi si pagano 19 centesimi contro i 14 del 2005. I PASTAI. I trasformatori scendono in campo e fanno sentire la loro voce: “Stiamo attraversando una grave crisi a livello internazionale“ afferma il presidente di Unionalimentari Renato Bonaglia che rappresenta 2100 piccole imprese impegnate nel campo della pasta. La domanda cresce (complice l`aumento di terreni dedicati a colture per ecocarburanti) e l`offerta rimane sempre la stessa. Anzi, peggio. Per il 2007 si parla già di pessime annate sul fronte dei raccolti: secondo Bonaglia e il vice Massimo Andalini la siccità in Canada e le grandi piogge in Francia avrebbero inferto un grave colpo alla produzione mondiale di grano duro. “A questo dobbiamo aggiungere le pessime previsioni sul raccolto in Australia – sottolinea Andalini -. Ci aspettavamo 26 milioni di tonnellate di grano, ce ne saranno solo 15“. A conferma di tutti i possibili luoghi comuni, l`Italia resta il maggior consumatore di grano duro al mondo. “Il 50 per cento del fabbisogno nazionale – afferma Bonaglia- è coperto dalla produzione interna. Il resto viene importato“. Vero anche che, per una serie di accordi internazionali esportiamo il 50 per cento della produzione nazionale. LE QUOTAZIONI. Le scorte mondiali di grano sono ai minimi storici. “Fino a maggio le quotazioni della semola si aggiravano attorno ai 170 euro alla tonnellata“ dice Bonaglia. Nel giro di quattro mesi si è verificata una crescita del prezzi che oggi toccano quasi quota 300 euro alla tonnellata (350 all`estero), “il 35 per cento in più rispetto alle quotazioni di maggio“ aggiunge Andalini. I pastai denunciano un aumento del prezzo medio di almeno 90 euro la tonnellata. I piccoli produttori che incontreranno il prossimo 20 settembre i ministri Pierluigi Bersani (attività produttive) e Paolo De Castro (agricoltura) chiedono il sostegno del governo che ha già annunciato per il prossimo anno “3 milioni e mezzo di ettari in più da dedicare al settore“. I piccoli pastifici si sentono accerchiati: “il nostro comparto più di ogni altro ha tenuto bassi i prezzi negli ultimi anni e ora è in ginocchio – spiega Bonaglia -. Comprendiamo le ragioni dei consumatori, ma non possiamo ridurre del tutto i margini di profitto, saremmo costretti a chiudere“. Nel frattempo gli agricoltori stanno facendo affari d`oro grazie al picco dei prezzi imposto dai mercati. Il problema è sempre più “globale“.
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