12 Settembre 2007

Prezzi, scatta lo sciopero della spesa

Domani in tutt`Italia le associazioni dei consumatori scendono in piazza contro il caro-vita che investe tutti i settori
Prezzi, scatta lo sciopero della spesa
Si protesta astenendosi dal comprare almeno un prodotto. I commercianti: “Non è colpa nostra“

Provare per un giorno a rinunciare ad un acquisto. Un gesto simbolico per dire basta agli aumenti dei prezzi dei generi di prima necessità che stanno investendo come uno tsunami le economie domestiche delle famiglie italiane. È l`iniziativa proposta a tutti i consumatori dalle associazioni che li rappresentano Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori. La giornata di mobilitazione nazionale con la rinuncia simbolica alla spesa è in programma domani 13 settembre. La protesta in Veneto avrà il suo clou alle 10 in piazza delle Erbe a Padova. Dito puntato sulle speculazioni che, a detta dei rappresentanti dei consumatori, stanno alla base degli aumenti generalizzati.“All`orizzonte ci sono altri rincari – sottolinea la Federconsumatori – dopo che sono già sugli scaffali i generi alimentari con prezzi ritoccati, giustificandoli con l`aumento del costo delle materie prime. Una morsa che non si ferma con aumenti per la scuola, i libri e gli accessori del corredo scolastico, per il gas, l`elettricità e la benzina, i servizi bancari e assicurativi. Tutti pesi che vanno a gravare sul già magro bilancio delle famiglie“.Federconsumatori rileva anche che è ormai necessario un intervento istituzionale del Governo con un immediato ribasso del 5 per cento per prezzi e tariffe. Chiede inoltre che siano trasformati in legge i provvedimenti “Bersani“ con la riduzione dell`accisa sui carburanti e la razionalizzazione delle rete dei distributori. Servirebbero anche una Class action, un rafforzamento dei poteri di verifica, controllo e sanzione delle authority, interventi immediati per la definizione di una fascia di garanzia per le famiglie meno abbienti nei settori energetici, oltre all`ampliamento degli spazi di vendita diretta dei produttori-consumatori, tutelando qualità e sicurezza dei prodotti. Ma che ne pensano le organizzazioni di categoria dopo che i loro soci assistiti sono da tempo nel mirino della protesta?Per la Fiesa che associa gli alimentaristi di Confesercenti, l`allarmismo sui prezzi degli alimentari non aiuta a valutare serenamente la questione. La Fiesa ha svolto un`indagine tra i propri associati nei diversi settori merceologici rilevando risultati al momento non preoccupanti ma con alcune aree in cui ci sono tensioni. Ecco settore per settore l`analisi della Confesercenti. CARNI: Il saldo dei consumi è negativo con un calo medio del 5 per cento. I rincari interessano soprattutto la carne di vitello e le cause sono da ricondurre alla scarsa produzione con aumenti dei costi. Inoltre la situazione dell`afta epizzotica riscontrata in Inghilterra è peggiorata e questo grava sulle importazioni. Infine c`è la pressione fiscale che provoca chiusure in molti centri produttivi. Stabili i prezzi del maiale e dell`agnello, mentre pollo e tacchino hanno risentito dei consumi estivi. Stabili i salumi.PANE E PRODOTTI DA FORNO: I rincari erano attesi da febbraio. La farina era aumentata del 20 per cento prima delle vacanze e tuttora continua ad aumentare sul mercato all`ingrosso per colpa di produzioni scarse e qualità scadente.ALIMENTARI VARI: Sui rincari si riflettono i maggiori costi delle spese gestionali delle attività e del trasporto. Oltretutto si assiste all`abbandono delle produzioni di cereali per i biocarburi. ORTOFRUTTA: in questo settore i prezzi sono molto diversificati e comunque inferiori al quelli dello stesso periodo del 2006 che a loro volta erano più bassi di quelli del 2005. I rivenditori sottolineano comunque di lavorare con margini sempre molto ristretti.

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