Sciopero della pastasciutta contro il caro-vita
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fonte:
- Il Gazzettino
Sciopero della pastasciutta contro il caro-vita
Dopodomani, “sciopero della pastasciutta“ contro i prezzi in continuo aumento, contro le bollette bollenti, contro la “benzina d`oro“. Per aderire alla protesta, basta privarsi di un piatto di spaghetti oppure rinunciare a un pacchetto di biscotti. Ad ideare lo sciopero varie associazioni dei consumatori: Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori. Una protesta simbolica contro la “speculazione dei rincari“, contro la “stangata autunnale“, contro un governo che fa finta di niente, mentre i conti delle famiglie non tornano mai. Le associazioni dei consumatori chiedono la riduzione secca del 5 per cento di tutti i prezzi e delle tariffe. Pretendono, inoltre, più controlli sulla filiera produttiva. Il motivo è semplice: le famiglie italiane non ce la fanno più perché, tra latte, pane, libri scolastici, benzina, luce, gas, quest`anno, si troveranno a sborsare 1098 euro in più (è la stima delle associazioni) rispetto al 2006.Carlo Pileri spiega la filosofia dell`iniziativa, che costa non poco agli italiani abituati alla pasta come al sole d`estate: “La pastasciutta è un nostro piatto tipico e sappiamo come è difficile rinunciarvi. È un fioretto collettivo quello che chiediamo agli italiani per sottolineare che la situazione è grave“. Elio Lannutti (Adusbef) lo racconta così: “Non consumiamo pasta per un giorno, per poterne consumare di più nei giorni successivi“. Per rallegrare gli scioperanti, in due piazze della Capitale i volontari delle associazioni offriranno gratuitamente latte, pane e naturalmente pasta. Ci sarà anche la Coldiretti perché, tanto per dirne una, il prezzo del grano, è fermo dal 1985, mentre quello del pane, suo derivato diretto, è aumentato del 750 per cento. Come dire che, dalla filiera della produzione, agli agricoltori restano pochi spiccioli, briciole. Qualcuno ci marcia. Non a caso una delle piazze romane aperte alla protesta sarà proprio piazza Verdi, sede dell`Antitrust. “Chiederemo di fare due chiacchiere con il presidente dell`Antitrust, Catricalà“, spiega Rosario Trefiletti (Federconsumatori).Nel frattempo, la situazione, a giudizio di chi ha ideato la protesta, appare grave, gravissima e non può e non deve sfuggire al governo e alle istituzioni competenti. Tra le proposte all`esecutivo, c`è anche l`apertura dei mercati rionali di domenica per consentire agli agricoltori di vendere direttamente pere, zucchine, pane, uova. Si vedrà. Per ora, comunque, è sciopero. Ma il governo minimizza, invita le associazioni dei consumatori a non esagerare, a darsi una calmata. Lannutti punta il dito contro l`assurdità del sistema in questo modo: “Gli agricoltori della Puglia, la terra del ministro dell`Agricoltura, Paolo De Castro, per produrre un chilo di uva da tavola spendono 50 centesimi al chilo, mentre riescono a farsela pagare 35 centesimi dai grossisti. Al consumatore finale, lo stesso chilo d`uva viene venduto per due euro o anche di più. Stessa cosa per i pomodorini, che partono da 15-20 centesimi per arrivare a due euro“. E poi ci sono i prezzi che, ogni anno, lievitano. Un chilo di farina, ad esempio, l`anno scorso costava 80 centesimi, quest`anno 89. Un chilo di pane, l`anno passato, si poteva pagare circa 2 euro e 10 centesimi. Quest`anno è aumentato di 36 centesimi. “È un`emergenza nazionale – sostiene il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – e il governo nega l`evidenza. Questo sciopero degli acquisti mira per prima cosa a danneggiare chi specula sui rincari“. Lannutti, famoso per le sue continue battaglie contro quelle che considera le malefatte delle banche, attacca: “Le famiglie si impoveriscono, si indebitano, vengono truffate e il governo invece di prendere provvedimenti fa finta di niente. Oltre la provocazione e il valore simbolico dello sciopero, vogliamo difendere il potere d`acquisto dei consumatori, che è stato falcidiato“. Si associa alla protesta anche Telefono Blu consumatori che propone lo sciopero di un`altra grande italica passione: il caffé.
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