11 Settembre 2007

Caro pasta, caccia a chi specula sulla filiera

Napoli consumi Caro pasta, caccia a chi specula sulla filiera

Rinunciare al piatto nazionale: la pastasciutta. Questo l`invito lanciato dalle associazioni dei consumatori che indicono per giovedì 13 settembre lo Una giornata di “sciopero della pastasciutta“ per protestare contro l`aumento eccessivo dei prezzi dei beni di consumo, in particolar modo di quelli di prima necessità. L`iniziativa, che a Napoli avrà il suo centro a Piazza Trieste e Trento a partire dalle 10, è stata indetta per giovedì 13 setttembre dalle associazioni dei consumatori Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori. Dalle rilevazioni Istat, infatti, risulta che a luglio l`incremento dei generi alimentari è stato del 2,5 per cento rispetto allo stesso mese dell`anno precedente. Le associazioni dei consumatori chiedono una legge definita sulla class action ed il rafforzamento dei poteri di verifica, controllo e sanzione delle authority, oltre che all`istituzione di tavoli di confronto con il Governo per comprendere a fondo dove si annidano le reali speculazioni. Mentre le associazioni puntano il dito contro i commercianti, ultimo anello della filiera, si fa sempre più chiaro come tali rincari siano causati anche e in misura sostanziale dall`aumento del prezzo del grano. A porre l`accento sulla questione è Antimo Caputo, che sottolinea come il prezzo di questa materia prima, anello iniziale della filiera della pasta, nell`arco di soli sei mesi sia letteralmente raddoppiato. Tre i fattori decisivi, innanzitutto l`andamento climatico decisamente sfavorevole, con la conseguente diminuzione della qualità del raccolto. In seconda istanza si riducono, ormai da cinque anni, le scorte di magazzino, quindi l`ingresso sul mercato di produttori di energie alternative che non chiedono garanzie di qualità e non hanno problemi di costi. A ciò si affianca la politica voluta dall`Ue di finanziamento della messa a riposo dei terreni. Le aziende di trasformazione, quindi si trovano in una posizione di “cuscinetto“ tra i produttori di materie prime e i venditori al dettaglio, e secondo Caputo, più che uno “sciopero della pasta“ andrebbe indetto uno “sciopero del grano“.

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