L`aumento del pane innesca un forte disagio
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fonte:
- Il Messaggero
Il prezzo del pane era sostanzialmente fermo dal 2001. Fra qualche giorno tornerà a crescere in tutta Italia, con percentuali che sono stimate tra il 10 e il 20 per cento, a seconda delle zone geografiche, del tipo di prodotto e della cosidetta “pezzatura“. Dopo i primi disappunti, i consumatori in genere sopportano, si lamentano e poi digeriscono quasi tutti gli aumenti dei generi di prima necessità, giustificati in modo più o meno convincente, spesso fatti passare come inevitabili. Ma l`aumento del pane innesca un forte disagio perchè è come una punta di un iceberg che diventa sempre più minaccioso, via via che si va verso la parte sommersa di esso, dove forse si nascondono molti nuovi, prossimi rincari di altri generi. Acquistare fra breve rosette, michette, filoni e filoncini, panini, pagnottelle, pane farcito, all`olio, al sesamo, al latte, con l`uvetta, con le olive, insomma portare a casa esemplari della multiforme gamma di prodotto che ogni notte scaturisce dalla fantasia dei nostri artigiani panificatori, costerà dunque di più. “Non si può fare altrimenti – afferma Bernardino Bartocci, vice presidente nazionale della Federazione italiana panificatori e pasticceri (Fippa)e presidente dell`Associazione panificatori di Roma e provincia – perchè anche per noi è aumentato tutto, dalla materia prima ai salari dei dipendenti, dal costo di manutenzione a quello dell`energia elettrica, dal canone di locazione alla farina. Va detto, ad onor del vero, che non tutti hanno già adottato ritocchi. Saremo costretti, a malincuore, ad aumentare qualcosa dai 20 ai 30 centesimi, non di più, e questo per andare incontro alle esigenze dei clienti. Ma è anche vero che i consumi sono in calo. Nessuno acquista più un chilo di pane, al massimo una famiglia di 4 persone può consumarne 500 grammi al giorno, ed avere un aumento giornaliero di 10-20 centesimi, al massimo 30 per un chilo di prodotto. Ovvero l`equivalente di una telefonata inutile fatta al cellulare“. Se così fosse, il conto è presto fatto: 30 centesimi al giorno in più su un chilo di pane fanno 9 euro in un mese: che diventano 108 in un anno, ovvero 54 euro se ci si accontenta quotidianamente di mezzo chilo di prodotto. Frena sulle cifre, invece, Edevino Ierian, numero uno della Federazione italiana panificatori e pasticceri, con sede a Trieste: “Ad oggi l`aumento del pane, per quanto riguarda il prodotto sfornato dai panifici artigianali, c`è ma è contenuto intorno al 5% – tiene a precisare Ierian -, mentre per l`Istat è al 4%. Quindi non si può parlare di aumenti che oscillano tra i 20 e i 30 centesimi. Dipende dal tipo di pane, dalla zona gregrafica e così via. Piuttosto se la corsa del grano va avanti, non possiamo escludere altri ritocchi“. Per calmierare i prezzi, per Ierian c`è solo una soluzione: “Fare un discorso di filiera, mettere intorno ad un tavolo dal produttore del grano al consumatore di pane. Non esistono altre ricette“.[FIRMA] La Fippa, la maggiore organizzazione che in Italia raggruppa l`80 per cento dei 23 mila titolari di forni artigianali sparsi sul territorio, produce ogni anno 3.150 tonnellate di pane, per un fatturato pari a 7,8 milioni di euro. Una mezza finanziaria. Intanto i consumatori sono sul piede di guerra. La Federconsumatori, d`intesa, a livello nazionale, con Adoc, Adusbef e Codacons ed, a livello regionale, con Codici, ha già indetto un giorno di sciopero della spesa per il prossimo 13 settembre. Una giornata di mobilitazione contro il caro-vita e per chiedere a governo, produttori e commercianti “il ribasso immediato del 5% di tutti i prezzi e tariffe“.
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