Caro-vita, in arrivo stangata da 1.100 euro
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fonte:
- la Repubblica
Pesano i prezzi del grano salito alle stelle
Caro-vita, in arrivo stangata da 1.100 euro +35,3% +9,5% i rincari i rincari +24,3% +44,8% +26,3% +29,7%
Aumentano gli alimentari. “A settembre sciopero della pasta“
Salgono le quotazioni delle materie prime
Poi ci sono scuola, bollette e banche
Coldiretti: produzione italiana in crescita, non è colpa nostra ma della filiera
Dopo “No global“, “No tav“ e “No Dal Molin“ è il momento del “No pasta“. Ieri le principali associazioni di consumatori hanno annunciato per il 13 settembre una giornata di protesta in cui invitano tutti gli italiani ad esercitare uno “sciopero della pasta“: un giorno intero senza mangiare spaghetti, penne o bucatini, ma con manifestazioni in tante piazze italiane per contestare il caro-spesa che in autunno travolgerà le famiglie italiane. Le associazioni (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) spiegano che sarà un gesto simbolico per denunciare “gli aumenti dei prezzi dei generi alimentari che vengono giustificati con i costi delle materie prime“, oltre ai rincari di prodotti per la scuola, bollette e servizi bancari. I rappresentanti dei consumatori sostengono, infatti, che le spese nel 2007 della famiglia italiana media cresceranno di 1.100 euro, passando cioè dai 28.700 euro calcolati dall`Istat per l`anno scorso a 29.800 euro. Secondo le proiezioni effettuate dalle associazioni, l`aumento sarà soprattutto nell`alimentare, in cui i costi lieviteranno di 414 euro (+7,4%) rispetto al 2006. Proprio oggi le associazioni renderanno pubblica una lista di tutti gli aumenti, nel quale, secondo le prime indicazioni, spiccano i prezzi di pasta e pane, saliti già in agosto del 15%, con punte del 20-25% per la pasta. A rispondere ai consumatori sono gli agricoltori, ai quali non va di fare da capro espiatorio. Secondo la Coldiretti, il livello dei prezzi in agricoltura non giustifica gli aumenti. La produzione italiana, anzi, è in crescita rispetto all`anno scorso (dello 0,9% il grano duro, dello 0,6% quello tenero). Insomma, secondo i coltivatori, non è una questione di materie prime, ma è colpa della famigerata filiera e delle speculazioni che avvengono quando la merce passa da un intermediario all`altro. Eppure, da un`analisi del Financial Times giungono notizie poco rassicuranti: negli ultimi 12 mesi il prezzo del grano a livello globale è aumentato complessivamente del 110%. Ancora più allarmante l`andamento rispetto al 2000, quando il costo del frumento era un terzo rispetto all`attuale. Alla Borsa di Chicago il prezzo per le forniture di dicembre ha toccato i 7,54 dollari a bushel (unità di misura che corrisponde a circa 35 litri), una somma destinata ad aumentare proprio perché molti operatori si stanno gettando sul mercato, allarmati dalla possibile fine delle riserve e da un conseguente picco inflazionistico. La causa di questa corsa al rialzo è il deludente livello di produzione globale, generato più che altro da fattori climatici (il Canada produrrà il 19,6% in meno dell`anno scorso a causa del maltempo, l`Ucraina non esporterà nulla a causa della siccità) e in parte dalla corsa ai biocarburanti. Del resto, la matematica non è un opinione: per le stime dell`International Grain Council (l`organizzazione intergovernativa che si occupa del commercio del grano), il raccolto totale dovrebbe raggiungere i 607 milioni, a fronte di una richiesta di 614. Il grano non basta, il prezzo sale e può causare il rincaro di carne, pollame e latticini, per i quali il grano rappresenta un importante costo di produzione. Un costo che, facilmente, si ripercuote sul consumatore.
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