Livorno, il rigassificatore non s`ha da fare
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fonte:
- Liberazione
Il comitato contro l`impianto presenta un parere ufficiale del ministero dell`ambiente che contiente sette errori procedurali nell`iter di autorizzazione: “La politica rispetti le leggi“
Il procedimento con cui il Ministero dell`Ambiente ha dato l`autorizzazione, nel 23 febbraio 2006, alla società Olt di relizzare un rigassificatore offshore tra Pisa e Livorno, ha avuto qualche pecca. Il comitato lo ha sempre sostenuto, adesso un “parere dell`Ufficio legislativo“ del ministero dell`Ambiente conferma la tesi. Il documento, datato 8 maggio 2007 e inviato all`Avvocatura di Stato di Firenze ed al Tar Toscana come “parer“ sul ricorso al Tar Toscana promosso dalla Edison per l`annullamento degli atti autorizzativi alla Olt, riporta sette vizi procedurali nella concessione dell`autorizzazione. Il rigassificatore, primo del genere al mondo, che dovrebbe sorgere a 12 miglia dalle coste tra Pisa e Livorno, non si poteva autorizzare. Si ricorda, per inciso, che contro il progetto della Olt sono stati fatti numerosi ricorsi al Tar. Oltre alla Società Edison, hanno presentato ricorso il Comitato contro il rigassificatore offshore Livorno-Pisa, il Comune di Pisa, il Codacons ed al Tar del Lazio e persino Greenpeace Italia. Eccoli, i “7 vizi capitali“. L`articolo 8 della legge 340 del 2000 per la procedura semplificata è utilizzabile “solo in caso di riutilizzazione di siti industriali“. Ma “il rigassificatore in oggetto è invece previsto in un sito marino“ scrive il Ministero. La decisione doveva essere attribuita al Consiglio dei Ministri e non a singoli ministeri. La terza violazione riguarda la mancata consultazione delle popolazioni interessate. Al momento di stilare la valutazione dell`impatto ambientale dell`impianto “è mancata la consultazione delle popolazioni interessate e l`acquisizione del loro parere“. Da notare che questa affermazione è un autogol perché la VIA è “di esclusiva competenza del Ministero dell`Ambiente“ ed è proprio il Ministero dell`Ambiente che denuncia in pratica i propri uffici ministeriali. Poi, manca il rilascio della concessione demaniale “per la realizzazione della costruzione in mare territoriale“. Le pecche però oltrepassano anche i confini, visto che in tutto l`iter non c`è traccia della “consultazione degli Stati firmatari dell`accordo internazionale del 25 novembre 1999“. Il rigassificatore offshore è stato autorizzato all`interno del Santuario dei Cetacei e l`accordo internazionale è quello firmato da Italia, Francia e Principato di Monaco, ratificato dall`Italia con la legge n. 391 dell`11 ottobre 2001. Tale accordo prevede l`obbligo di consultazione con gli altri Stati contraenti per interventi così invasivi come quello di un rigassificatore nell`area marina protetta. L`argomento “Santuario dei Cetacei“ è stato oggetto del ricorso al Tar del Lazio da parte di Greenpeace Italia che ha denunciato lo Stato italiano per avere autorizzato un impianto industriale in un`area marina altamente protetta considerata, negli atti autorizzatori, “sito industriale“. Non esistono nemmeno i pareri del ministero delle Finanze per gli aspetti fiscali. Settimo e ultimo vizio capitale: mancano le valutazioni di alcuni soggetti pubblici titolari di un interesse qualificato come l`Ente Parco Regionale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli coinvolto nel progetto e l`Autorità per l`energia elettrica ed il gas. Si rammenta che il procedimento amministrativo che si concluda senza aver acquisito il parere di tutte le amministrazioni coinvolte deve ritenersi illegittimo “per violazione procedimentale nella realizzazione dell`istruttoria“. Secondo noi la politica deve agire nel rispetto delle leggi dello Stato. Noi ci dichiariamo fin da ora disponibile a far conoscere il documento a tutti, specialmente alle amministrazioni locali e regionali che continuano a sostenere il progetto OLT.
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