Guerra di cifre tra governo e petrolieri
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fonte:
- Gazzetta del Sud
Caro-benzina In attesa dell`incontro di venerdì il ministero dello Sviluppo denuncia: in Italia prezzi cresciuti del 23,89 nel 2007 contro il 20,09 di Eurolandia
Catricalà: la tassazione è solo uno dei fattori, la causa principale è l`inefficienza del sistema distributivo
In attesa del faccia a faccia di venerdì mattina, governo e petrolieri continuano a sfidarsi a colpi di cifre. L`Unione petrolifera ieri ha contestato gli ultimi dati del ministero per lo Sviluppo (in Italia la benzina costa 7,4 centesimi in più rispetto al resto d`Europa) sostenendo che il divario è poco superiore ai 5 centesimi (0,053 euro) e che le cifre che girano penalizzano “in modo ingiustificato l`immagine“ delle compagnie e “disorientano i consumatori“, visto che i dati ministeriali comprendono anche la componente fiscale. Il permanere dei prezzi alti, contrattacca il sottosegretario all`Economia Alfiero Grandi, dipende “principalmente all`esistenza di un forte oligopolio“. Basta dunque parlare di Stato speculatore: “La fiscalità italiana è perfettamente in linea con le medie europee. L`incidenza di accisa e Iva sul prezzo alla pompa è del 58,5% contro il 57,8 dell`eurozona, un quid in più che dipende solo dalla maggiore Iva derivante dal più alto costo industriale praticato in Italia“. Ed è proprio sull`andamento del prezzo industriale dei carburanti che Umberto Carpi attende al varco i petrolieri. Il consigliere per i problemi petroliferi di Bersani conta di far trovare sul tavolo dell`incontro di venerdì gli ultimi dati che la commissione europea dovrebbe sfornare ufficialmente domani. Nella ventina di pagine del documento aggiornato al 30 luglio, risulta che l`incremento medio del prezzo è cresciuto nel nostro Paese dall`inizio dell`anno del 23,89% contro il 20,09% di Eurolandia. E la situazione peggiora sul fronte dei prezzi al consumo. Il costo della benzina per gli automobilisti (1,349 euro al litro) è aumentato del 10,66% dall`inizio dell`anno, contro il 7,9% dell`Europa a tredici, dove un litro di benzina si paga mediamente 1,257 euro. Va comunque segnalato che l`Eni ha deciso una nuova riduzione di 2 centesimi, dopo quella già praticata da ieri mattina. Resta il fatto che, secondo Nomisma, sui prezzi della benzina gravano circa 5 centesimi di “sovrapprezzo“ rispetto al livello ottimale, quello ottenuto sommando ai costi per l`acquisto della materia prima un margine “normale“ a copertura dei costi per trasporto e distribuzione, gestori e promozioni. I petrolieri, sottolinea in una intervista al Tg1 il presidente dell`Antritrust, Antonio Catricalà, “si comportano in modo non chiaro, noi riteniamo che ci sia una intesa“. Secondo il presidente dell`autorità che vigila sulla concorrenza, il peso della tassazione “è solo uno dei fattori“, mentre il principale responsabile del caro benzina è “l`inefficienza del sistema distributivo“. Ma qualcosa sul fronte delle tasse si può fare. Spiega Sergio D`Antoni, vice ministro all`Economia: “Se aumenta il prezzo della benzina, aumenta anche l`Iva. Non vogliamo che lo Stato ci guadagni da tutta questa vicenda e quindi speriamo che ci possa essere un intervento di sterilizzazione di questa imposta“. Il Codacons chiede invece al governo di varare con decreti amministrativi una serie di norme fiscali (eliminare tutte le voci improprie a partire dall`equivalente di 1,90 lire per la guerra di Abissinia del `35) e misure concorrenziali, come la vendita dei carburanti nei supermercati. Misura peraltro prevista nel ddl Bersani che è ancora all`eame del Senato.
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