Faissola va al Senato a dar torto ai consumatori sul caro-banche
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fonte:
- Velino.it
Il presidente dell`Abi, Corrado Faissola, promuove con riserva le liberalizzazioni del settore bancario contenute nel primo pacchetto Bersani. E alle associazioni di consumatori che ieri avevano accusato gli istituti di credito di guadagni indebiti per 5,3 miliardi dice: “Siamo favorevoli a continuare ad approfondire il confronto con i consumatori ma il presupposto è che ci si confronti su dati condivisi e verificabili“. L`attacco di Intesaconsumatori – sigla che raggruppa Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori – verte sull`asimmetria dei tassi. In un anno, sostengono le associazioni, la Banca centrale europea ha effettuato cinque aumenti del costo del denaro: le banche italiane hanno tempestivamente aumentato il costo del denaro sui mutui, prestiti personali, fidi e finanziamenti ma non hanno innalzato i tassi sui depositi come conti correnti e libretti di risparmio. Questo, secondo Intesaconsumatori, contravviene a quanto disposto all`articolo 10 del decreto Bersani, in vigore dal giugno 2006, che obbliga gli istituti di credito a un adeguamento automatico dei tassi debitori e creditori contestuale alle variazioni stabilite dalla Bce. Secondo Faissola, tali dati “non sono inquadrati in un discorso analitico e verificabile” e quindi “non sono rispondenti a quello che è accaduto nel mondo bancario specialmente per quanto riguarda i cosiddetti extra-profitti”. Il numero uno di palazzo Altieri ha quindi spiegato che l`analisi dei consumatori tiene conto principalmente dell`aumento dei tassi dei mutui a seguito delle decisioni della Bce, senza considerare che tali mosse hanno un`influenza diretta anche sui costi della raccolta delle banche, che “segue esattamente lo stesso andamento”. Intesaconsumatori controreplica sottolineando che i dati presentati ieri sono “stati elaborati dai bollettini della Bce e da dati ufficiali di Bankitalia”. Quindi ribadisce l`accusa: “In un anno – si legge in una nota – le banche hanno aumentato i tassi su mutui, prestiti e fidi per ben cinque volte, pari all`1,25 per cento, con le decisioni di agosto, ottobre e dicembre 2006, marzo e giugno 2007, ma continuano a retribuire le giacenze al tasso dello 0,00125 per cento”. A proposito dei tassi applicati sui conti correnti, per Faissola quello sollevato dalle associazioni dei consumatori è un “discorso annoso”. Le banche, infatti, per il presidente dell`Abi “hanno applicato correttamente le norme” ed “eventuali eccezioni riguardano singoli operatori e non il sistema nel suo complesso”. Stesso discorso a proposito dei tassi applicati ai mutui, più alti dell`uno per cento rispetto alla media europea. “Si tiene conto solo dell`aumento dei costi per i consumatori – si è difeso Faissola – ma ci si dimentica che questo tipo di finanziamento è legato all`andamento dei tassi europei: tassi che incidono sul costo della raccolta bancaria, ovvero del costo sostenuto delle banche quando si finanziano sul mercato, ad esempio emettendo titoli obbligazionari”. Parlando davanti alla commissione Industria del Senato, il capo di palazzo Altieri ha spiegato che il ddl Bersani “rappresenta un ulteriore importante passo avanti sulla strada delle riforme e delle liberalizzazioni che sono indispensabili per un`economia impegnata a rafforzare la ripresa ciclica dell`economia, dopo una lunga fase di stagnazione”. Il giudizio dell`Abi sul pacchetto Bersani, insomma, è positivo per quanto riguarda le finalità del provvedimento ma non si possono tralasciare delle “perplessità che emergono analizzando nello specifico alcune delle misure previste”. Parlando ai senatori Faissola ha precisato che l`Abi non è e non sarà mai favorevole “a interventi che, sotto le spoglie della liberalizzazioni, vanno ad imporre limiti alla libertà di concorrenza”. Quindi ha avanzato le richieste dell`Associazione al governo: “Potrebbe essere utile prevedere anche in Italia agevolazioni fiscali a sostegno della domanda di capitale di rischio in modo da favorire la nascita e sviluppo di fondi specializzati che investono principalmente in pmi, negoziate in mercati regolamentati ovvero su sistemi di scambio organizzati, in aggiunta alle misure fiscali già previste a favore delle imprese
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