Il “vaffa…“ non è più un reato se non è diretto a chi è in divisa
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fonte:
- Il Secolo XIX
Roma. Mandare “affan?“ qualcuno non è più reato. Lo ha stabilito la Cassazione, spiegando: “L`uso troppo frequente, quasi inflazionato, delle suddette parole ha modificato in senso connotativo la loro carica“. Il via libera, comprende anche “me ne fotto“ o la frase “è un gran casino“. La V sezione penale ha assolto un consigliere comunale di Giulianova (Teramo) – condannato in Appello all`Aquila – che aveva mandato a quel paese il sindaco durante una riunione consiliare del `99. L`uso comune della parola “ha determinato e determina certamente un impoverimento del linguaggio e dell`educazione“ ha commentato la Suprema Corte. Ma spesso non supera “più la soglia dell`illecità personale“ essendo solrtanto “una volgare manifestazione di insofferenza“. Ribatte il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, la sentenza farà credere “che alcuni termini o parolacce possano non costituire un insulto“ in base soltanto all`uso frequente. Critico anche il capogruppo dell`Udc alla Camera, Luca Volontè: “Si scrive un`altra pessima pagina di giurisprudenza. Sono profondamente offeso come cittadino italiano oltre che come genitore. E ancora: “Affermare che esista l`uso comune di frasi oscene o a sfondo sessuale, ammesso che sia cosi diffuso, favorisce sconsideratamente la diseducazione e il decadimento dei costumi“. Di tutt`altro avviso l`allenatore Carletto Mazzone, che nel 2001 fu protagonista di un alterco con la curva dell`Atalanta: ne scaturì un “vaffa…“ che fece epoca. E che commenta: “Non è più un reato? E allora sai che consumo, d`ora in poi…“. Cauto il linguista Tullio De Mauro: “Bisognerebbe provare con gli stessi giudici di Cassazione, e, incontrandoli, apostrofarli appunto con un bel, cordialissimo vaff…. Non credo proprio che gradirebbero. Fuori contesto è assurdo affermare che certe espressioni siano diventate di uso comune e abbiano perso il loro carattere offensivo“. Per i Supremi giudici, comunque, a causa “certamente di un impoverimento del linguaggio“, mandare a quel paese una persona non è più un`offesa. Piuttosto è traducibile in una frase tipo “non voglio prenderti in considerazione“ o “lasciami in pace“. Così come anche “me ne fotto“ corrisponderebbe, in realtà, a un meno colloquiale “non mi cale“. Precisano, però gli “ermellini“: “Ci sono frasi che non hanno perso la loro connotazione inguriosa, da interpretare in base al contesto in cui si trovano e vengono usate. Se dirette, ad esempio, a un carabiniere che dà una multa, assumono carattere di spregio.
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