Prezzi alle stelle per le colombe di marca
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fonte:
- La Padania
Don Camillo batte Peppone uno a zero. A dispetto di tradizioni e luoghi comuni che la eleggono la regione atea per eccellenza, a Pasqua trionfa l Emilia-Romagna: è infatti la regione padana cui, per questa festività, va il primato nella produzione di dolci artigianiali tipici, la cui produzione è aumentata su scala nazionale del 4 per cento negli ultimi tre anni. In soldoni, per un fatturato pari a 30 milioni di euro. Ad affermarlo è una ricerca di Telefono Blu. E se su scala nazionale le terre che la fanno da padrone sono quelle del Centro-Sud – dove, in occasione delle feste, pranzi luculliani e ritrovi famigliari sono più che una consuetudine, un rito – guidate da Sardegna, Puglia e Sicilia, a tenere alta la bandiera delle specialità e delle delizie locali del Nord è proprio la terra dove Giovannino Guareschi ha ambientato le dispute goliardiche tra il parroco e il sindaco entrati nell immaginario collettivo di tutti. Insomma, a Pasqua non ci sono solo uova di cioccolato e colombe guarnite di mandorle e granella di zucchero. Anche la tradizione reclama la sua parte. E per fortuna. Per il palato, ma anche per il portafogli. Insieme al ponte pasquale, come d abitudine, sono giunti puntuali gli immancabili aumenti che ogni anno ritoccano verso l alto il prezzo dei generi alimentari più tipici e diffusi sulle tavole delle famiglie per i pranzi di Pasqua e Pasquetta. Le diverse associazioni dei consumatori si dividono sulle stime, ma sostengono pressoché all unisono che questa sarà una Pasqua più cara per i consumatori. In dodici mesi sono diversi i prodotti che hanno subìto aumenti. In primis, secondo il Codacons (le cui stime sono una media tra la grande e la piccola distribuzione), le uova di Pasqua: il rincaro sfiora il 5% per quelle non di marca, che passano da un costo medio di 4,10 euro a 4,30; mentre salgono solo del 2% le uova di marca: da 9,50 a 9,70 euro cadauna. Opposto il discorso per le colombe. Quelle griffate sono rincarate del 6,6%, mentre è rimasto sostanzialmente immutato il prezzo del prodotto senza marchio: in media è di 2,90 euro a colomba, proprio come lo scorso anno. Ipotizzando che una famiglia media acquisti tre colombe e cinque uova di cioccolato, il conto è presto fatto: solo per il tradizionale dessert di Pasqua, la spesa è di 21 euro, a patto che si opti per dolci non di marca. È un po più salata se la scelta cade su prodotti con un marchio: così, a parità di quantità, sale a 27 euro e qualche spicciolo. Ma non di soli dolci saranno imbandite le nostre tavole. A meno di non adottare la soluzione di un menù vegetariano, anche la spesa per il piatto forte del pranzo pasquale sarà più cara rispetto allo scorso anno: il costo (al chilo) della carne di agnello è mediamente rincarato del 6%, addirittura del 10% quello del salame corallina. E la regina del pic-nic di Pasquetta – la torta pasquale al formaggio – aumenta, sempre al chilo e in media, da 6,50 a 6,80 euro (+4,6%). Tutto compreso, solo per mangiare la famiglia media spende quest anno 160 euro, con un consumo più o meno stabile rispetto a quello dello scorso anno. Non concorda con tale dato la Confesercenti, che prevede, almeno sul fronte uova e colombe, una contrazione dei consumi del 5% rispetto alla Pasqua 2006. Ma a costo di tirare un po la cinghia a tavola, non si rinuncia al tradizionale viaggio per trascorrere fuori casa le ferie di Pasqua. Sempre secondo il Codacons, gli spostamenti fuori porta (accompagnati dal consueto rincaro del prezzo alla pompa della benzina, che risulta in aumento già da qualche giorno: a fine marzo un pieno costava due euro in più rispetto al mese precedente) riguarderanno 13,5 milioni gli italiani, di cui solo 3 milioni e mezzo diretti verso mete straniere. Molti infatti preferiscono la tranquillità della seconda casa, o la quiete dei luoghi di culto, come pure le tradizionali città d arte (fra cui Venezia), ma non solo. Registrano buoni dati anche le località di mare. E per il Nord Italia è ancora l Emilia-Romagna, la Riviera adriatica per l esattezza, a essere la prediletta dai turisti, che sperano nella prima tintarella stagionale.
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