Ora che Matteo è mortogli ispettori vanno a scuola
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fonte:
- Il Secolo XIX
Torino. Ora che Matteo non c`è più, forse gli renderanno giustizia. Per evitare altre tragedie. E magari cercare di porre un freno a violenza e bullismo. Dopo il suicidio dell`adolescente deriso e portato alla disperazione con “l`accusa“ di essere gay, all`istituto Sommeller di Torino, l`istituto tecnico che Matteo frequentava, sono arrivate le ispezioni disposte dal ministro, Giuseppe Fioroni. Ieri mattina Luigi Favro, ispettore del ministero dell`Istruzione, ha incontrato Catterina Cogno, la preside del Sommeller e alcuni insegnanti della II B, la classe di Matteo. Soltanto ora, a tragedia avvenuta, ci si interroga: perchéè potuto accadere? Come mai nessuno ha posto fine alla disperazione del teenager, che aveva chiesto disperatamente aiuto? Disposta dall`Ufficio scolastico regionale, la verifica è frutto di un`indicazione del ministero per la Pubblica Istruzione e ha come obiettivo la volontà di accertare i fatti. Ma anche, e soprattutto, accertare se vi siano responsabilità da addebitare alla scuola e agli insegnanti. Al colloquio con l`ispettore, durato un paio d`ore, i docenti del Sommellier hanno ribadito di non aver mai percepito nel ragazzo una grave situazione di disagio. “In questa scuola – ha spiegato la preside all`ispettore – non c`è mai stato alcun pregiudizio omosessuale perché riteniamo che la libertà sessuale faccia parte della libertà dell`individuo“. Eppure i segnali c`erano stati. Eccome. E non soltanto una volta. Matteo, studente modello, sensibile e introverso, passava gli intervalli in classe tutto solo. Totalmente isolato dai suoi compagni. Una volta si era persino messo a piangere e aveva raccontato il suo dramma a un`insegnante. Evidentemente non era bastato. Nessuno – preside, docente e psicologi – ha compreso il suo grido di dolore. Nè la disperazione del suo animo sensibile ed educato, in totale contrasto con violenza e bullismo che dominano scuola e società. Per avere una relazione definitiva sul risultato dell`ispezione bisognerà attendere qualche giorno: la scuola fino al 16 aprile è chiusa per le vacanze di Pasqua – festeggiata da tutti, tranne che dalla famiglia del povero Matteo – e per avere un quadro completo è necessaria anche la testimonianza degli studenti. Priscilla Moreno, 50 anni, mamma di Matteo, ieri mattina è stata ascoltata dal sostituto procuratore, Paolo Borgna, che si occupa del caso. E` stato un colloquio toccante, durante il quale dove la donna ha ribadito: “Si sono accaniti contro mio figlio perché era sensibile, per i suoi ottimi voti. Lo chiamavano Jonathan del Grande Fratello, gay. Lo consideravano un diverso ma diverso da cosa? Da chi?“. Poi la signora punta il dito contro l`istituto che fu scuola di Capi di Stato – Luigi Einaudi fu insegnante e preside, Giuseppe Saragat studiò qui e la presidente del Piemonte, Mercedes Bresso – e racconta: “Me l`hanno rovinato, più volte avevo parlato con gli insegnanti delle sofferenze e del disagio vissuto quotidianamente da mio figlio, ma loro tolta qualche ramanzina ai compagni non hanno fatto nulla per aiutare il mio bambino. Voglio giustizia“. Al suo fianco si sono uniti i gruppi gay e l`Agedo, l`associazione dei genitori di omosessuali che attraverso numerose lettere e messaggi via web esprimono la loro solidarietà alla famiglia di Matteo e accusano le gerarchie ecclesiastiche e i politici di aver attuato negli ultimi tempi una propaganda omofobica basata sull`intolleranza. Il Codacons, attraverso una nota inviata alla procura di Torino, chiede di indagare per istigazione al suicidio contro chi si è reso responsabile di autentiche persecuzioni e maltrattamenti psicologici. Dal tribunale, Marcello Maddalena, procuratore capo di Torino, risponde: “Non c`è nessuna inchiesta. Se dai controlli delle autorità scolastiche e amministrative emergeranno possibili ipotesi di reato, ci regoleremo di conseguenza“. Di sicuro, s`è scoperta la punta dell`iceberg. Da tutta Italia, al centralino dell`Arcigay arrivano segnalazioni sconvolgenti. “In alcune parrocchie della diocesi di Roma – racconta Aurelio Mancuso, segretario nazionale Arcigay – i sacerdoti consigliano ai genitori che scoprono di avere figli omosessuali di portarli in chiesa per farli partecipare a riti di esorcismo“. Come se l`omosessualità fosse un possedimento del demonio. Non a caso, don Gabriele Amorth, esorcista di Roma, ha puntualizzato: “Queste vicende non hanno nulla a che fare con gli esorcismi. A me nessuno s`è mai rivolto con casi del genere. E comunque l`omosessualità non è cosa che possa avere a che fare con l`esorcismo“. L`unione studenti insieme all`Arcigay ha proposto per l`11 aprile una giornata di mobilitazione contro l`intolleranza e l`omofobia chiedendo cinque minuti di silenzio in tutte le scuole d`Italia. All`appello mancherà Matteo. Nella notte, sulla scalinata del Sommellier qualcuno ha lasciato un piccolo vaso di primule bianche e un biglietto verde: “Riposa in pace, sei un angelo“.
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