Fibronit, dietrofront sulla confisca
-
fonte:
- la Repubblica
Il Comune: “Ma il parco si farà lo stesso“
L`ex responsabile dell`insediamento produttivo era finito sotto processo
Il sindaco: “Tuttalpiù le procedure saranno più articolate, ma acquisiremo comunque quell`area“
Il reato c`è, ma oramai è prescritto. E la confisca della ex Fibronit, per questo, deve essere annullata. La decisione della Corte di Cassazione arriva alle due di notte, dopo una camera di consiglio durata ore. L`area dove sorgono i capannoni della fabbrica che produceva amianto deve essere restituita ai proprietari e quindi alla curatela fallimentare. Questo dicono i giudici romani, ponendo la parola fine alla storia giudiziaria della bomba ecologica di Bari. Dell`ex Fibronit, della fabbrica trasformata in una discarica, si tornerà a parlare davanti ai giudici civili per la definizione di alcuni risarcimenti, ma sul piano delle responsabilità penali la vicenda è chiusa. L`area dell`insediamento produttivo, i capannoni pieni di amianto che hanno ucciso tra gli operai ed i residenti della zona, non sarà acquisita al patrimonio del Comune. La confisca, decisa in primo ed in secondo grado, è stata annullata. Così come la condanna ad un anno inflitta a Stefano Artese, ex dirigente della Fibronit. Il reato è prescritto, ma l`impostazione accusatoria resta. L`ex responsabile dell`insediamento produttivo era finito sotto processo per aver trasformato l`area in una discarica di rifiuti pericolosi, di scarti della lavorazione di tubi di amianto. In primo grado, nel giugno del 2004, era stato condannato a due anni di reclusione. Ed il giudice aveva anche accolto la richiesta del sostituto procuratore Roberto Rossi di confiscare la ex Fibronit. In appello, nell`ottobre del 2005, la sentenza fu confermata in parte, ma la pena inflitta ad Artese (non considerato dai giudici di secondo grado colpevole del reato di emissioni di sostanze pericolose nell`atmosfera) fu ridotta ad un anno. E la Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi su un ricorso presentato dal procuratore generale nel gennaio del 2006 e da quelli depositati dall`imputato e dall`associazione ambientalista Wwf, ha fissato l`udienza per martedì scorso, dopo più di un anno. La trasformazione dell`insediamento produttivo in una discarica pericolosa, con rifiuti accumulati negli avvallamenti del suolo e poi ricoperti con cemento, resterà impunita. Il deposito di lastre, usate come copertura dei capannoni, “in zone esposte agli eventi meteorologici, in modo da disperdere nell`aria materiale friabile fortemente inquinante“ non avrà colpevoli. Il sequestro dell`area era stato disposto nel gennaio del 2002, ma i reati, contestati nell`inchiesta, facevano riferimento anche al 1985, quando l`azienda cessò la produzione. I termini della prescrizione, per le accuse contestate a Stefano Artese, sono scaduti dopo quattro anni e mezzo. E la giustizia, questa volta, non è arrivata in tempo. L`area della fabbrica dunque, non passerà al Comune, ma resta della curatela. E nel destino dei terreni peserà la decisione del giudice che segue la pratica del fallimento della Fibronit e che, inevitabilmente, dovrà tener conto dei creditori, primi tra tutti gli operai in attesa di risarcimento per aver contratto sul posto di lavoro il mesotelioma pleurico. Sui terreni dove sorgono ancora i capannoni l`amministrazione comunale vuole creare un parco, un grande giardino. Ma il sindaco Michele Emiliano rassicura. La decisione della Cassazione non rappresenta un ostacolo in più alla rinascita della zona. “La revoca della confisca dell`area ex Fibronit non incide in alcun modo sul procedimento di messa in sicurezza e bonifica del sito, nè sulla destinazione dell`area a verde impressa dal procedimento di variante adottato dalla mia amministrazione ed approvato dalla giunta regionale nello scorso mese di gennaio“ dice il primo cittadino. La situazione, però, inevitabilmente si complica. “La proprietà privata dell`area che si determina a seguito della sentenza della Corte di Cassazione potrà tutt`al più richiedere procedure più articolate volte ad acquisirla al patrimonio pubblico“ spiega Emiliano che però è fiducioso. “Intendo avviare immediatamente una consultazione con la curatela fallimentare proprietaria volta a definire consensualmente l`acquisizione, valutando le somme da essa dovute all`amministrazione comunale per le opere di messa in sicurezza, che ad oggi ammontano ad oltre quattro milioni e mezzo di euro“. Stefano Artese dovrà infatti risarcire la Regione, la Provincia, il Comune e il ministero dell`Ambiente (la Suprema Corte, in quest`ultimo caso, ha rideterminato la somma in cinque milioni di euro). La storia giudiziaria della ex Fibronit continuerà nelle aule del Tribunale Civile ai quali la Cassazione ha rinviato gli atti sulla mancata liquidazione delle provvisionali a due associazioni, il Codacons ed il Wwf.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- AMBIENTE
-
Tags: Amianto, bari, Cassazione, confisca, Discarica, fibronit, Michele Emiliano, Roberto Rossi, stefano artese, terreni
