27 Marzo 2007

Petrolio ai massimi dell`anno dopo le tensioni in Medio Oriente

Le tensioni in Iran, dopo la cattura di quindici marinai della Marina britannica da parte di Teheran, riaccendono le quotazioni del petrolio, che tocca i 63 dollari a New York e torna ai massimi da tre mesi, record nel 2007. Ma il presidente americano, George W. Bush, si dichiara “ottimista“ sul raggiungimento dei tagli ai consumi di petrolio negli Stati Uniti e invita il Congresso a muoversi nella stessa direzione. Incontrando alla Casa Bianca i vertici di General Motors, Ford e Chrysler, Bush aggiunge che anche i produttori di auto “riconoscono“ l`importanza dell`obiettivo di maggiore utilizzo dei carburanti alternativi ed ecologici. In particolare, Bush si dice “ottimista“ sulla possibilità di raggiungere l`obiettivo di un taglio del 20 per cento dei consumi di carburante in dieci anni. Sui nuovi piani per incrementare la produzione di carburanti alternativi, i giganti del mercato automobilistico Usa si impegnano a fare in modo che per il 2012 metà dei veicoli prodotti annualmente siano alimentabili all`85 per cento da etilene e biodiesel. Intanto in Italia sulla scia dei prezzi del greggio cresce il timore che anche i listini dei carburanti rialzino la testa. “Siamo abituati alle altalene dei prezzi“, sintetizza il presidente dell` Unione petrolifera, Pasquale De Vita, che non si lancia in previsioni, ma non può escludere rincari per benzina e gasolio. E di fronte agli aumenti, aggiunge, il governo può far poco. “Speriamo che quel che non riesce a fare il Governo, riesca a farlo De Vita“, risponde a distanza il ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani. Due gli elementi chiave che pesano sulle quotazioni sui mercati internazionali: la cattura di quindici militari inglesi da parte delle forze iraniane, come detto sopra, e l`approvazione, da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, delle nuove sanzioni contro il programma nucleare di Teheran. I mercati speculano sulla possibilità che il Paese, le cui riserve di petrolio sono le seconde più grandi al mondo, reagisca chiudendo i rubinetti e innescando una corsa al rialzo dei prezzi. Di fronte alla nuova fiammata dei prezzi dell`oro nero il rischio è che, a breve, gli aumenti si scarichino sui listini dei carburanti. De Vita, frena e ribadisce “che è difficile fare previsioni“. Troppe le variabili, legate soprattutto allo scenari globali e alle speculazioni che vengono messe in atto sui mercati internazionali. “Ogni giorno – osserva il presidente dell`Unione petrolifera italiana – si consumano 82 milioni di barili di petrolio, ma se ne vendono e comprano 400 barili, cinque volte e mezzo la produzione mondiale“. Sul fronte prezzi nulla è scontato, sostiene quindi il presidente dell`Up. Ma neppure si può escludere che una nuova ondata di rialzi sia alle porte. E in questo campo “il Governo non può fare molto“, aggiunge, perché è il mercato a decidere. “Speriamo che ciò che non può fare il Governo possa farlo De Vita“, gli manda a dire quindi Bersani. Il ministro continua a tenere alta la guardia sull`andamento dei prezzi della benzina e in più occasioni, negli ultimi tempi, ribadisce che bisogna lavorare per contenerli e punta il dito sulla forbice tra Italia e Unione europea. Ma i più arrabbiati sono i consumatori. Le associazioni continuano a lamentare una scarsa concorrenza del settore e anche ieri sono scese in campo. A “pungolarle“ una dichiarazione proprio dello stesso De Vita. “Le compagnie petrolifere non fanno cartello – afferma il presidente dell`Unione petrolifera italiana -. L`unico cartello che c`è è quello dell`Opec e funziona bene“. “La mancanza di concorrenza – risponde immediatamente il Codacons – è sotto gli occhi di tutti e non ha giustificazione alcuna“.

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