Droghe, va in fumo il decreto Livia Turco
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fonte:
- Il Manifesto
I giudici sospendono il decreto che alza da 500 milligrammi 1 grammo la quantità di cannabis oltre cui scattano le sanzioni penali. La destra attacca, il centrosinistra reagisce in ordine sparso
Sedetevi, è roba forte. Ci è voluta una sentenza del Tar del Lazio per costringere l`Unione a ridiscutere l`ipotesi di cambiare l`allucinante legge sugli stupefacenti targata Fini-Giovanardi. I giudici hanno sospeso il decreto del ministro della Salute Livia Turco che innalzava da 500 milligrammi a 1 grammo la quantità massima di principio attivo della cannabis oltre la quale scattano le sanzioni penali previste dal decreto del precedente governo. Per quale motivo? Perchè si tratterebbe di scelte che non competono ai politici ma ai tecnici. La sentenza ha euforizzato le destre, e contemporaneamente ha fatto risalire l`anelito puritano della sentarice Binetti (Margherita) e le voglie securitarie dell`Italia dei Valori. Ma ha anche dato una scrollata al ministro Turco, che ha annunciato di voler ricorrere al Consiglio di Stato e, finalmente, ha osato dire che occorrerebbe una “revisione profonda della legge Fini-Giovanardi“. Andiamo con ordine. Cosa c`entra il Tar del Lazio con le canne? Nulla. O quasi. E` stato interpellato sul decreto di Livia Turco da un comunità terapeutica di Taranto e dall`associazione di consumatori Codacons (strani, questi consumatori). E così ha stabilito. “La legge non conferisce al decreto un potere politico di scelta in ordine all`individuazione dei limiti massimi dalle sostanze stupefacenti o psicotrope che possono essere detenute senza incorrere nelle sanzioni penali ma solo un potere di discrezionalità tecnica soprattutto per quanto attiene alle competenze del ministero della salute“. Si tratta di un modo da azzeccagarbugli per dire che il ministro non avrebbe competenza sulle soglie stabilite dalle tabelle dalla celeberrima commissione scientifica insediata dall`ex ministro Storace. La decisione del Tar è stata contestata da Livia Turco che ha ricordato come fu “la stessa commissione scientifica insediata da Storace a segnalare l`impossibilità di una valutazione tecnica che fosse sostitutiva della decisione politica“. E infatti i membri della commissione si limitarono a stabilire per ogni sostanza una cosiddetta “dose media singola“ in grado produrre qualche minimo effetto su un fumatore medio, ma poi le soglie tra quantità legale e illegale vennero calcolate tramite un “moltiplicatore“ arbitrario, e del tutto politico, di cui gli “esperti“ di Storace non vollerò assumersi la responsabilità. Ma usciamo dal fantastico mondo del Tar e del ministero. E, bilancino alla mano, torniamo con i piedi per terra. Di cosa stiamo parlando? Di quantità minime che non cambiano la sostanza: si tratta di canne, droga leggera, e 500 milligrammi o un grammo di thc sono entrambe dosi tipiche di un consumo del tutto personale che trasformano in criminali milioni di italiani. Il decreto Turco, che pure turbò anche le anime candide del centrosinistra, in realtà ha cambiato poco o nulla. E per di più aveva l`aggravante di muoversi nell`ambito dell`aberrante decreto Giovanardi che neppure distingue una canna da cocaina e eroina. Ora la speranza è che la trovata del Tar del Lazio convinca il governo a farne carta straccia e a scrivere un propria legge. Questo è l`auspicio del ministro per la solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, secondo cui la sentenza ripropone “l`urgenza di avviare una discussione su una nuova legge“. E` lo stesso ministro Turco ad ammettere che se il Tar ha ragione allora “anche il decreto Giovanardi sarebbe da annullare“. La destra, ridotta a sventolare le carte del tar del Lazio, si è comunque scagliata contro il ministro Turco chiedendone le dimissioni. Uno su tutti Giovanardi, lo stesso che fece passare la legge per decreto, nascondendola in un provvedimento sulle olimpiadi invernali: “La Turco sulla materia avrebbe dovuto consultare il Parlamento“. Certo è che la nuova legge bisognerà farla in sintonia con il ministro Amato, che vuole fare il test antidoping a scuola, e pure in accordo con la senatrice Binetti. Che rilancia: “Cio` che era stato sostenuto dalla maggioranza dell`Ulivo in commissione Sanita` (fu anche la diessina Serafini a remare contro, ndr) trova conferma nella decisione del Tar del Lazio“. Auguri a Livia Turco.
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