Si fanno convegni, si tengono conferenze su come battere la microcriminalità
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fonte:
- Il Messaggero
Si fanno convegni, si tengono conferenze su come battere la microcriminalità, come intervenire per fronteggiare i “criminali al minuto“, quelli che accontentano dell`abilità delle mani e della fortuna. Ma se la teoria non ha elaborato, in fondo, soluzioni così sicure, c`è chi ha deciso di risolvere la questione dal punto di vista pratico. La signora Giovanna Carpano, di viaggi sugli autobus ne fa tanti, perchè li usa abitualmente, e sotto i suoi occhi sono passati anche tanti tentativi di scippi. Quando c`è lei sull`autobus, però, sono ben pochi quelli che riescono a farla franca. “Perchè ormai dovremmo averlo imparato: quando c`è folla, sul bus, allora crescono i rischi di veder sparire il nostro portafoglio“. Tre scippatori presi…a schiaffi Ormai, infatti, non ci sono solo le linee preferite dagli scippatori ma, soprattutto gli orari. Un portafoglio svanisce con più facilità quando il bus è mezzo pieno. Non troppo poco, perchè c`è il rischio di farsi scoprire e non troppo, perchè, altrimenti, non si riesce a scappare. “Io lo so bene – prosegue la signora Carpano – per tre volte in venti giorni hanno cercato di portarmi via i soldi dalla borsa, e in tutti i casi, li ho fermati“. Come? “Li ho presi a schiaffi“. Altro che teorie. Attenzione all`ora di punta del borseggio Le “vittime“ della signora, che non ci sta a subire ingiustizie, sono state un italiano, un romeno e uno slavo. “Erano tutti e tre molto giovani, ma in un caso, c`era un complice che era un uomo anziano mentre un`altra volta, in azione c`era una sorta di famiglia: una ragazza slava con un bambino e un signore più grande che si atteggiava come se fosse il marito“. Ma la signora non vuole immolarsi alla causa anti-scippo. Anche perchè, sostiene, ci sarebbero tante piccole cose da fare per scoraggiare chi viaggia senza biglietto ma “armato“ di cattive intenzioni. Più controlli sul bus ma anche “porte chiuse“ La prima regola di questo decalogo per viaggiare più sicuri “è quella di avere più controlli sui bus. Gli scippi o i tentivi avvengono su tutte le linee, a qualsiasi ora, quasi ogni giorno. Come è possibile incentivare l`uso del trasporto pubblico se è così insicuro?“. Ma la signora Giovanna non si limita a questo. Vorrebbe vedere Perugia come Londra: “Ogni autobus dovrebbe essere dotato di un segnalatore acustico collegato alla questura, per ogni evenienza, come succede nelle grandi città. Questo è un deterrente fortissimo per chi vuole compiere dei reati sull`autobus“. Un segnalatore acustico collegato al 113 E poi vanno messe in atto una serie di misure passive: “Rispettare le indicazioni sulle porte di entrata e di uscita, così che il conducente possa vedere bene chi sale. Sull`autobus ci siano segnali che mettono sull`avviso i passeggeri: ad esempio i turisti che salgono sugli autobus possono non essere informati dei rischi che corrono“. La signora chiede, ancora, che siano chiuse le porte in attesa delle forze dell`ordine: “C`è che dice che c`è il rischio di essere accusati di sequestro di persona. Ma non è vero: prima va tutelato chi subisce un reato, non chi lo fa“. Autisti, manca un codice di comportamento La signora ha cercato di avere chiarimenti direttamente dall`Apm sui comportamenti che devono tenere gli autisti quando sui bus si verificano problemi del genere: “Nessuno ha saputo dirmi niente. Evidentemente un codice di comportamento non c`è. E si è visto anche pochi giorni fa, quando un signore ha avuto un infarto mentre era sul bus. Per i primi secondi c`è stato il panico generale, nessuno sapeva cosa fare. Poi, fortunatamente, dato che tutti avevano il cellullare, è stato chiamato un medico. Anche per quanto riguarda gli scippi non c`è nessuna indicazione precisa. Mi è stato detto che se un autista è sveglio interviene, altrimenti apre le porte. Non è un po` poco?“. Una petizione e tante speranze La signora, quindi, una volta scesa dall`autobus ha preparato una petizione, raccogliendo le firme tra i viaggiatori che stavano salendo o scendendo dai bus di piazza Italia e ha mandato le sue richieste al sindaco, ai carabinieri, ai vigili urbani e al Codacons. “Sono andata anche in Comune, dove, prima di consegnare la petizione, ho cercato di spiegare il problema all`impiegato. Per tutta risposta sono stata liquidata con una sorta di comportamento rassegnato. Mi è stato detto: crede che queste cose succederanno mai a Perugia? Ci vuole tempo, bisogna educare la gente…. Ma se non si comincia, e se non sono proprio le istituzioni a farlo, i cambiamenti non ci saranno mai. C`è sempre qualcuno che perde una buona occasione per tacere“, conclude la signora. Che, in attesa di viaggi più sicuri negli autobus, si è attrezzata da sola. Abbigliamento fai-da-te anti-scippo Nella borsa, infatti, porta solo fazzoletti e agenda. I soldi sono in un borsellino antiscippo: la cordicina è infilata nella cintura dei pantaloni, la busta, chiusa con una cerniera, è dentro la tasca. Così “blindata“ la signora non teme di subire scippi. Nemmeno d`inverno, quando ci si imbottisce di maglioni e cappotti e tenere il portafoglio in quel modo può non essere semplice: “Ho cucito delle tasche dentro ai cappotti fatte in maniera tale che gli scippatori non riescano ad arrivarci“. Se tutti facessero come lei, sarebbero tempi duri per ladri e scippatori.
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