L`inflazione è più alta per le famiglie povere
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fonte:
- La Stampa
ROMA Il 2006 è stato un anno duro per i redditi bassi: 2,85% di aumento effettivo del costo della vita contro il 2,5% della media generale. Lo ha scoperto l`Istat compilando i suoi nuovi indici del costo della vita per le fasce sociali più deboli. Ma nell`insieme degli ultimi 6 anni, le variazioni dei prezzi si compensano; un anno sono stati colpiti più alcuni tipi di famiglie, un anno più altri, ma in capo al periodo tutte restano vicine al +15,41% della media generale. “Non ci sono sostanziali differenze tra sottopopolazioni“ sostiene, in linguaggio tecnico, il presidente dell`Istat Luigi Biggeri. E poi no, non c`è nessun effetto euro. Il 2002, l`anno del cambio della moneta, anche in queste statistiche distinte per fasce socali continua a risultare, per il costo della vita, un anno come gli altri. Bar, ristoranti e alberghi sono sì rincarati, con un processo distribuito su vari anni; gli alimentari sono saliti di prezzo nel 2001-2003, per poi rallentare nel 2004 e calare nel 2005; scarpe e vestiti sono rimasti pressoché stabili. Ne esce rafforzata la tesi di molti economisti: l`impoverimento percepito dagli italiani non è da attribuire all`euro, ma alla modesta dinamica dei redditi in un Paese in cui l`economia ristagnava. I calcoli resi noti ieri dall`Istat individuano quattro tipologie più vulnerabili delle altre: le famiglie che vivono in affitto o subaffitto; quelle di pensionati; le famiglie con spesa equivalente inferiore o uguale al secondo decile (in pratica, il quinto più povero della popolazione); famiglie di pensionati (ovvero senza occupati) con spesa inferiore o uguale al secondo decile. Chi vive in affitto – 4,3 milioni di famiglie su un totale di 23,2 – negli ultimi anni ha dovuto subire forti rialzi dei canoni di locazione. E`una voce del costo della vita su cui anche alcuni esperti sono convinti che l`Istat riesca a catturare bene la realtà; stando alle cifre presentate alla stampa ieri, negli ultimi 5 anni gli affitti più pesanti si sarebbero compensati con altre voci, cosicché gli indici per questo tipo di famiglie sarebbero andati grosso modo di pari passo con quelli medi; uno 0,1% in più nel 2004 è la variazione più di rilievo. Una differenza si vede invece per i più poveri. Nel 2006, il quinto della popolazione con minore capacità di spesa ha subito un aumento del costo della vita più alto di 0,35 punti rispeto al 2,5% medio calcolato su tutti i consumi delle famiglie. Sembra un divario modesto ma, spiega il presidente Biggeri, “ha il suo peso“ soprattutto perché in certi momenti, in particolare ad agosto con il caropetrolio, l`incremento rispetto a dodici mesi prima è arrivato fino al 3,5%. La colpa di ciò che è accaduto nel 2006 va in gran parte al petrolio e alle voci collegate come elettricità e riscaldamento, che l`Istat classifica nel capitolo “spese per l`abitazione“. Come è d`uso, associazioni di consumatori come l`Adusbef e il Codacons contestano i dati dell`Istituto centrale di statistica, senza proporne peraltro di alternative. Più puntuale l`obiezione del sindacato inquilini Sunia, secondo cui la media delle spese per affitto è tenuta bassa dal milione di famiglie che vive in alloggi di proprietà pubblica.
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