21 Febbraio 2007

Istat: per le famiglie più povere l`inflazione diventa più pesante

ROMA L`inflazione non è una sola. E sicuramente per i più poveri è più penalizzante. A fare i calcoli non sono state questa volta le associazioni dei consumatori, ma l`Istat, l`unica ufficiale autorità in materia, che ha creato delle vere e proprie inflazioni “su misura“ delle varie famiglie italiane. Il risultato non è incoraggiante. Lo scorso anno l`aumento dei prezzi è stato maggiore per le famiglie a basso livello di spesa per consumi, ovvero per le famiglie più povere, che spendono meno perchè dispongono di meno risorse. Per loro il tasso di inflazione è arrivato a quasi il 2,9%. Mentre, tenendo conto dei dati di spesa e dei consumi degli italiani, la media nazionale delle famiglie residenti in Italia (esclusi quindi i turisti che vengono solitamente inglobati nelle statistiche diffuse ogni mese) è stata del 2,5%. La differenza sembra poco significativa, ma, ha spiegato il presidente dell`Istat, Biggeri, 0,4 punti di inflazione hanno il loro peso. Soprattutto se si considera che in alcuni momenti dell`anno, in particolare ad agosto con l`impennata di tutte le spese energetiche, dalle tariffe casalinghe ai trasporti, il caroprezzi è arrivato per le famiglie meno abbienti al 3,5%. Anche per le altre tipologie di famiglie l`inflazione è stata lo scorso anno superiore a quella che ha invece riguardato i circa 23 milioni totali di famiglie italiane. Penalizzati sono stati anche i pensionati con bassi livelli di spesa, quindi ancora una volta poveri, con un tasso di inflazione del 2,8%. Impatti più contenuti sono stati invece quelli registrati per le famiglie in affitto o subaffitto, terza tipologia presa in considerazione, (+2,52%) e per i pensionati in generale (+2,51%), quarta ed ultima macrocategoria. Le differenze tra le tipologie dipendono dal diverso peso che i vari prodotti e servizi hanno sulla spesa di ciascuna famiglia. Ad esempio, se per i pensionati pesano soprattutto gli alimentari, per le famiglie in affitto è la casa a essere preponderante. Lo sforzo dell`Istat non ha però convinto le associazioni dei consumatori. L`Usi/Rdb definisce i nuovi indicatori “solo fumo“, calcoli “di scarso valore“, mentre Adusbef e Federconsumatori non perdono l`occasione per accusare l`Istat di “aver scoperto l`acqua calda“ e creare “alchimie dalle gambe corte“. L`Adoc ritiene che per precari e pensionati l`inflazione sia superiore, mentre per il Codacons l`Istat “dà i numeri, ma sbagliati“. Adiconsum, pur non condividendo la metodologia Istat, ne apprezza l`impegno.

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