21 Febbraio 2007

Istat, l`inflazione nel 2006 ha penalizzato i più poveri

Istat, l`inflazione nel 2006 ha penalizzato i più poveri
Poca differenza con le famiglie. E i consumatori insorgono: numeri errati

ROMA. L`Istat dà i numeri, quelli sull`inflazione, e scatena un coro di polemiche. Quelle dei consumatori, rappresentati dalle associazioni Adusbef, Federconsumatori e Adiconsum che accusano l`istituto di statistica di ricorrere ad “alchimie che hanno le gambe corte“ e di “scoprire l`acqua calda“, contestando però, in questo caso, non solo il cosiddetto paniere. Ma l`Istat si basa sui numeri: quelli secondo cui sono le famiglie “con bassi livelli di consumo“, detto in altre parole le famiglie più povere, a essere le più colpite dall`inflazione nel 2006. Per loro i prezzi sono aumentati del 2,85% (solo uno 0,35% in più sulle famiglie “ricche“). Secondo l`indagine Istat – condotta analizzando la dinamica dei prezzi al consumo relativa a specifiche tipologie di famiglie – l`inflazione è stata più pesante in estate, in coincidenza con l`aumento dei beni energetici e quindi delle tariffe del capitolo abitazione. La crescita dei prezzi per le famiglie con bassi consumi è arrivata ad agosto a un picco del 3,5%. Considerando i metodi di calcolo, l`inflazione 2006 per il totale delle famiglie italiane è stata pari al 2,5%. Le differenze registrate del 2006 rappresentano un`eccezione rispetto all`andamento generale dell`inflazione, che per il presidente dell`Istat Luigi Biggeri, invece “nel medio lungo periodo non mostra sostanziali differenze“. Questa è la conclusione che solleva polemiche tra le associazioni dei consumatori e i sindacati. Per Codacons “l`Istat continua a dare i numeri, ma sbagliati“. L`associazione dei consumatori sottolinea come “secondo questo studio non ci sarebbero sostanziali differenze tra l`inflazione di un anziano e quella di un single, tra chi paga l`affitto e chi no, tra un povero e un ricco. Nel 2006, ad esempio, la fascia più disagiata avrebbe avuto un`inflazione del 2,85%, rispetto alla media del 2,5%, mentre nel 2002, anno nero dell`entrata dell`euro, addirittura si passa dalla media del 2,24 al 2,25% dei pensionati. Ossia chi è stato peggio, i pensionati, ha avuto solo lo 0,01% di inflazione in più rispetto alla media delle famiglie. Se non fosse drammatico ci sarebbe da ridere“, insiste il Codacons che, per anziani e poveri, calcola dal 2002 un`inflazione “almeno doppia rispetto a quella della medie delle famiglie“. Quest`indagine Istat permette come detto di costruire l`inflazione “su misura“ per tutti gli anni che vanno dall`introduzione dell`euro in poi, ma non a cavallo del changeover. Nel 2002 le differenze tra le variazioni annuali stimate per le tipologie familiari sono trascurabili, mentre nel 2003, sottolinea l`istituto di statistica, cominciano a emergere le specificità: la variazione massima si riscontra per le famiglie di pensionati a basso livello di spesa (+2,97%), quella minima per le famiglie in affitto e subaffitto (+2,80%). Nel 2004 e 2005 le differenze crescono: la variazione annuale più elevata è per le famiglie in affitto o subaffitto (+2,54% nel 2004 e +2,34% nel 2005), quella più contenuta per le famiglie di pensionati con basso livello di spesa (+2,04% nel 2004 e +1,89% nel 2005). A cambiare nel corso degli anni sono stati soprattutto i prezzi di una componente basilare nel calcolo dell`inflazione: i prodotti alimentari. Il loro peso è infatti tale, in particolare sui consumi delle famiglie di pensionati, incidendo sull`inflazione a misura di pensionato.

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