Mancano posti letto, i pazienti a Gorizia
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fonte:
- Il Piccolo
È spesso Chirurgia a mettere a disposizione i propri spazi in caso di necessità
Mancano posti letto, i pazienti a Gorizia
Pazienti spostati da Medicina a Chirurgia, e poi trasferiti addirittura all`ospedale di Gorizia. Al San Polo è sempre più “emergenza ricoveri“ per mancanza di posti letto. Il problema era già emerso tempo fa, quando una decina di pazienti erano stati trasferiti da Medicina a Chirurgia e ad altri reparti proprio per mancanza di spazi. Il problema si è ripresentato qualche giorno fa, e si è anche aggravato: non solo lo spostamento c`è stato da un reparto all`altro dello stesso ospedale, ma anche all`esterno. Due pazienti che avrebbero dovuto trovare ricovero al San Polo di Monfalcone infatti hanno dovuto venire dirottati alla struttura di Gorizia. Con le conseguenti proteste dei parenti che si sono visti sballottare il paziente da una struttura all`altra e sono stati costretti ad affrontare maggiori disagi per andare a trovare il familiare durante la degenza. Altro però non si poteva fare: nel reparto di Medicina infatti non c`erano posti liberi. Un fenomeno che certo dipende dalla mancanza di letti in alcuni reparti. In effetti, considerando la frequenza di ricoveri dovuti a interventi chirurgici o altre cause nell`ospedale di Monfalcone si nota una certa sperequazione nella distribuzione. A Medicina i posti disponibili sono 61, pochi se rapportati alle esigenze effettive. A Chirurgia, invece, sono 30, ma qui i ricoverati possono contare anche sui posti di day hospital (20). Un numero, nel complesso, considerato eccedente le reali necessità, tant`è che spesso il reparto ospita pazienti che invece dovrebbe essere ricoverati in Medicina. Andando a considerare la tipologia di ricoveri, si nota che quelli ordinari sono stati, nel 2005, oltre 15mila, mentre solo 4mila e 500 sono stati quelli per day hospital. È quindi evidente che, in rapporto alla frequenza dei ricoveri, c`è un certo disequilibrio. Ecco perché lo stesso ospedale prevede già da principio di destinare nove posti di Chirurgia a Medicina. “Purtroppo, non è neppure una redistribuzione dei posti letto che risolverebbe la cosa – spiega Miranda Stocco, rappresentante Cgil per la Funzione Pubblica – perché l`affollamento di Medicina è legato essenzialmente a fattori temporali: ci sono periodi in cui si verifica, e altri invece in cui si è più tranquilli. Tanto che spesso questa situazione viene considerata quasi normale, anche se non piacevole, da parte degli addetti“. Certo è che spostare i pazienti in reparti diversi da quelli appositamente dedicati complica anche un super lavoro per medici e infermieri. Ed è in queste situazioni che il sindacato viene allertato“. Il problema, va detto non è però legato ai cosiddetti ricoveri impropri. Ciò per il semplice motivo che, secondo quanto spiegato a suo tempo dal responsabile del Pronto soccorso, dottor Claudio Simeoni, commentando i dati relativi all`attività 2006 della struttura, a Monfalcone sono assolutamente rari. La struttura di emergenza infatti funge da ottimo filtro per evitare accessi impropri. Tanto è vero che i casi da “codice bianco“, ovvero casi non urgenti, a Monfalcone sono di meno che in tutte le altre strutture della regione. E, piano piano, le problematiche della sanità escono da quello che era il loro ambiente per entrare nella coscienza comune. Tanto è vero che anche le associazioni normalmente considerate “a difesa del consumatore“ sono diventate “a difesa del paziente“. E` il caso di Federconsumatori, che durante il suo convegno provinciale svoltosi recentemente a Gorizia, ha invitato i cittadini a considerarla un punto di riferimento anche per queste tematiche. “Già in passato alcune segnalazioni ci sono pervenute, soprattutto da persone che evidentemente non sapevano a chi altro rivolgersi – spiegano all`associazione -. Adesso vogliamo che si sappia che la nostra struttura è a disposizione anche per casi relativi ai problemi della sanità“. Qualche tempo fa infatti alla Federconsumatori erano arrivate segnalazioni relative alle liste di attesa negli esami clinici o nelle visite. La stessa cosa vale per l`altra associazione, il Codacons, che negli scorsi mesi si era interessato proprio con l`Azienda sanitaria per casi riguardanti pazienti di chirurgia che si erano lamentati sulle cure ricevute. Casi particolari di cui si era discusso direttamente con i responsabili della struttura. Anche allora, però, i cittadini non avevano trovato altra strada che rivolgersi a queste strutture. “Abbiamo anche avuto – spiega il Codacons – un caso di un signora ottantenne che ha dovuto attendere quasi sei mesi per un esame cardiologico“.
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