6 Febbraio 2007

Compagnie petrolifere nel mirino dell`Antitrust

Compagnie petrolifere nel mirino dell`Antitrust. L`Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha infatti avviato un`istruttoria per possibile intesa restrittiva della concorrenza nei confronti di tutte le principali compagnie petrolifere che operano in Italia. Secondo l`Autorità Eni, Esso Italiana, Kuwait Petroleum Italia, Shell Italia, Tamoil Italia, Total Italia, Erg Petroli, Ip e Api, “quantomeno a partire dalla fine del 2004, avrebbero posto in essere meccanismi collusivi nella determinazione del prezzo consigliato dei carburanti alla distribuzione, attraverso continui scambi di informazioni“. Il settore viene definito senza mezzi ternini “al riparo dalla concorrenza“ e, almeno dalla fine del 2004, “pilotato“. Secondo l`Antitrust “le società petrolifere avrebbero in sostanza concordato la fissazione dei prezzi consigliati, che risultano di conseguenza aver avuto ed avere un andamento parallelo, con variazioni contestuali, di entità comparabile e di segno omogeneo, in violazione della normativa a tutela della concorrenza“. L`Autorità ritiene che il mercato della distribuzione dei carburanti sia “caratterizzato da un equilibrio non concorrenziale, con rilevanti barriere all`ingresso che occorre rimuovere, come indicato nella recente segnalazione inviata a Governo, Parlamento e Regioni. In un contesto posto al riparo dalla concorrenza, a partire dalla fine del 2004, inoltre, i prezzi di benzina e gasolio in Italia sono stati pilotati in modo da rispondere all`evoluzione strutturale del settore (calo del consumo di benzina e aumento di quello del gasolio), trasferendo il maggior margine lordo (e il maggior stacco dalla media UE) dalla benzina al gasolio“. Il risultato è che “i prezzi e margini lordi dei carburanti in rete sono in Italia più elevati che all`estero“. L`istruttoria dell`Autorità conferma l`allineamento di tutte le principali compagnie al nuovo metodo adottato dall`Eni a partire da fine 2004. In sostanza un metodo che tiene meno conto dell`andamento dei prezzi internazionali della materia prima. “Il parallelismo dei prezzi consigliati – spiega l`Antitrust – osservato nel tempo, viene attuato con la fissazione del prezzo da parte di Eni, che rappresenta il price-leader, al quale si adeguano i concorrenti. Dall`ottobre 2004 proprio l`Eni ha iniziato a utilizzare un nuovo metodo, meno legato all`andamento del costo della materia prima“. “I concorrenti – prosegue l`Autorità – anziché continuare a fondare le proprie politiche di prezzo sui criteri seguiti fino ad allora, hanno scelto di adeguarsi ai movimenti di ENI, adottando prontamente il nuovo criterio“. Diversi i canali infornativi attraverso i quali le compagnie hanno potuto osservarsi a vicenda. Tra questi “una certa trasparenza dei prezzi consigliati, che favorisce la collusione, é generata dallo stesso operato del Ministero dello Sviluppo Economico, che pubblica i prezzi consigliati-base delle singole società petrolifere sul proprio sito internet, sulla base dei criteri definiti dalla Cabina di Monitoraggio del mercato petrolifero operante presso il Ministero stesso. Proprio per questo nella recente segnalazione l`Autorità ha chiesto al Governo e al Parlamento di rivedere il funzionamento della Cabina di Monitoraggio nella quale peraltro sono rappresentati sia le compagnie petrolifere che gli esercenti“. “In ogni caso – prosegue l`Antitrust – le imprese ricorrono anche all`annuncio dei propri prezzi consigliati-base alla stampa, attraverso comunicati. Forniscono inoltre ad almeno una rivista specializzata dettagliate informazioni sui propri differenziali integrativi, cioè su una componente del prezzo consigliato che non risulta esser in alcun modo reperibile sul sito del Ministero o presso altre fonti pubbliche. Le parti sono così in grado di conoscere tutte le componenti del prezzo consigliato, monitorando efficacemente il reciproco comportamento“. L`istruttoria dovrà concludersi entro il 31 marzo 2008. La difesa – Le compagnie petrolifere riusciranno a dimostrare la loro estraneità da qualsiasi attività illecita di concertazione sul prezzo dei carburanti. Ne è convinto il presidente dell`Unione Petrolifera Pasquale De Vita, che a margine di un convegno organizzato dalla Confcommercio ha anche sottolineato che da parte del governo non c`è stata nessuna concertazione rispetto ai provvedimenti di liberalizzazione. Il leader dell`Unione Petrolifera ha anche ribadito di essere favorevole alle liberalizzazioni “purché con criteri e regole uguali per tutti“. Attenzione, inoltre, perché il mercato italiano è già liberalizzato e non è detto che aumentando il numero delle stazioni di servizio ci sarà automaticamente una discesa dei prezzi. “Malgrado gli annunci di politica di concertazione non ce n`è stata proprio e anche quando abbiamo chiesto un incontro cui è stato detto che non c`era nulla“. “In questo momento – ha aggiunto De Vita – particolarmente delicato, nel quale siamo all`inizio di un`indagine, lascerei lavorare tranquillamente l`autorità e le aziende che devono preparare la loro difesa. Sono convinto che riusciranno a dimostrare la loro estraneità a qualsiasi attività non consentita come è già accaduto in qualche altra occasione“ ha aggiunto in riferimento all`istruttoria del garante che nel 2000 portò alla condanna delle compagnie petrolifere poi completamente scagionate dal Consiglio di Stato. Sulla questione è intervenuto anche il presidente di Fedepetroli, Michele Marsiglia. “Seguiamo con attenzione da giorni le numerose polemiche e polveroni che stanno aggredendo le compagnie petrolifere italiane ed estere presenti nel nostro Paese e non si riesce a capire dove dovrà portare questa grande confusione“, ha detto Marsiglia in una nota. “FederPetroli Italia rispetta nel pieno della Legge le misure di indagine adottate dall`Antitrust ed eventuali indagini conoscitive che si andranno a svolgere,“ continua Marsiglia. Che invita “tutti a non continuare con l`accusare le compagnie petrolifere di cartelli e altro. Sappiamo che il prezzo dei carburanti in Italia è alto, ma bisognerebbe invitare, tutti, consumatori e altri operatori, attraverso una campagna conoscitiva e di informazione che possa illustrare nella massima trasparenza la catena del valore e la trafila che vi è dall`acquisto del greggio sino alla distribuzione e, i numerosi costi di raffinazione e distribuzione a cui le compagnie petrolifere sono soggette. Solo questo potrebbe aiutare, tutti noi consumatori, ad avere un idea chiara su quello che è il mercato petrolifero nazionale“. Altri commenti – L`Istituto Bruno Leoni giudica “populista e usurata“ l`accusa dell`Antitrust a nove compagnie petrolifere di aver posto in essere meccanismi collusivi tesi a mantenere alti i prezzi e a trasferire il maggior margine lordo dalla benzina al gasolio, parallelamente allo spostamento dei consumi nella stessa direzione. Per Carlo Stagnaro, direttore Ecologia di mercato dell`IBL, “l`Antitrust sta ancora una volta recitando il copione del 1999, quando rivolse ai petrolieri la stessa accusa, comminando multe record. Tutto finì in nulla, perché il Consiglio di Stato accettò il ricorso delle compagnie, criticando duramente l`Authority per aver imbastito sul nulla il suo procedimento. È probabile che anche questa volta, se l`Antitrust arriverà fino in fondo, andrà così. Se l`Antitrust fosse un organismo elettivo, verrebbe quasi da dire che siamo entrati in campagna elettorale“. “Anziché continuare ad accanirsi contro le compagnie, che sono responsabili di una fetta minoritaria del prezzo alla pompa, l`Antitrust – osserva Stagnaro – dovrebbe indagare sulla struttura dell`accisa e chiederne una riduzione. È assurdo pagare un`imposta che colloca il prezzo italiano dei carburanti tra i più alti in Europa, e che è stata utilizzata per finanziare un numero di attività che nulla hanno a che vedere coi trasporti. Ed è l`ora che i consumatori abbiano il diritto di smetterla di pagare, tra l`altro, per la guerra in Abissinia (1,90 lire, dal 1935), la crisi di Suez (14 lire, dal 1956), il terremoto del Belice (10 lire, dal 1968) e il contratto degli autoferrotranvieri (39 lire, dal 2004)“. Infine, conclude Stagnaro,“visto che i petrolieri sono accusati di aver trasferito i profitti dalla benzina al diesel, che dire dell`aumento del carico fiscale, che tra il 1996 e il 2006 è cresciuto del 14 per cento sulla benzina, del 53 per cento sul diesel?“. Il Codacons ha scritto in una nota che “se verrà accertato il cartello anticoncorrenza ipotizzato dall`Antitrust nei confronti dalle compagnie petrolifere, e gli effetti dello stesso sui prezzi dei carburanti alla pompa, le compagnie saranno chiamate a restituire agli automobilisti le somme indebitamente percepite negli anni. Cifra che potrebbe arrivare a 4,4 miliardi di euro“. La cifra è stata calcolata così: “Supponendo che un eventuale accordo tra le compagnie sui prezzi della benzina possa aver determinato un ipotetico sovraprezzo alla pompa pari a 0,020 euro per ogni litro di carburante – aggiunge il Codacons – considerato i consumi medi annui di carburante da parte di una famiglia (circa 2.000 litri), si otterrebbe che ogni anno la totalitá delle famiglie italiane avrebbe sborsato ben 880 milioni di euro in più per i rifornimenti. Che per 5 anni fanno la bellezza di 4,4 miliardi di euro“. “Se verrà accertato il cartello anticoncorrenza faremo partire migliaia di cause di indennizzo dinanzi ai Giudici di pace di tutta Italia, così come fu per l`rc auto – afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi -. Intanto invitiamo Ministeri, enti pubblici, Comuni, Province e Regioni a disdettare i contratti di fornitura di benzina e gasolio stipulati con le compagnie indagate, e rifornirsi all`estero dove, tra le altre cose, i prezzi dei carburanti sono decisamente inferiori rispetto all`Italia“. “Il vero nodo del prezzo dei carburanti sta nella tassazione costituita dall`accisa e dall`Iva, la quale viene applicata anche sull`accisa, come imposto da una vecchia Direttiva europea, per il semplice motivo che la Ue incassa da tutti i Paesi europei l`1% del gettito Iva. Insomma, per i consumatori, una tassa sulla tassa, ha osservato invece l`Unione Nazionale Consumatori, secondo la quale “anche allo Stato conviene il rincaro dei carburanti in quanto a quello segue automaticamente un aumento del gettito Iva. Se non si sterilizza questa imposta, i consumatori subiranno sempre due rincari“. “A tutto ciò – continua l`Unione Consumatori- si aggiungono prezzi pilotati, scambi illeciti di informazioni, violazione costante della normativa a tutela della concorrenza, come ha ipotizzato l`Antitrust che in merito ha avviato un`inchiesta“.

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