I conti correnti italiani sono i più cari d`Europa
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fonte:
- L`Unità
Antitrust: gli italiani spendono 182 euro all`anno il doppio della Francia, il triplo della Gran Bretagna
Conti correnti più cari di quelli europei, ostacoli alla mobilità della clientela, scarsa trasparenza, fidelizzazione forzosa. Sono solo alcuni degli aspetti rilevati dall`Antitrust nell`indagine conoscitiva sui prezzi alla clientela dei servizi bancari compiuta su un campione di 70 banche sparse in tutta Italia. Una vera e propria selva di costi quella individuata dall`Authority presieduta da Antonio Catricalà. In Italia per mantenere un conto corrente si spende in media 182 euro all`anno contro un dato europeo molto inferiore (in Olanda è meno di 35 euro, in Belgio e Gran Bretagna meno di 65 euro in Francia circa 99, in Spagna 108). Si tratta di risultati che, come si legge nell`indagine, “confermano la maggiore debolezza del processo competitivo nel nostro settore bancario rispetto agli altri Paesi e l`assenza di incentivi allo sviluppo di un reale gioco concorrenziale“. Altro rilievo che arriva dall`Antitrust è sulla tipologia dei conti: è infatti emerso che i conti correnti a canone, la cui diffusione è aumentata per tutte le tipologie di banche, risultano meno convenienti dei conti a consumo: per 9 profili su 10 questi ultimi a parità di uso, presentano la spesa annua più contenuta, seguiti dai conti a canone ad operazioni illimitate e quelli a canone con operazioni limitate. Ma uno dei problemi centrali sollevato dall`Autorità è costituito dagli ostacoli alla mobilità dei consumatori: si tratta di ostacoli di varia natura, che incidono sia al momento della scelta iniziale che quando si vorrebbe cambiare banca. Il tipo di informazioni e le modalità di informazione sono tali che il correntista ha difficoltà a selezionare, nella fase iniziale di stipula del contratto di conto corrente, quello più economico. L`Authority evidenzia l`esistenza di politiche commerciali da parte delle banche, cha hanno utili miliardari, e che aggiungono elementi di ulteriore fidelizzazione “forzosa“ del correntista, quali costi di uscita elevati per vari servizi bancari e ulteriori vincoli. Le spese di chiusura del conto corrente possono arrivare fino a 150 euro e le spese di trasferimento titoli ad 80 euro a codice titolo, a fronte dei 30 centesimi per codice titolo richiesti alla Banche da Monte Titoli per i titoli in forma dematerializzata (il 99% dei titoli in circolazione). Va rilevato che l`indagine è stata svolta al 31 marzo 2006 cioè prima dell`entrata in vigore del decreto Bersani che permette di chiudere posizioni senza spese, una legge che alcune banche non hanno ancora recepito. Dei fogli informativi, poi, meglio non parlarne. Il 66% non indica le condizioni riguardanti i bonifici, il 31,9% le condizioni del bancomat, il 67,8% non riporta le spese del prelievo da un banconat di banche diverse da quella di appartenenza, il 57% non indica le condizioni relative alla carta di credito, il 32,4% quelle circa le condizioni della domiciliazione o del pagamento delle utenze. E dal caro conto correnti nessuno si salva. Le più penalizzate le famiglie: quelle monoreddito con figli spendono in media 208,8 euro l`anno per il proprio conto, quelle bi-reddito poco meno, circa 196,3 euro. Va meglio ai giovani in cerca del primo impiego che, per mantenere il proprio conto, sborsano l`anno 76,3 euro, ed ai pensionati senza persona a carico (96,6 euro). L`unica nota positiva arriva dai conti internet che costerebbero il 60% in meno di quelli tradizionali, anche se va detto che una comparazione perfetta non è possibile vista la differenza nell`offerta. All`indagine dell`Antitrust è seguita una selva di dichiarazioni. Se il ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani ha detto di “fare riferimento a quanto detto dal Governatore Draghi“, che aveva denunciato alti costi e mancanza di concorrenza, le associazioni dei consumatori hanno chiesto immediati “interventi del governo“ (Federconsumatori, ma anche “dure sanzioni“ (Adusbef) , o accusato le banche di fare “cartello“ (Codacons). A seguire anche l`Abi, l`associazione delle banche, che ha detto di essere pronta al confronto “per fare chiarezza sui temi della concorrenza bancaria, sugli effettivi livelli dei prezzi“. Delle gran belle chiacchierate.
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