25 Gennaio 2007

Oltre 4 miliardi secondo codacons

Oltre 4 miliardi secondo codacons
Se l Antitrust accerta il cartello, risarcimento record per i cittadini

L iniziativa dell Antitrust che ha deciso di aprire un istruttoria nei confronti di nove compagnie petrolifere sospettate di aver dato vita a una sorte di cartello, potrebbe avere conseguenze importanti: se l accusa verrà confermata le compagnie saranno chiamate a restituire agli automobilisti le somme indebitamente percepite negli anni. Per il Codacons tale cifra potrebbe arivare a 4,4 miliardi di euro: “Se verrà accertato il cartello anticoncorrenziale faremo partire migliaia di cause di indennizzo dinanzi ai giudici di pace di tutta Italia, così come fu per l rc auto“ è la minaccia del presidente Carlo Rienzi che invita inoltre ministeri e enti pubblici a disdettare “i contratti di fornitura di benzina e gasolio stipulati con le compagnie indagate“. “Finalmente l Antitrust apre un indagine sul comportamento dei petrolieri relativamente al carburante“ è invece il commento di Elio Lannutti, Presidente dell Adusbef e Rosario Trefiletti Presidente della Federconsumatori, sull iniziativa dell Authority. Dopo aver denunciato da anni “i comportamenti anomali delle compagnie a partire da quella anomalia tutta italiana della doppia velocità di adeguamento del prezzo della benzina, elevatissima nella fase di rialzo, assai scarsa nella fase di ribasso. Altra anomalia è quella che riguarda i prezzi dei carburanti che sono sempre uguali tra le compagnie tanto da far supporre una politica di cartello “. “Questo settore è uno dei più importanti per le famiglie e il Paese – continuano Adusbef e Federconsumatori -. Infatti per le tasche dei cittadini italiani vi sono costi diretti quando aumenta il carburante e costi indiretti per via dell aumento delle spese di trasporto e quindi ricadute negative dei prezzi di consumo. E utile ricordare che ogni variazione di 1 centesimo comporta speculazioni di oltre 200 milioni di euro all anno“. Anche l Unione Nazionale Consumatori ha voluto esprimere i propri malumori sull argomento: “Il vero nodo del prezzo dei carburanti sta nella tassazione costituita dall accisa e dall Iva, la quale viene applicata anche sull accisa, come imposto da una vecchia Direttiva europea, per il semplice motivo che la Ue incassa da tutti i Paesi europei l 1% del gettito Iva. Insomma, per i consumatori, una tassa sulla tassa“. E ancora: “Anche allo Stato conviene il rincaro dei carburanti in quanto a quello segue automaticamente un aumento del gettito Iva. Se non si sterilizza questa imposta, i consumatori subiranno sempre due rincari. A tutto ciò – ha continuato l Unione Consumatori – si aggiungono prezzi pilotati, scambi illeciti di informazioni, violazione costante della normativa a tutela della concorrenza, come ha ipotizzato l`Antitrust. In attesa che si concluda l istruttoria dell Antitrust -ha concluso l Associazione – è necessario realizzare immediatamente la piena liberalizzazione della distribuzione dei carburanti utilizzando canali alternativi come gli ipermercati e i grandi centri commerciali“. Secondo il presidente della Figisc Luca Squeri, uno dei sindacati dei benzinai, sull assetto del mercato della benzina il governo e l Antitrust “sono intervenuti a gamba tesa“. Il via libera agli ipermercati rischia di “sconvolgere il mercato dei carburanti“ senza un vero vantaggio per i consumatori che potrebbero al massimo avere uno sconto complessivo di 50 euro l`anno. In Italia il mercato di benzina e gasolio vale 43 miliardi di euro l anno ed è per questo che fa gola agli ipermercati che però entrando massicciamente in questo campo porteranno, è l accusa del sindacato, alla “marginalizzazione progressiva e distruzione della categoria del gestore“ un settore dove oggi sono impegnati oltre 55 mila addetti. Il rischio è quello di “una marginalizzazione progressiva e una distruzione della categoria del gestore attraverso la desertificazione delle aree territoriali marginali, un impoverimento del servizio e la perdita di trasparenza dei prezzi“. Da qui la netta opposizione a liberalizzazioni selvagge tanto più che, conclude Squeri, i gestori non sono una corporazione arroccata su rendite di posizione ma non sono nemmeno carne da cannone “da sacrificare sull`altare di una presunta modernizzazione del Paese“.

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