24 Gennaio 2007

“Discutibile e violento“: i vescovi italiani stroncano “Apocalypto“

Più rutelliani del Codacons, del Tar del Lazio e perfino del vicepremier Francesco Rutelli, i vescovi italiani bocciano “Apocalypto“, la controversa pellicola sulla civiltà maya prodotta e diretta da Mel Gibson. Con il secco giudizio “discutibile, violento“, la Commissione nazionale valutazione film della Conferenza episcopale italiana mette in guardia genitori ed educatori persino dall`acquisto o dal noleggio di videocassette o dvd e li invita a vigilare su eventuali passaggi televisivi. Prelati e monsignori cinefili sono allaramati e ritengono che “lo sguardo del regista, dal quale la “pietas“ appare del tutto distante“, rappresenti un pericolo. E, siccome il codice di diritto canonico recita che “la salvezza delle anime è la legge suprema“, urge dunque il dovere pastorale di fare terra bruciata intorno all`autore di “The Passion“ e, già che ci sono, anche a tutta la sua opera politicamente scorretta con una scomunica che equivale a un`espulsione automatica dalle peraltro ormai rare sale parrocchiali italiane. A poco meno di una settimana dal divieto del Tar del Lazio, che il 18 gennaio scorso ha impedito la visione del film per i minori di 14 anni, la recensione della Cei acquista il sapore della motivazione della sentenza emessa dai giudici amministrativi. Confusione di ruoli istituzionali a parte, la sostanza della scomunica parte da lontano, individuando nel film un “discorso antropologico difficile e complicato, svolto toccando i delicatissimi aspetti del potere, della superstizione al servizio dei potenti, del denaro, del mercato che crea schiavi“. Compare un lieve accenno, nella scheda, alla scoperta dell`America, prefigurata nel finale del film dagli uomini che sbarcano da due galeoni. Ma quell`epilogo non viene colto come l`introduzione alla storia cristiana. Niente di niente sulla successiva evangelizzazione e sull`abolizione della schiavitù e dei sacrifici umani che ne furono la conseguenza. “Apocalypto“ non mette a tema gli sviluppi storici nella trama, ma lo fa nel titolo, a cui il recensore non presta attenzione. Forse sono passate di moda, tra gli intellettuali cattolici moderni, le prospettive della fine del mondo, nonostante rimangano il nucleo pedagogico del messaggio di Fatima. Ma alla Cei si preoccupano della violenza, dell“`incessante incalzare di situazioni che sfociano nella tortura, nell`accanimento dell`uomo contro l`uomo, nella paura dello strazio fisico incombente e ineluttabile“. Più o meno, sembra la narrazione delle visioni di suor Lucia che, se alla Cei la tendenza proseguisse, rischia di essere messa all`indice.

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