LA CITTÀ HA RIPRESO IL VIZIO
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fonte:
- Libero
Mentre il ministro alla Salute Livia Turco si prodiga in espedienti per festeggiare i due anni della legge Sirchia, prevedendo incentivi, esenzioni e sanzioni, nei locali pubblici anche i fedelissimi alle bionde festeggiano. Accendendosene una. Accade a Milano. Dove basta che una sera la Polizia Annonaria si cimenti in controlli mirati per rilasciare una trentina di verbali. Tra discoteche e pub. Dopo aver ricevuto lettere e telefonate di segnalazione sono partiti i controlli: “Abbiamo effettuato un po` di ispezioni nei locali cittadini“, spiega Riccardo Perini, comandante dell`Annonaria, “e abbiamo constatato una ripresa, se pur contenuta“. Senza, però, considerare che, durante i controlli, la multa (di 55 euro) se la piglia solo qualcuno dei trasgressori. “Quando entri in un locale con due o trecento persone“, continua Perini, “non è possibile rilasciare il verbale a tutti quelli che effettivamente non rispettano la normativa, che spesso sono almeno il dieci per cento dei presenti“. Tanto che i controlli vengono ben organizzati ed effettuati da un funzionario accompagnato da otto agenti, “perché la situazione può facilmente degenerare“, lascia intendere il comandante. Che spiega di aver segnalato gli esiti dei sopralluoghi “al Sib (Sindacato italiano Locali da ballo), perché i gestori richiamino i loro clienti al divieto“. Solo un invito, dal momento che i titolari dei locali non hanno l`obbligo di far rispettare l`articolo 51 della Legge n.3 del 2003 (entrata in vigore il 10 gennaio del 2005): una sentenza del Tar del Lazio ha da tempo annullato la circolare ministeriale che lo prevedeva. “A maggior ragione“, conclude Perini, “abbiamo stabilito di intensificare le ispezioni, almeno un paio di volte al mese“. Se i controlli ricadono quasi esclusivamente sulle discoteche, a quanto pare sono altri i luoghi dove maggiormente si disobbedisce a Sirchia. “È nelle scuole, negli ospedali o in altre strutture, come il Palazzo di Giustizia, che la legge non viene affatto rispettata“, denuncia Marco Donzelli, presidente del Codacons milanese, che riceve migliaia di segnalazioni da parte di fumatori poco tolleranti. “La situazione è molto grave“, spiega, “soprattutto nelle strutture sanitarie dove la gente pensa di potersi riservare una stanza qua e là dove fumare liberamente. E risolvere il problema chiudendo la porta“. Ma chi rappresenta i 13 milioni di tabagisti italiani vede nella trasgressione della normativa “la giusta risposta a una legge ingiusta“, come controbatte Giuliano Bianucci, presidente dell` Associazione Nazionale Fumatori. “Se il personale di un ospedale non può mettersi in uno scantinato a fumare, allora siamo arrivati alla caccia al fumatore. Non si tratta più di una difesa dal fumo passivo“, continua Bianucci. Che confessa di essere il primo a non rinunciare alla sigaretta nemmeno quando viaggia in treno, nascondendosi in bagno. “Servono più controlli“, insiste il Codacons, “perché non si può pensare che in scuole, ospedali e aziende, i responsabili interni siano sufficienti al rispetto del divieto“. I sondaggi effettuati dal Cneps (Centro nazionale di Sorveglianza e Promozione della Salute) rivelano che solo il 14 per cento dei locali pubblici lombardi sono stati oggetto di controlli nei due anni dall`entrata in vigore della Legge. E la situazione non è molto diversa nelle altre regioni del Paese. Tanto che l`ex ministro Girolamo Sirchia non si stanca di accusare le istituzioni di “inerzia consapevole“ e la Turco, oltre a prevedere incentivi per le aziende che aiutino i propri dipendenti a troncare il vizio e esenzioni per i farmaci antifumo, ha annunciato “che monitoreremo il rispetto del divieto con maggiori controlli. Ovunque, dai locali agli uffici pubblici e privati“.
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