12 Gennaio 2007

“Benzina libera“ accende il fuoco

Bersani annuncia un`altra liberalizzazione: pompe di carburante aperte anche negli ipermercati
“Benzina libera“ accende il fuoco

Stupisce la costanza, soprattutto. Ogni provvedimento che il governo intende rendere viene sbattuto in prima pagina su qualche giornale “amico“ da parte di questo o quel ministro, si lascia crescere la marea della protesta fino a rasentare la sollevazione popolare (o “piccolo borghese“, piuttosto) e infine si accenna a una mezza marcia indietro che massimizza i danni. E` accaduto anche con la promessa (o minaccia) di Luigi Bersani, ministro dello sviluppo economico, che su Repubblica ha anticipato la “liberalizzazione“ della vendita di benzina anche negli ipermercati. Non sugli scaffali, ovviamente, ma in appositi distributori automatizzati, nei parcheggi. Il ragionamento, nei termini classici del pensiero liberale, non fa una piega: “aumentare il numero dei distributori e far diminuire il prezzo della benzina a carico dei consumatori“. Peccato che sia l`esatto opposto della “razionalizzazione“ voluta dallo stesso Bersani nel 1998, che recitava invece: “il prezzo della benzina è troppo alto perché la rete di distribuzione è eccessivamente ampia“. E infatti, da allora, ne sono stati chiusi 5.000. L`iniziativa è stata immediatamente sponsorizzata dalle “associazioni di consumatori“, come il Codacons, che sottolineano come “l`apertura della vendita di benzina alla grande distribuzione consentirebbe un risparmio di 7 centesimi al litro“. E invitano il governo a “non farsi intimidire dalle eventuali posizioni oltranziste dei benzinai“ garantendo nel caso “una serie di boicottaggi da parte dei consumatori in tutta Italia“. Bella promessa. Ve l`immaginate di restare senza benzina ma di superare imperterriti il distributore pur di fargli dispetto? Sciabole sguainate, com`è ovvio, sul fronte dei benzinai, che minacciano la serrata se verranno emessi decreti legge senza aver prima consulto le parti sociali. Luca Squeri, presidente della Figisc, si limita a constatare che “evidentemente si vuole fare un favore alla grande distribuzione“. Il punto è che “dal 2000 chiunque può chiedere al Comune di aprire una pompa di benzina, ovviamente nel rispetto di certe regole, che però sono uguali per tutti“. Non c`è insomma nulla che impedisca alla grande distribuzione di aprire impianti all`interno dei propri esercizi, se non quelle che Camillo De Berardinis, amministratore delegato del gruppo Conad-Leclerc (l`unico ad aver aperto un distributore in Italia), definisce “vincoli burocratici incredibili e assurdi“. Per i benzinai, al contrario, “nulla impedisce alla grande distribuzione di aprire impianti; può farlo come chiunque altro“. Solo che queste regole – nei calcoli della grande distribuzione – sono troppo “rigide“. Ma proprio qui starebbe il problema, secondo Squeri: “se vogliono modificare le regole a favore di qualcuno, lo si dica; ma non si dica che si vuole `liberalizzare` il settore“. E viene citato l`esempio francese, dove gli ipermercati hanno “desertificato“ il paesaggio dai piccoli distributori, costringendo gli automobilisti a percorrere fino a 20-30 km per fare rifornimento. Ora, lì, si sta facendo una parziale marcia indietro. A doppio taglio, insomma, quel “punto di vista del consumatore“; gli si ritorce persino contro. Il conflitto sulla benzina appare perciò come un classico conflitto tra piccoli e grandi distributori, con i “consumatori“ nel ruolo un po` stupido degli spettatori circensi chiamati ad abbassare o ad alzare il pollice; a comando. Complice il fatto che i carburanti vengono materialmente distribuiti non dalle grandi compagnie petrolifere, ma da “autonomi“ che comprano e pagano anche il diritto di usare un certo marchio. Da questo tipo di “liberalizzazione“, insomma, Il potere delle “sette sorelle“ non viene neppure scalfito. Mentre cambia – centralizzandosi in pochi grandi gruppi – la geografia dei redditi ricavati dalla sola distribuzione al dettaglio.

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