6 Gennaio 2007

Rutelli il censore: Mel Gibson è solo l`inizio…

Davvero un bel polverone. Il film “Apocalypto“ di Mel Gibson non smette di far discutere. Ieri il ministro per i Beni e le Attività culturali, Francesco Rutelli, ha palesato l`intenzione di irrigidire la censura preventiva, convocando “per lunedì una riunione per rivedere le norme sulle autorizzazioni dei film, che sono vecchie ormai di 45 anni e non sono più adatte ai tempi attuali“. A fargli eco è stata Anna Serafini, senatrice Ds, che ha definito la legge “assolutamente inadeguata“ e si è impegnata ad aprire un confronto per modificarla. Il leader della Margherita ha lanciato la sua crociata censoria da Mantova, durante la visita alla mostra di Mantegna. Vanno cambiate le regole sulle proiezioni perché “le norme sulle autorizzazioni non sono più adatte ai tempi attuali. Le scene di violenza oramai non arrivano più solo dalle sale cinematografiche ma anche dalla tv, dai videogiochi, con i cartoni animati. Penso insomma che sia arrivato il momento di una normativa nuova“. Due giorni fa il ministro ha visto il film, ma non ha voluto commentarlo. “Abbiamo dato troppa pubblicità a questo film ed è bene che ora sia il pubblico a giudicare“. Nel nostro Paese tutti i film, prima della proiezione cinematografica, devono essere sottoposti ad un procedimento di revisione le cui modalità sono definite da una legge del 1962, parzialmente modificata nel 1995. Il ministero per i Beni e le Attività culturali nomina per decreto due commissioni, una di 1° grado e una di appello, che devono esprimere un giudizio sul film autorizzando o meno la proiezione. I criteri ai quali le commissioni si devono attenere sono il buon costume e l`esigenza di tutela morale dei minori. Proprio la decisione della commissione di far uscire in Italia il film di Gibson senza mettere restrizioni alla pellicola ha dato vita ad un vespaio di polemiche. Il primo a mostrarsi preoccupato è stato proprio Rutelli: “Mi sorprende che abbia prevalso una motivazione di ordine storico. I commissari hanno sottolineato questo aspetto, che però non esclude l`impatto psichico sui minori. E hanno anche sottovalutato l`impatto sul pubblico televisivo. Si deve evitare che il film vada in prima serata, cosa che la commissione non ha considerato“. A schierarsi contro la decisione anche il Codacons. L`associazione dei consumatori presenterà un ricorso al Tar del Lazio in cui chiederà di pronunciarsi con urgenza sulla decisione di non censurare la pellicola. Carlo Rienzi, presidente del Codacons, non ha dubbi sul fatto che “il film sarà di certo bellissimo e ben realizzato, ma i minori vanno tutelati più degli interessi economici delle case di produzione cinematografica. Certe scene di violenza sono adatte esclusivamente a un pubblico adulto, non possono essere apprezzate, anzi verrebbero fraintese, dai minori di 14 anni“. La casa di distribuzione del film, la Eagle Pictures Distribuzione, è disposta a discutere. Stefano D`Ammici, titolare per l`Italia dell`azienda, ha infatti inviato una lettera agli esercenti nella quale raccomanda una “particolare sensibilità all`ingresso in sala“ dei minori non accompagnati. LA SCHEDA LE PRECEDENTI CENSURE DELLA SINISTRA Riccardo Villari (Margherita), Loredana De Petris (Verdi), Giuseppe Di Lello (Rifondazione comunista) e Franco Ceccuzzi (Ds) sono i protagonisti delle aspre critiche ad Olè, il film di Natale di Massimo Boldi. Lo definirono “un film denigratorio, offensivo nei confronti della categoria degli insegnanti“. Il ministro dell`Interno, Giuliano Amato, si scagliò contro i cantanti neomelodici, definendo la loro “una cultura che cerca di fare del camorrista un eroe“. Il ministro dell`Istruzione, Giuseppe Fioroni, si scatenò contro Google per i filmati di bullismo e pedopornografia proponendo di responsabilizzare penalmente i provider. LA LEGGE SULLA CENSURA DEI FILM Nel nostro paese tutti i film devono essere sottoposti ad un procedimento di revisione stabilito da una legge del 1962, parzialmente modificata nel 1995. La legge individua in due commissioni, una di 1° grado e una di appello, gli organi preposti al controllo sul contenuto dei film. Vengono nominate dal ministero dei Beni e delle Attività culturali. Il ministero rilascia il nulla osta, su parere vincolante della commissione. È ammesso il ricorso al Tar. I criteri ai quali le commissioni si devono attenere sono il buon costume e la tutela morale dei minori.

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