29 Dicembre 2006

La metà dei nuclei italiani incassa 1.800 euro al mese, ma è la media Istat

Poco meno di un terzo ha dichiarato di non essere in grado di far fronte alle spese impreviste
Famiglie, povero il 15 per cento
La metà dei nuclei italiani incassa 1.800 euro al mese, ma è la media Istat

Roma. È sempre più difficile per le famiglie italiane arrivare alla fine del mese: il 14,7 per cento lo fa con molta difficoltà mentre la metà dei nuclei familiari italiani vive con meno di 1.800 euro al mese trovandosi nel 30 per cento dei casi in difficoltà se costretti ad affrontare una spesa imprevista da 600 euro. E se, in media il reddito annuale è di circa 28 mila euro, vale a dire 2.340 al mese, 6 famiglie su 10 sono sotto questa soglia. Con un divario che vede ancora il Nord più ricco del Sud, alle prese con tre quarti del reddito rispetto al settentrione, dove le famiglie che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese sono il 22,8 per cento. A fotografare la situazione del reddito e delle condizioni di vita è l`Istat, Istituto nazionale di statistica, in un`indagine elaborata a fine 2005 sulla base Regolamento dell`Unione Europea relativo alla produzione di statistiche sul reddito e le condizioni di vita nei paesi membri. Nel 2004, secondo lo studio, le famiglie residenti in Italia hanno percepito un reddito netto, esclusi i fitti imputati, pari in media a 28.078 euro, circa 2.340 euro al mese. Tuttavia, la maggioranza delle famiglie (62,3 per cento) ha conseguito un reddito inferiore a tale importo e, considerando oltre alla media anche il valore mediano del reddito, risulta che la metà delle famiglie ha percepito nel 2004 meno di 22.353 euro (circa 1.863 euro al mese). “Ciò significa“, sostengono i consumatori del Codacons, “che la metà delle famiglie vive in stato di povertà“. Notevoli differenze si riscontrano tra il nord e il sud della penisola. Le famiglie in condizioni di difficoltà al sud e nelle isole, è nettamente superiore alla media nazionale: il 22,8 per cento arriva con grande fatica alla fine del mese, mentre il 42,5 per cento non è in grado di fronteggiare una spesa imprevista di 600 euro. In Sicilia più della metà delle famiglie non riesce a sostenere spese improvvise (50,5 per cento), mentre in Puglia il 9,8 per cento dice di aver avuto difficoltà per gli acquisti di alimentari. In Lombardia emerge il reddito medio più alto (32.313 euro, senza considerare i fitti imputati), mentre il più basso è in Sicilia (20.996 euro). Alcune divergenze emergono anche confrontando la ripartizione e le caratteristiche delle famiglie, per cui, si osserva come nel 2004 le famiglie monoreddito hanno guadagnato in media 16.385 euro, rispetto ai 48.542 delle famiglie con tre o più percettori, e quelle in cui il lavoro autonomo costituisce la fonte di reddito principale percepiscono, in media, 36.613 (3.051 al mese), rispetto ai 31.699 (2.642 mensili) delle famiglie con redditi prevalenti da lavoro dipendente. Se si confrontano, tuttavia, i valori mediani si nota che il 50 per cento delle famiglie con redditi prevalenti da lavoro autonomo ha guadagnato nel 2004 meno di 27.685 euro l`anno (2.307 mensili), rispetto ai 28.165 (2.347 mensili) delle famiglie la cui entrata principale è il lavoro dipendente. La metà degli anziani soli, nel 2004, ha invece guadagnato meno di 10.735 euro (895 al mese) e le persone sole con meno di 65 anni hanno potuto contare su un reddito in media di 17.274 euro (la mediana è di 15.124). Il 18,7 per cento delle famiglie monoreddito arriva con molta difficoltà a fine mese, mentre le famiglie con minori segnali di disagio sono quelle senza figli (il 9,8 per cento arriva a fine mese con molta difficoltà). “È la società consumista che tende a far indebitare le famiglie perchè ci induce a spendere, non i soldi che abbiamo, ma quelli che pensiamo di avere in futuro“, ha commentato il sociologo Domenico De Masi. “Ma per rinviare i pagamenti nel tempo, dobbiamo sperare che il nostro reddito resti quello che è attualmente. E purtroppo non è sempre così“.

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