21 Dicembre 2006

Il Consiglio di Stato respinge il ricorso della Rai contro le salatissime multe

ROMA – Il Consiglio di Stato respinge il ricorso della Rai contro le salatissime multe comminate all`azienda e all`ex direttore generale Alfredo Meocci per l`incompatibilità di quest`ultimo all`incarico. Ma la partita persa dalla tv pubblica non è solo quella economica. Ora, soprattutto alla luce di atti successivi per ricollocare Meocci votati quasi all`unanimità (la nomina a dg fu invece approvata coi soli voti dei consiglieri di centro destra), è quasi l`intero consiglio a rischiare di essere indagato nell`inchiesta sugli “stipendi d`oro“ ai manager. E la politica comincia già a pensare a una sostituzione dell`intero vertice di viale Mazzini: o anticipando il ddl Gentiloni sulla Rai o anche con un provvedimento ad hoc. “Riunisce i ricorsi in epigrafe e li respinge“. Così il Consiglio di Stato nel dispositivo con cui ha respinto gli appelli della Rai e di Meocci, contro le sentenze del Tar che avevano confermato le multe inflitte dall`Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Il collegio ha anche condannato “in solido le parti ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio che si liquidano in complessivi 21mila euro da devolvere per due terzi in favore dell`Autorità e per la restante parte in favore“ dell`Associazione utenti servizi radiotelevisivi del Codacons. Una goccia rispetto alla multa di 14,3 milioni di euro comminata dall`Agcom alla Rai per l`incompatibilità tra la carica di direttore generale di Meocci e quella che lo stesso manager aveva ricoperto in precedenza come consigliere dell`Autorità. Con analoga sentenza il Tar aveva confermato anche la multa di 373mila euro per Meocci. Il Cda Rai, sostituito Meocci con Claudio Cappon, aveva poi deciso di ricollocare l`ex dg a Rai Corporation. Per l`occasione venne deciso di aumentargli lo stipendio a 850mila euro l`anno e di acconsentire a pagare anche la sua multa, non solo quella aziendale. Il trasferimento di Meocci a New York è poi saltato perché anche questo incarico è stato ritenuto passibile di incompatibilità, ma la transazione con l`ex dg (votata da tutti i consiglieri con l`eccezione di Angelo Petroni e Giovanna Bianchi Clerici) potrebbe essere rilevante nell`inchiesta in corso sugli stipendi dei super manager. “Il Governo non ha commenti da fare ma, come parlamentare di opposizione e presidente della commissione di Vigilanza, avevo sempre immaginato che ci fosse incompatibilità“. Così il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, commenta la decisione del Consiglio di Stato. Ufficiosamente Palazzo Chigi non è certo insoddisfatto di come si sono messe le cose. E` noto che a premier questa Rai non è mai piaciuta e ora ci sono tutte le premesse per accelerare la riforma già in cantiere. In via subordinata, se i tempi diventassero lunghi, diventa oggi più semplice chiedere al ministro dell`Economia Tommaso Padoa Schioppa di sostituire con un uomo di fiducia dell`attuale maggioranza il rappresentante del dicastero a viale Mazzini. Petroni infatti ha votato la nomina di Meocci anche se poi si è opposto alla transazione verso Rai Corporation. “La decisione del Consiglio di Stato era largamente prevedibile, perché al momento della sua nomina persino i rappresentanti dell`allora maggioranza, sia pure a mezza bocca, non avevano dubbi sulla sua incompatibilità“, commenta il portavoce di Articolo 21 Giuseppe Giulietti, che si chiede: “Chi pagherà ora i danni? Chi tutelerà gli abbonati e i tanti dipendenti del servizio pubblico?“ Per il deputato diessino “quanti hanno concorso a determinare questa situazione dovrebbero immediatamente rassegnare le dimissioni. In particolare, appare del tutto insostenibile la posizione del consigliere Petroni, direttamente indicato dal ministero dell`Economia, che avrebbe dovuto svolgere un rigoroso lavoro di vigilanza“. Sandro Curzi, consigliere in carica, non nasconde la precarietà del Cda di cui fa parte. “È bene – dichiara – che si discuta apertamente, alla luce del sole, del ruolo e dell`indispensabile, urgente riassetto della Rai. I cittadini debbono sapere con chiarezza cosa vogliono e cosa intendono fare i singoli partiti e le due coalizioni, di maggioranza e di opposizione“.

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