Scende il petrolio, non la bolletta della luce
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fonte:
- Il Mattino
È sceso il prezzo del petrolio, è calato il costo della benzina, ma la bolletta della luce non ne vuol sapere di ridursi. A gennaio, stimano gli esperti, la bolletta resterà ferma rispetto al trimestre ottobre-dicembre. Eppure grazie alla riduzione del caro-greggio (si è passati dagli 80 dollari al barile dello scorso agosto a quota 60) ci sarebbe spazio per una prima flessione, intorno al 2%. Lo spazio per un allentamento dei prezzi – almeno per quanto riguarda l`elettricità – ci sarebbe stato, fa notare Davide Tabarelli di Nomisma Energia, ricordando che a pesare sul possibile mancato calo delle tariffe sono alcuni incentivi per i grandi produttori, primi tra tutti quelli previsti dal cosiddetto Cip6, il meccanismo cioè di remunerazione alla produzione con fonti rinnovabili o assimilate. Un meccanismo che la Finanziaria ha deciso di congelare, ma che nei fatti continuerà a incidere per anni sulle bollette, perché restano in vigore tutti gli incentivi già approvati, per le centrali costruite e per quelle che stanno per entrare in esercizio. Sulle bollette della famiglia-tipo – quella cioè residenti, con 3 Kw di potenza impegnata e consumi sui 225 chilowattora mensili – nel 2007 doveva scattare un risparmio di 0,3 centesimi al kwh. Vale a dire uno sconto di 8,50 euro su base annuale, rispetto alle attuali tariffe. Uno spazio di discesa delle bollette che però – sottolinea Tabarelli – potrebbe essere assorbito dalla necessità di recuperare fondi per la copertura di alcuni extracosti. Primi tra tutti il Cip6. Nessun beneficio nelle tasche degli utenti anche sul fronte delle bollette del gas. Qui però il calo dei prezzi della materia prima (le quotazioni del metano sono collegate a quelle del greggio) dovrebbe comportare una flessione inferiore alla “soglia di invarianza“, al tetto cioè oltre il quale la variazione viene trasferita sui prezzi dei clienti finali. Tornando al Cip6, la sigla sta per sesta delibera del Comitato interministeriale prezzi, con riferimento a una decisione del 1992 con la quale si garantiva un prezzo di acquisto elevato a chi avesse prodotto elettricità con fonti rinnovabili (sole, vento, ma anche rifiuti organici, le cosiddette biomasse) oppure fonti “assimilate“. Specificando questo assimilate, fu inserita la “cogenerazione“, ovvero la produzione contemporanea di elettricità e di calore. Negli anni, gli impianti di cogenerazione si sono diffusi proprio grazie al Cip6, anche se non hanno molto di rinnovabile visto che utilizzano il gas. Sei anni fa, con la liberalizzazione del mercato elettrico, non era più lo Stato a comprare a prezzo garantito ma il mercato, il quale però offriva prezzi dimezzati. La differenza, si decise, doveva pesare sulle bollette del clienti comuni: famiglie in primo luogo. Il sovrapprezzo da Cip6, introdotto il primo marzo 2001, è cresciuto nel tempo e ormai rappresenta un aggravio in bolletta del 6%. Un ricarico che non è esplicito nelle bollette ma rientra nei generici “oneri A3“. Ma la sostanza non cambia: in pratica è stata introdotta una tassa di 25 euro a famiglia. Con la Finanziaria si è detto stop al proliferare di centrali “assimilate“ a quelle ecologiche. Ma si sono salvaguardati i diritti acquisiti da chi le centrali a gas le ha già costruite. Una beffa, insomma, sottolineata ieri dalle associazioni dei consumatori. “A rimetterci sono sempre gli utenti“, commenta il presidente del Codacons, Carlo Rienzi.
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