20 Dicembre 2006

Luce e gas, le bollette restano ferme a gennaio

Luce e gas, le bollette restano ferme a gennaio
Gli importi bloccati dagli extracosti nonostante il calo del prezzo del petrolio



Fatti due conti a gennaio dovremmo avere bollette di luce e gas più leggere, il prezzo del petrolio che tutto muove è infatti ribassato. Non le avremo. Saranno immobili, immote secondo gli esperti tariffari che stimano e in genere ci azzeccano. Premesso che gli effetti del caro-greggio non hanno la retromarcia (si è mai visto calare il prezzo della benzina quando cala il petrolio? Mai) a congelare le bollette in questo caso sono gli extracosti, cioè tutte quelle voci – dal Cip6 agli oneri nucleari – che si scaricano sulle tariffe finali dell`energia elettrica senza avere nulla a che fare con i costi di produzione, trasporto e distribuzione dell`elettricità. Sono circa il 12% della bolletta che gli utenti pagano ogni due mesi, in euro fanno 5 miliardi su un totale pagato di 38,7. Seguendo le quotazioni del petrolio, nel trimestre gennaio-marzo si sarebbe potuto avere un calo dei prezzi dell`elettricità intorno al 2%. “Un ribasso che sulle bollette delle famiglie “tipo“, cioè quelle residenti, con 3 Kw di potenza impegnata e consumi sui 225 chilowattora mensili, si sarebbe potuto tradurre in uno sconto di quasi 8,5 euro su base annuale, rispetto alle attuali tariffe“. È Davide Tabarelli di Nomisma Energia a parlare e a spiegare che “se lo spazio per un allentamento dei prezzi ci sarebbe stato, sul possibile, mancato calo peseranno alcuni incentivi, primi tra tutti quelli previsti dal Cip6, il meccanismo cioè di remunerazione alla produzione con fonti rinnovabili o assimilate“, nato nel 1992. Nessuna buona notizia anche per quanto riguarda la bolletta del gas. “A rimetterci sono sempre gli utenti“, è il commento di Carlo Rienzi del Codacons. “È assurdo che in Italia per sostenere fonti energetiche che dovrebbero consentire risparmi anche in termini di ambiente e di salute, alla fine si arrivi a spendere di più nelle bollette“. Per il Codacons fondi per i Cip6 andrebbero cercati altrove, “in campo militare o attraverso la riduzione degli sprechi della pubblica amministrazione“. Oltre al mancato risparmio, gli extracosti e i Cip6 in particolare, pongono un problema politico. L`interpretazione di un comma del maxiemendamento alla Finanziaria ha fatto gridare allo “scandalo“ il ministro dell`ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, i Verdi, Pdci e Rc. Da come era stata formulata, la norma sembrava infatti non finanziare solo le fonti rinnovabili e le “assimilate“ (dicitura già contestata dagli ambientalisti perché ha finanziato anche impianti che con l`energia pulita hanno poco a che fare). Il comma contestato sembrava “aprire“ anche a impianti di nuova “autorizzazione“, con tutte le conseguenze del caso. “Lo scandalo del Cip6 deve finire e deve essere chiaro che nessun furbo può approfittare dell`errore nel maxiemendamento, che il governo deve correggere al più presto“, ha tuonato Pecoraro Scanio. Per il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, la norma verrà corretta perché la sua interpretazione è quella di finanziare impianti “già realizzati e operativi“.

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