19 Dicembre 2006

«FATE presto prima che muoia».




La frase qualcuno deve averla pronunciata, probabilmente in televisione, ma tra le righe dei giornali credo che si trovi facilmente. Non li ho letti quegli articoli, perché fanno venire il voltastomaco, così come la foto di Pannella ridanciano con davanti Welby in carrozzella. Se guardi quella foto di compagni allegri e poi pensi che tutti vogliono che lui non esista più, ti viene il dubbio che, nella maggioranza, ci sia un partito trasversale della morte. A me Pannella non è mai piaciuto, da quando se la prese con Vincenzo Muccioli perché aveva iniziato a produrre vino per ridare ai suoi ragazzi un rapporto con la terra e con una cosa viva. Oggi lo capisco: la vita non va mai a braccetto con la morte. Bisogna fare presto. Sì, ma per cosa? Per approvare la legge sull`eutanasia, ecco la risposta, e per di più usando un simbolo, anzi un uomo, che sarebbe meglio uccidere (fate presto, capite). È dunque più utile così al partito della morte, dal punto di vista strumentale. Se andate in una casa di riposo, se conoscete una mamma che ha dei limiti, se avete un amico che ha problemi di salute, però, potete anche scoprire che non c`è solo disperazione nel mistero della vita: c`è anche la dignità che ogni istante, anche l`ultimo, possiede. Perché la vita è anche rapporto col mistero, profondità, voglia d`essere, nonostante tutto ci chieda un`effimera perfezione, come le mele lucide del supermercato. Chi strumentalizza tutto questo, col seguito di ministri che usano la morte per un finto liberismo, non ha capito che la vita è differente da un i-Pod, da un prodotto da supermercato. Allora è chiaro che il presepe dà fastidio, come è chiaro che il dibattito che precede questo Natale sia misero come mai è stato nella storia. Ancora pochi giorni e i titoli arriveranno a parlarci dei cotechini (che sono più magri di una volta) e dei panettoni. Domenica, Romano Prodi avrebbe aperto una bottiglia di “Champagne Ferrari“ – scrivono i giornali – per festeggiare un precario che è stato assunto come giornalista. Lui era andato a casa del premier con un Asti spumante e i bicchieri di plastica, ma Prodi aveva lo Champagne. Che poi non è Champagne (se lo sapessero i francesi che lo chiamiamo in quel modo, ci tirerebbero le orecchie). È uno spumante classico: il signor Lunelli ne manda sempre ai leader del centrosinistra. Anche il Montepulciano d`Abruzzo non si potrà più chiamare così (e Marini dovrebbe insorgere), mentre il Tocai Friulano in questo momento è addirittura senza nome. Eppure questi vini resteranno sempre col nome che abbiamo conosciuto, come la vita sarà sempre la vita, anche se qualcuno vorrebbe dirci che è meglio se diventa morte. Ma Gesù bambino è venuto per la vita, nonostante la morte in cuore per tutta questa sceneggiata ridanciana, sulla nostra pelle e su quella delle generazioni che verranno.

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