17 Dicembre 2006

Un Natale all`insegna dei prodotti tipici ma con tanta voglia di risparmiare

PERUGIA – Un Natale all`insegna dei prodotti tipici ma con tanta voglia di risparmiare. Così glI umbri si preparano ai tradizionali manicaretti di fine anno, tra pietanze immancabili sulle tavole della regione e qualche sperimentazione, con un occhio al portafogli, l`altro alla tradizione. Intanto, dicembre si conferma mese d`oro per gli alimentari, con le famiglie umbre che, rispetto al resto dell`anno, spendono dai 200 ai 270 euro in più, con un 2% di aumento rispetto alla spesa 2005. “Prevediamo un Natale in linea con quello dello scorso anno – spiga Gianni Rocchi, segretario Alimentaristi Confesercenti – con gli umbri che si confermano fedeli innanzitutto alla tradizione di trascorrerlo in casa. Ma un picco di spesa è previsto anche per il cenone di San Silvestro mentre in diverse parti della regione “resiste“ anche il pranzo di Capodanno. La novità rispetto al passato è semmai rappresentata dalla flessione nei consumi dei prodotti industriali legati al Natale (vedi pandoro, panettone, torrone) con una maggiore ricerca di prodotti maggiormente legati al territorio: a cominciare dai dolci tipici artigianali“. Le stime di Confcommercio parlano di un 2,1% di spesa alimentare in più rispetto allo scorso anno con le famiglie umbre che, in linea con quelle del centro Italia, non pensano di spendere a raffica, ma neanche di tirare la cinghia all`esasperazione. Secondo l`inchiesta sui consumi di Natale, in provincia di Perugia 32 famiglie su cento optano per prodotti alimentari tipici di qualità, il 23% per alimentari tradizionali, mentre il 21% cederà alle promozioni. Tecniche, queste ultime, sulle quali i Consumatori hanno qualche riserva. “Non contestiamo certo le offerte – spiega Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – ma a fronte di prezzi unitari inferiori, il cliente è spinto a comprare oltre il necessario: tre o quattro prodotti dello stesso tipo dei quali non sempre ha bisogno. E il rischio è che si alimentino sprechi. Il nostro consiglio è di preparare una lista della spesa ed attenersi a quella“.

Con panettoni, pandori, torroni e dolci vari natalizi che compaiono sugli scaffali già ad ottobRe, il rischio è che si arrivi alle feste già saturi. Così, ecco il ritorno dei prodotti locali, di piatti e ricette legate al territorio e capaci di disegnare, in alcuni casi, tavole dai contorni etnici. Si guarda un po` più alla qualità, ma senza perdere di vista il bilancio domestico. E non è solo una questione di prezzi, visto che (dati Maposserva alla mano) in un anno i prodotti primari dell`alimentare, pur con qualche eccezione, hanno tenuto più o meno le posizioni. Si tratta di far quadrare i conti di un anno con sempre più umbri che fanno già fatica a gestire la routine quotidiana e, ancor di più, a passare le feste “come tradizione comanda“. Questo spinge a fare qualche conto in più e dove una si optava solo per pesce o tartufo, caviale o fois gras, ora ci sono meno remore a portare in tavola anche piatti più semplici. “In Umbria c`è un clamoroso ritorno all`antico – spiega Antonio Boco, esperto enogastronomico perugino – e laddove una volta si sperimentava, oggi si ritorna ai capisaldi della tradizione. A cominciare dai cappelletti, rigorosamente fatti a mano, con una ricerca quasi sistematica dei prodotti legati al territorio, come il pollo d`erba, allevato in modo artigianale. E anche chi non vuole appiattirsi seguendo certi stereotipi, trova il modo di ispirarsi al territorio: tra le ricette più in voga in questo Natale c`è ad esempio il cus- cus al sugo di piccione, condimento tipico locale abbinato ad una ricetta dai sapori etnici“. Innovazione con cautela quindi anche sulle tavole degli umbri dove gli stereotipi resistono e dove il fai da te, da costrizione è diventata quasi una conquista. “La riscoperta delle cose semplici e locali – aggiunge Boco – accompagna il ritorno delle preparazioni domestiche che diventano un momento di tempo liberato: il piacere di prepararsi le cose da soli“. Un piacere che in Umbria si abbina con la tendenza a trascorrere le feste in casa, tra parenti. “In questo siamo una regione anomala rispetto al resto d`Italia – spiega Gianni Rocchi di Confesercenti – e quasi tutti restano a casa per Natale la cui spesa subisce una vera e propria impennata“. Secondo Confcommercio, a dicembre le famiglie spendono da 200 a 280 euro in più rispetto agli altri mesi ma questa maggiore propensione alla spesa spesso nasconde anche il rischio di sprechi. “Notiamo che negli anni cresca la tendenza a far comprare sempre di più – spiega Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – così, con la pasta fatta in casa ti vendono il piatto, con il miele il cucchiaio di legno e così via. Ma non bisogna perdere di vista il proprio budget ed anche nei prodotti di marchi commerciali si rischia di comprare più di quello che serve“. Così, mentre perdono terreno i prodotti alimentari natalizi “industriali“, si registra anche un ritorno all`acquisto dei prodotti artigianali. “Per un buon prodotto artigianale di pasticceria – aggiunge Rocchi – qualcuno è disposto anche a spendere di più così come resistono lenticchie e zampone, oltre ai tipici dolci umbri (vedi pinolate e pinocchiate, ndr)“. Tra i commercianti c`è comunque ottimismo confermato anche da una nuova tendenza maturata tra i clienti. “In tanti – fa notare Pietro Passeri, presidente alimentaristi Confcommercio Perugia – hanno già prenotato salmone, carne e frutta (vedi uva e ananas, ndr) per non rischiare di restare senza nei giorni immediatamente precedenti il Natale. La tradizione resiste ed anche i negozianti si organizzano per coltivarla: con offerte ma anche proponendo prodotti particolari, idee nuove e cibi preparati“. A proposito di prodotti tipici natalizi, dalle associazioni dei consumatori, arriva un invito a controllare le etichette per non restare penalizzati nel rapporto qualità/prezzo non sempre “gentile“. “Nel caso della frutta – spiega la Falcinelli – bisogna controllare incarti ed anche i contenitori per essere certi della provenienza del prodotto. Purtroppo, il cartellino non sempre dice la verità“. L`Aduc, invece, ha stilato un vero e proprio decalogo per chi compra pesce. Chi cerca ad esempio, salmone affumicato deve contatare che l`etichetta contenga la scritta “affumicato a legna“, altrimenti rischia di mangiare un prodotto che non ha visto né legna da ardere né il relativo fumo perché è stato semplicemente siringato con un aroma al fumo, consentito dalla legge, e per questo deve essere più economico. “Questo – spiegano dall`associazione – serve a capire perché alcuni salmoni costano 20 euro al chilo ed altri 80“. Tra gli altri prodotti tipici per il cenone, il capitone. “L`Italia è il primo produttore europeo di anguille allevate intensivamente in acqua dolce ma il capitone è la femmina adulta che pesa circa un chilo. Spesso invece si vendono come capitoni le anguille di entrambi i sessi e da mezzo chilo: tanto chi li riconosce?“. Infine un avvertimento per i consumatori di vini e caviale: “Spesso vengono fatti passare per spumanti alcuni vinelli frizzanti (vino bianco con aggiunta di gas) mentre al posto del caviale si vendono le uova colorate di comuni pesci che lasciano il colorante sulla tartina“.

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