11 Dicembre 2006

La fiction italiana perde terreno

La fiction italiana perde terreno

Agostino Saccà lancia l`allarme: Le nostre produzioni rischiano di essere marginali La guerra dell`audience

I telefilm americani, trasmessi da Sky, Fox, Viale Mazzini e Mediaset, tolgono spazio a quelli italiani Ma il problema vero è la qualità del prodotto offerto al pubblico

La fiction italiana, dopo qualche stagione di successo, comincia a perdere terreno. L`attacco dei telefilm americani, in onda su Raidue, Italia 1 e sui canali satellitari di Fox e Sky, potrebbe trasformare i prodotti nostrani in un “fenomeno marginale“. Queste le valutazioni del Direttore di Rai Fiction Agostino Saccà, il quale, in un incontro-bilancio tenutosi a Roma, ha voluto lanciare un allarme ai produttori televisivi dell`Apt. La Rai ed il Ministero delle comunicazioni hanno firmato un contratto che prevede l`aumento da 280 a 390 milioni di euro della quota che il servizio pubblico dovrà investire nella produzione di materiale audiovisivo. Questi finanziamenti, però, richiedono alla Rai di adeguarsi alle normative europee, valorizzando i diritti per un periodo massimo di 7 anni. Questo significa: più soldi per la fiction ma perdita dei diritti televisivi dei prodotti che vanno a riempire gli scaffali dell`archivio pubblico e che, di conseguenza, non possono essere proiettati da altri canali. I produttori, liberati dai vincoli, sono divisi: le maggiori agenzie guardano con fiducia alle nuove aperture del mercato; quelle più modeste, in grado di sformare una fiction all`anno, potrebbero perdere la loro unica piazza. Nessuno, nel frattempo, ha il coraggio di sollevare il problema qualità. “LOST“, “Grey`s Anatomy“, “24“, “Dottor House“, “C.S.I.“, “Senza Traccia“: la valanga di titoli in arrivo dagli USA rappresenta la migliore generazioni di prodotti televisivi della storia del piccolo schermo. Girati con pellicole cinematografiche, diretti, montati e fotografati con straordinaria professionalità ma, soprattutto, scritti ed interpretati da alcuni dei migliori talenti della cinematografia d`oltreoceano, questi telefilm stanno alla fiction nostrana come un peso massimo ad un peso mosca. I produttori italiani sembrano affidarsi ad un`idea di pubblico così ingenua da essere quasi offensiva. Se lo scopo è quello di accontentare la proverbiale “casalinga di Voghera“, i risultati sembrano portare ad un imminente disastro. Il pubblico è grado di giudicare la qualità di quello che vede. È in grado di capire che anche i prodotti di maggiore successo dell`ultima stagione italiana, come “Distretto di Polizia“, “Codice Rosso“ e “La freccia nera“, al confronto della concorrenza sembrano ricette amatoriali. Personaggi privi di spessore, una divisione quasi fiabesca tra buoni e cattivi, trame scontate e piene di errori logici: sono solo alcuni dei difetti più marcati che la velocità di produzione e la carenza di buoni scrittori, hanno infuso, quasi fossero imposizioni culturali, alla nostra fiction. La prima serata, con lo spettro del Codacons che incombe su ogni fotogramma, non può permettersi ambiguità. Corruzione, violenza, azione, colpi di scena a tinte forti: tutti gli ingredienti che incollano il pubblico alla poltrona vengono epurati dalle nostre fiction in nome di un pubblico “medio“ che non esiste più, che, secondo alcuni, non sarebbe in grado di cogliere le sfumature, di seguire trame più complesse, di rifiutare inutili buonismi o la tortura di veder “recitare“ il raccomandato o la raccomandata di turno. Succede allora che gli spettatori, in cerca di prodotti “popolari“ e non “popolani“, cambino canale.

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