In ritardo l`assegnazione degli alloggi pubblici
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fonte:
- Il Giorno
MILANO Il COMUNE ha due anni di tempo per trovar loro un alloggio. La legge prevede però che, scaduto il termine dei ventiquattro mesi, chiunque rientri nella graduatoria degli aventi diritto a un`abitazione pubblica è costretto a ricominciare da capo l`iter per l`assegnazione.A rituffarsi nella compilazione di moduli e bandi. Come se trovar casa dipendesse da loro. Risultato: per molti “senzatetto“ a cui, sulla carta, è già stato assegnata un`abitazione, sarà un Natale amaro. Con l`anno nuovo dovranno presentare una nuova richiesta. I ventiquattro mesi previsti dalle normative scadono infatti il prossimo 31 dicembre e ad oggi sono un centinaio gli aventi diritto a cui non sono ancora state consegnate le chiavi dell`appartamento. Il motivo è la carenza di alloggi pubblici in città. FESTE E RELATIVA chiusura degli uffici in vista, il rischio di rimanere senza un tetto è altissimo. Ecco spiegato il centinaio di segnalazioni ricevute dal Codacons, associazione di tutela dei consumatori, per questo e altri problemi legati alle residenze pubbliche. Tra gli iscritti alla graduatoria, la percentuale di quanti hanno deciso di adire le vie legali è bassissima. “Inferiore al dieci per cento delle segnalazioni raccolte“ puntualizzano dal Codacons. “Naturalmente si tratta di persone in gravi difficoltà economiche: hanno paura a imbarcarsi in una causa legale“. TRA LE ECCEZIONI figura H.M., filippina di 30 anni, con due figli a carico, che dopo dieci anni era riuscita a farsi assegnare un alloggio. Sulla carta ha un tetto, ma in mano non ha le chiavi. La prima domanda all`Ufficio Alloggi del Comune l`ha presentata nel 1995. Dieci anni dopo, era l`8 agosto del 2005, l`Ufficio le comunica di averle riconosciuto il diritto ad una casa. Entra di fatto nell`ultima graduatoria, anticamera della definitiva sistemazione. Ma ad oggi il Comune non le ha ancora comunicato dove potrà andare ad abitare. Considerata la celerità con cui è fin qui avanzata la prassi e l`imminente scadenza della graduatoria, la donna ha ormai perso le speranze. Si è rivolta ai legali del Codacons. I quali spiegano di avere (in corso o già concluse) un`altra decina di cause simili intentate contro il Comune. “MA LA GRANDE maggioranza non sporge denuncia, si limita a semplici segnalazioni o, peggio, al silenzio“ spiega l`avvocato Carlo Gasparro.Insieme al collega Angelo Cardarella, sta seguendo il caso della trentenne filippina. Insieme tengono a far sapere che in base alla legge 500 approvata nel 1999, gli aventi diritto a un alloggio possono chiedere al Comune il risarcimento del “danno esistenziale“. In dottrina non mancano vicende giudiziarie conclusesi con successo. Con risarcimenti anche dell`ordine dei 500 mila euro. “La legge del `99 riconosce il diritto alla casa come interesse legittimo del cittadino. Quando si lede un interesse legittimo c`è la possibilità di contestare i danni, il danno esistenziale in particolare“ fanno sapere a una voce i due legali.
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