8 Novembre 2006

Sarà l`agricoltura a salvare l`Italia

No agli Ogm, difesa delle tradizioni, delle biodiversità, della cultura e del territorio. Sono questi i valori dell`agricoltura e dell`agroalimentare italiano fissati nel manifesto promosso dal Consiglio dei Diritti Genetici di Mario Capanna, sottoscritto da 18 organizzazioni, rappresentanti del mondo agricolo, di quello ambientalista, dell`artigianato, della grande distribuzione, dei consumatori e della scienza, presentato ieri a Roma, di cui pubblichiamo ampi stralci. L`agricoltura, nelle moderne economie post-industriali, assume una nuova, decisiva centralità. Non è più solo il settore che produce per “riempire gli stomaci“: determina anche le condizioni che possono incidere sulla qualità della vita e la serenità delle persone. (…) Con il complesso sistema di rapporti che può sviluppare – interpersonali, interterritoriali, interculturali, di produzione e trasformazione, fino alla riduzione dell`inquinamento, alla prevenzione di malattie (non solo di origine alimentare), all`incremento del turismo, delle bioenergie ecc. – l`agricoltura è proiettata a divenire il volano vitale del progresso presente e futuro. L`Italia costituisce al riguardo un caso emblematico. Il nostro territorio nazionale è costituito per il 76,8 per cento da aree collinari e montane e per più dell`80 per cento da aree rurali, dove l`agricoltura, anche quando non è in grado di svolgere un ruolo economicamente decisivo, contribuisce, comunque, a determinare le caratteristiche sociali, ambientali e paesaggistiche. Circa 5.800 comuni, sugli oltre 8.000 presenti in Italia, hanno meno di 5.000 abitanti e costituiscono la vera spina dorsale di un sistema socio-economico che continua a essere fondato su piccole comunità e piccole-medie imprese, le cui possibilità di sviluppo sono, indissolubilmente, legate al territorio. Con queste caratteristiche del nostro sistema agricolo, l`Italia, se accettasse di misurarsi con gli standard di competitività imposti dall`attuale globalizzazione “unipolare“ e omologante, avrebbe di fronte una sola prospettiva: quella del sottosviluppo e dell`emarginazione. Al contrario: facendo leva con decisione sulle peculiarità originali della nostre produzioni agroalimentari – dunque esaltando i tratti della tipicità, della tracciabilità, della genuinità, del legame inscindibile territorio-storia-cultura (territori-storie-culture) – l`Italia è nelle condizioni non solo di crescere, ma anche di dare un contributo creativo, specifico e ineguagliabile, verso quella globalizzazione multipolare, multiculturale, multiproduttiva e democratica, che è necessaria al mondo, nel confronto fra le molteplici diversità compresenti e conviventi. (…) Stanno qui le ragioni di fondo – strutturali, culturali e strategiche – che rendono gli Ogm incompatibili con la nostra agricoltura. Al di là di ogni altra considerazione in merito ai diritti di brevetto e alla innocuità per la salute e l`ambiente, gli Ogm sono inaccettabili, perché economicamente non convenienti.(…) Lo stesso principio vale per l`Ue: ciascuno dei 25 Paesi che la compongono, e l`Unione nel suo insieme, hanno tutto da guadagnare nella differenziazione e rafforzamento delle proprie specificità produttive in campo alimentare, a maggior ragione nell`ambito della crescente concorrenza globale. (…) Il settore agroalimentare italiano ha la possibilità di realizzare una svolta storica, divenendo motore strategico di sviluppo della nazione e permettendole di svolgere un ruolo di avanguardia rispetto ai Paesi europei e a livello mondiale. Le condizioni favorevoli attuali permettono di crearne altre. Mai come adesso è possibile e necessario un progetto politico integrato, finalizzato a tutelare e valorizzare il ruolo e le diverse identità territoriali della nostra agricoltura, e a costruire, per ciascuna di esse, una dimensione propria nell`ambito dello “spazio globale“ che va definendosi su scala planetaria. (…) In particolare: il forte rapporto di complementarietà che lega agricoltori, consumatori e moderna distribuzione deve tradursi in un patto sociale forte, finalizzato a un modello di agricoltura che sia coerente con gli interessi della collettività e non più prevalentemente regolato in funzione delle logiche di profitto dei grandi gruppi oligopolisti. Si apre una grande strada per il futuro dell`agricoltura e del Paese. Si può percorrerla con fiducia anche perché sono maturi i tempi per costruire momenti di unità d`azione, sulle questioni di fondo, fra le organizzazioni degli agricoltori, dei consumatori, dell`ambientalismo, di settori della distribuzione, del commercio, dell`artigianato, della scienza, della cultura – ferme restando le peculiarità storiche di ciascun soggetto. In questo contesto il carattere multifunzionale dell`impresa agricola assomiglia al ruolo della cellula nell`organismo: più essa è sana e dinamica, e interagisce efficacemente con le altre, più l`intero organismo è vitale. Proprio di questo ha bisogno l`Italia. Paolo BEDONI, Presidente COLDIRETTI; Andrea BERTOLDI, Presidente ASSOBIO; Roberto BORDESE, Presidente SLOW FOOD ITALIA; Mario CAPANNA; Presidente CONSIGLIO DIRITTI GENETICI; Michele CANDOTTI, Segretario Generale WWF; Roberto DELLA SETA, Presidente LEGAMBIENTE; Andrea FERRANTE, Presidente AIAB; Giorgio GUERRINI, Presidente CONFARTIGIANATO; Ernesto LANDI, Presidente ORDINE DEI BIOLOGI; Elio LANNUTTI, Presidente ADUSBEF; Sandro MOSCARDI, Presidente CNA ALIMENTARE; Andrea OLIVERO, Presidente ACLI; Giuseppe POLITI, Presidente CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI; Guido POLLICE, Presidente VAS; Mario PRESTAMBURGO, Presidente SOCIETÀ DI ECONOMIA AGRARIA; Carlo RIENZI, Presidente CODACONS; Vincenzo TASSINARI, Presidente COOP-ITALIA; Rosario TREFILETTI, Presidente FEDERCONSUMATORI.

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