5 Novembre 2006

Quanto ha pagato lo Stato per salvare Torsello?

Quanto ha pagato lo Stato per salvare Torsello? Il governo continua a negare ma indiscrezioni parlano di centinaia di migliaia di euro

Roma – Dal governo il ritornello è sempre lo stesso, “Non risulta che sia stato pagato un riscatto“, ma tutti sanno che non è vero. La linea italiana verso i sequestri in Iraq e Afghanistan è sempre stata una sola: pagare. Anche per Gabriele Torsello il punto quindi non è tanto capire se , quanto piuttosto capire quanto il governo italiano ha sborsato per riaverlo vivo. Alcune voci parlano di “centinaia di migliaia di euro“, e la stessa vicenda di Clementina Cantoni, rapita in Afghanistan nel maggio 2005 e rilasciata un mese dopo, sembra confermare questa ipotesi. Nel caso della cooperante il tribunale di Kabul che processò i rapitori appurò che vennero versati 200mila euro, nonostante il governo italiano non ammise mai tale circostanza. La storia si sta ripetendo oggi: “C è stata una trattativa – ha detto il sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri – ma allo stato non risulta sia stato pagato un riscatto. L importante è che Torsello sia tornato a casa sano e salvo. La sua liberazione è il risultato di un operazione ben coordinata tra varie parti, dalla diplomazia al servizio di sicurezza militare, ai volontari di Emergency. Un coordinamento importante, una sinergia che ha consentito di giungere al buon esito della vicenda“. Quello che Forcieri non può però spiegare è come si sia arrivati alla liberazione del fotoreporter italiano, perché da un giorno all latro i suoi sequestratori abbiano deciso di lasciarlo andare. Oltretutto nessuno lo obbliga a farlo il reato di sequestro per terrorismo per il quale alla procura di Roma è stato aperto un fascicolo, non obbliga l autorità inquirente ad alcun accertamento patrimoniale sui protagonisti della vicenda. Accertamenti che invece chiede a gran voce l associazione dei consumatori Codacons che ha presentato alla procura della capitale un esposto, nel quale si invita la magistratura a “indagare per accertare se davvero ci sia stato il pagamento di un riscatto. Se così fosse ci troveremmo dinanzi a un fatto gravissimo, ossia un utilizzo criticabile se non improprio di soldi pubblici dei cittadini“. “Non è giusto – afferma Carlo Rienzi, presidente Codacons – che siano i cittadini a pagare di tasca propria per i riscatti di chi volontariamente e coscientemente si reca in zone ad elevato rischio rapimento indipendentemente dai motivi che lo hanno indotto a recarsi in luoghi pericolosi. Gli italiani sono stanchi di aprire il portafogli ogni volta che si verifica un rapimento, e proprio su questo tema giace da un anno un esposto del Codacons in Procura relativo ai precedenti rapimenti di italiani in zone al elevato rischio“. I desideri del Codacons, come quelle di tanti cittadini, di conoscere con precisione cosa davvero avvenuto in Afghanistan, sono però destinati a non venire esauditi, anche perché sul caso di Torsello si è innestato il caso Sismi . Il servizio segreto militare è infatti da mesi sotto i riflettori, e al centro di insistenti voci di “azzeramento“, per la vicenda Abu Omar: il successo dell operazione Torsello permette di rilanciare le quotazioni degli attuali vertici e difficilmente sentiremo ammettere ai nostri 007 – come sottolineato da più parti – che il loro ruolo si è in pratica risolto nel raccogliere un po di dollari e consegnarli ai rapitori. Torsello è arrivato ieri verso le 13 all aeroporto di Ciampino a bordo del Falcon 900 della Presidenza del Consiglio. Tunica e pantaloni bianchi, sandali ai piedi, ha rivolto un sorriso alle decine di fotografi e cameraman che fin dalla mattina hanno affollato lo scalo romano, e ha semplicemente ripetuto un “grazie Italia, sto bene“. Grande spiegamento di autorità ad attendere il reporter, c era il ministro della Difesa Arturo Parisi, il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, e del Senato Franco Marini. I genitori di Torsello sono rimasti ad Alessano (Lecce) insieme al figlio di Gabriele. A Ciampino c erano la moglie e alcuni cugini. Prima però di raggiungere i famigliari in Puglia, Torsello ha dovuto fare una lunga sosta, circa tre ore, negli uffici dei pm capitolini Franco Ionta, Erminio Amelio e Pietro Saviotti, ai quali – da quanto trapelato da palazzo di Giustizia – ha ripetuto di non avere “la più pallida idea“ di chi potessero essere i suoi sequestratori. Ad Alessano il reporter è arrivato nel tardo pomeriggio. Anche lì ad attenderlo c erano decine di giornalisti, con i quali si intrattenuto brevemente: “Sono stati 23 giorni bui e scuri. – ha detto – Grazie a tutti, non ci sono parole per descrivere la felicità che provo e il calore che mi ha dato pensare alla famiglia, agli amici e che mi ha permesso di passare questo periodo“.

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