2 Novembre 2006

I buoni della nonna che fruttano 4 miliardi

Migliaia di anziani e giovani milanesi continuano a investire nei “vecchi“ titoli delle Poste. Con guadagni record Vero che i Buoni fruttiferi postali hanno quel nonsoché di anacronistico e che, a pensarli, ci si immagina soltanto la nonnetta con pensione tremolante. Eppure, nella sola Milano, proprio quegli stessi Buoni fruttiferi postali circolano per un valore di quattro miliardi di euro. Oltre il due per cento del complessivo nazionale. Come se quasi l`intera popolazione milanese, su per giù il due per cento di quella italiana, fosse proprietaria di un Buono. Questo in teoria. In pratica, la clientela specifica delle Poste resta principalmente costituita dai pensionati. Che ne sono i più assidui frequentatori e pure i maggiori investitori in Buoni fruttiferi. Ma oggi, a ottant`anni dalla sua nascita (i primi titoli furono emessi nel 1925), la modalità d`investimento finanziario del servizio postale italiano ha conquistato famiglie, giovani e un`ottima posizione. “Che è destinata a crescere“, precisa Giampiero Cantoni, ex presidente di Bnl e attuale senatore azzurro. “Il dato milanese è decisamente significativo e vedrà un incremento“, spiega, “perché le Poste Italiane hanno fatto notevoli investimenti nell`offerta dei servizi per migliorare la propria posizione“. In questo modo, i loro prodotti sono diventati nettamente competitivi e i Buoni fruttiferi destinati a erodere una fetta dei titoli di stato e dei bond emessi dalle banche. Così, mentre l`International Herald Tribune plaude alla trasformazione del servizio postale nostrano, preso a modello da Paesi europei come Francia e Germania, nella provincia di Milano i Buoni fruttiferi in circolazione ammontano a un controvalore di 8,5 miliardi di euro. A dettare la convenienza d`investire i propri soldi là dove si spediscono le lettere sono diversi fattori. Attualmente i Buoni sono disponibili in varie tipologie, da quelli ordinari (a tasso fisso crescente e durata massima di 20 anni), a quelli di 18 mesi, che, come fanno sapere dai servizi postali lombardi, “stanno avendo un grandissimo successo, per i tempi brevi e perché già a sei mesi puoi venderli e ti viene riconosciuto il tasso d`interesse“. I Buoni postali presentano, poi, un rendimento effettivo annuo spesso più alto di quello di altri titoli: sino al 4,83 per cento, ad esempio, nel caso dei Buoni indicizzati a scadenza, che prevedono alla fine dei sette anni anche il pagamento di una cedola premio aggiuntiva. Infine, oggi ci sono pure gli investimenti dedicati ai minori, da zero a sedici anni e mezzo: restituiscono sempre il cento per cento del capitale, gli interessi maturano fino al diciottesimo anno d`età, il rendimento a scadenza è sensibilmente più elevato di quello dei Buoni ordinari di pari durata. Il diversificarsi dei servizi non toglie che “il vero plus valore dei nostri prodotti d`investimento finanziario sia la grande fiducia che le persone ripongono nelle garanzie offerte“, commenta Massimo Sarmi, amministratore delegato di Poste Italiane. La trasparenza di gestione dei Servizi postali è, tradizionalmente, il vantaggio sulle banche, insieme alla sicurezza dei Buoni, emessi da Cassa Depositi e Prestiti e garantiti dallo Stato Italiano. Tradotto: non c`è pericolo di finire dentro un crac. Per questo, chi compra i titoli degli uffici postali non ama di certo gli investimenti rischiosi. Infatti, per chi vuol guadagnar di più, le Poste non sono l`ideale. Non a caso dal Codacons sollecitano a cambiare aria. “Il risparmiatore“, spiega il presidente, Marco Donzelli, “deve svegliarsi e rivolgersi alle Sim, per ricevere consulenza su come investire e rendere produttivi i propri soldi. Le banche, e di questo passo anche le Poste, non possono più indirizzare e fare consulenza, svolgono piuttosto il ruolo di controparte. Insistendo solo su certe modalità d`investimento, che non considerano il circuito internazionale, gli indici di redditività diventeranno sempre più bassi“.

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