12 Ottobre 2006

I poveri sono sette milioni

I poveri sono sette milioni
L`11,1% delle famiglie non è in grado di spendere 936 euro al mese
Il sud l`area di maggiore disagio: “Una situazione drammatica“

ROMA La povertà è stabile in Italia ma il Mezzogiorno si conferma come un`area di grande disagio, non solo per numero di famiglie che vivono sotto la soglia (il 24% rispetto al 4,5% del nord e al 6% del centro) ma anche per intensità della povertà che raggiunge il 22,7% rispetto al 17,5% e al 18,9%. Lo afferma il rapporto annuale dell`Istat sulla povertà relativa (2005), ossia la povertà stimata in base alla spesa media procapite che per una famiglia di due persone è pari a 936,58 euro mensili (+1,8% rispetto al 2004). Chi non è in grado di spendere tale cifra è giudicato povero.I poveri in Italia sono 7.577.000, pari al 13,1% della popolazione residente (era il 13,2% l`anno precedente). Si tratta dell`11,1% (era l`11,7%) delle famiglie residenti, ossia di 2.585.000 nuclei familiari. Per l`Istat, queste oscillazioni non sono statisticamente significative. POVERTÀ FA RIMA CON SUD Nel Mezzogiorno il 24% delle famiglie è sotto la soglia di povertà. La regione meno povera è l`Emilia-Romagna (2,5%); seguono la provincia di Bolzano (4%) e la Lombardia (3,7%). In fondo alla classifica, Sicilia (30,8%), Campania (27%), Basilicata (24,5%).COME SONO LE FAMIGLIE POVERE Sono quelle numerose, composte da anziani e da disoccupati. I nuclei con 5 o più componenti presentano livelli di povertà più elevati. Tra le famiglie con almeno un anziano l`incidenza di povertà (13,6%) è superiore di oltre 2 punti percentuali alla media e sale al 15,2% tra quelle con almeno due over 65. Povertà contenuta invece tra i single (3,5%) e le coppie senza figli di giovani (4,8%). A forte rischio di povertà anche le famiglie con a capo una persona con basso titolo di studio (17,6%), 4 volte superiore a quella tra le famiglie con a capo una persona che ha conseguito almeno la licenza media superiore (4,5%). L`esclusione dal mondo del lavoro determina situazioni di particolare svantaggio: è povera quasi un terzo delle famiglie (31,4%) con a capo una persona in cerca di occupazione (l`83% è al sud)ANZIANI MENO POVERI RISPETTO AL 2004 Anche se sono sotto la soglia di povertà, gli anziani stanno meglio. Tra le famiglie con almeno un anziano, la povertà è passata dal 15% al 13,6% e, in misura maggiore, fra quelle con due o più anziani (dal 17,3% al 15,2%). Fra gli anziani soli si è passati dal 13,7% all`11,7%.A RISCHIO 1 FAMIGLIA SU 10 Fra le famiglie non povere (l`88,9%), il 7,9% rischia di diventarlo e sono considerate “quasi povere“, ossia presentano livelli di spesa per consumi superiori alla linea standard di non oltre il 20%. Si tratta, appunto, di una famiglia non povera ogni 10, di una ogni 5 al Sud. Per il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, questi dati “fotografano una situazione drammatica per larghe fasce della popolazione italiana“ e che “le tanto vituperate pensioni sono l`unico strumento che difenda alcune fasce sociali dalla povertà“. I dati dell`Istat sono stati criticati dal Codacons per il quale le famiglie povere sarebbero almeno il triplo di quelle registrate. Critiche anche dal sindacato Usi/Rdb ricerca, presente anche all`Istat. A suo avviso, “é una statistica notoriamente insulsa e nasconde al paese l`unico dato significativo, quello sulla povertà assoluta. In realtà la povertà relativa è una misura che dice poco sull`indigenza del paese, visto che anche in una comunità di ricchi, il meno ricco risulterebbe relativamente povero“.

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