11 Ottobre 2006

Il Garante della privacy censura i narcotest “rubati“ dalle Iene

Il Garante della privacy censura i narcotest “rubati“ dalle Iene ai deputati italiani. Il servizio non va in onda, ma il dato resta. La sinistra: “Abolire la legge Fini“

Roma No al video sugli onorevoli drogati. La censura dal garante della privacy arriva in mattinata e la provocazione delle Iene, durante la giornata, raggiunge il picco di visibilità. Così il fatto che ieri sera il servizio realizzato dalla “iena“ Matteo Viviani con narcotest a sorpresa su 50 ignari parlamentari – di cui il 32% è risultato positivo all`assunzione di cannabis o cocaina nelle precedenti 36 ore – non sia andato in onda, non ha scalfito di una virgola il successo dell`iniziativa. “Raccolta illecita di dati di natura sensibile, in quanto attinenti allo stato di salute“. E` la motivazione con cui l`Autorità garante della privacy ha disposto il blocco, “con effetto immediato“, nel caso in esame, “dell`ulteriore trattamento, in qualunque forma“, dei dati personali “consistente in informazioni, immagini e risultanze di test“. Perché, secondo il Collegio dei garanti, riunitosi d`urgenza ieri mattina, la violazione della privacy è avvenuta “al momento della raccolta dei dati“, “a prescindere dalla diffusione attraverso il programma televisivo“. Non manca infine una bacchettata del Garante anche per aver violato la deontologia professionale dei giornalisti che imporrebbe “il dovere di trattare i dati per scopi espliciti, di rendere note le proprie identità e lo scopo della raccolta dei dati, e di evitare artifici e comportamenti scorretti“. Ma gli artifici – telecamere nascoste, registrazioni rubate e travestimenti vari – sono, in realtà, lo strumento base con cui lavora lo staff del programma cult di Italia 1. “Andiamo in onda da dieci anni rispettando la privacy di tutti, perfino dei ladri di motorini, figuriamoci quella dei deputati – si difende Davide Parenti, autore capo delle Iene – Il test era anonimo, il servizio non mostrava i volti e noi stessi non sappiamo chi era risultato positivo. L`onorevole Bocchino ha chiesto di distruggere il suo test, ma noi non avremmo saputo individuarlo. Abbiamo solo testato la temperatura di una realtà, verificando il peccato, ma non il peccatore“. E mentre il Codacons considera “un grave reato“ avere estorto il test ai parlamentari durante finte interviste – grazie al metodo drugwipe, un tampone usato dalle polizie stradali, che trova in pochi minuti tracce di stupefacenti nel sudore o nella saliva – sono oltre il 92% le persone che difendono le Iene nei sondaggi on line di Repubblica e Corsera. Così come dalla parte degli spregiudicati reporter – che non hanno ancora mai fatto outing personale sull`uso di droghe – si sono schierati anche molti deputati. “Nessuno ha mai chiesto di bloccare le altre puntate, perché per noi parlamentari dovrebbe essere diverso?“ si chiede Silvana Mura (Idv) e il suo capogruppo, Fabio Evangelisti, uno dei “tamponati“, dà il via libera alla sua immagine. Lo stesso Italo Bocchino (An) che l`altro giorno aveva minacciato querele, ci ripensa e annuncia una liberatoria per timore che “gli effetti del blocco siano anche peggiori dell`incauta trovata delle Iene“, ma chiede esami tossicologici per i parlamentari. “L`intervento del garante protegge la privacy del potere – accusa Pietro Moretti, dell`Aduc, che tutela i consumatori – i cittadini hanno il diritto di sapere che molti di coloro che fanno leggi punitive verso il consumo di droghe, a loro volta si drogano“. “Un intervento del tutto sproporzionato“, per il verde Paolo Cento. “Non abbiamo censurato il programma, ma la raccolta clandestina di dati intimi come quelli sanitari – ribatte Mauro Paissan, componente del collegio Garante – Se oggi avessimo lasciato correre, domani avremmo legittimato i test illegali su Aids, Dna, o di paternità, magari sottratti dalle aziende agli aspiranti lavoratori. E` un furto d`identità vero e proprio, una forma moderna di discriminazione sociale“. E` d`accordo Luigi Manconi, sottosegretario Ds alla giustizia, che però esorta a rinunciare “a questa sorta d`immunità parlamentare“. E mentre per Fabio Mussi la cosa “non va presa troppo sul serio“, molti deputati ammettono di essere stati intervistati ma tutti negano l`uso di droghe: dal responsabile giustizia dello Sdi Enrico Buemi, al presidente dell`Arcigay Franco Grillini, al verde Tommaso Pellegrino, che però chiede di abolire subito la legge Fini-Giovanardi. L`unico ad ammettere di essere un consumatore di cannabis è anche l`unico a non essere stato sottoposto al test, essendosi rifiutato di farsi truccare durante l`intervista perché “mi mettevo vergogna“. Lui, l`onorevole Francesco Caruso vive in Italia, non sulla luna.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this