9 Settembre 2006

“Sulla cessione Aem aveva ragione la Cgil“

Milano: fondate le nostre preoccupazioni
“Sulla cessione Aem aveva ragione la Cgil“



“La probabile pronuncia definitiva della Corte Europea, rimettendo in discussione la governance di Aem, è un ulteriore elemento di difficoltà che giunge nel momento in cui le utilities locali si pongono il problema delle politiche industriali e di un salto di qualità anche dimensionale“. Secco giudizio della Cgil milanese, dopo il parere indirizzato dall`avvocatura alla Corte di giustizia, che dovrà esprimersi a proposito di una richiesta del Tar lombardo, dopo i ricorsi del Codacons a proposito appunto di governance e di Aem, dello statuto cioè che consente al Comune di Milano di detenere la maggioranza del consiglio di amministrazione, solo con il 33,4 per cento del pacchetto azionario. “Siamo stati i primi – spiega Onorio Rosati, segretario della Camera del lavoro di Milano – a contestare la scelta dell`allora sindaco Albertini. Lui rispondeva che dalla vendita del diciassette per cento delle azioni si sarebbe ricavato quanto era necessario per investire nelle nuove infrastrutture. Noi ribattevamo che così il Comune avrebbe perso il controllo dell`azienda, perchè le modifiche allo statuto si sarebbero rivelate un escamotage velleitario, ignorando norme europee di concorrenza e circolazione dei capitali. Ma Albertini andò avanti. Sosteneva che quel diciassette per cento di azioni era improduttivo. Non si capisce perchè dal momento che Aem era ed è una società quotata in Borsa“. Rosati, l`accordo con la bresciama Asm è piaciuto però a molti… “Infatti non abbiamo espresso alcuna valutazione negativa. Siamo convinti che sia positivo il tentativo delle ex municipalizzate di cercare una dimensione al di là del proprio tradizionale territorio, che ne possano discendere benefici per gli utenti, che ne possano derivare una più forte capacità di investimento e quindi una miglior qualità dei servizi. Ma avevamo ben presente anche la questione della governarce. La probabile sentenza della Corte di giustizia rimetterà in discussione l`intesa raggiunta con Brescia e ovviamente espone Aem alle scalate di qualsiasi operatore…“. Il professor Giulio Sapelli indicava un altro problema: la diversità delle due aziende, il limite in particolare di Aem che non gestisce acqua e rifiuti… “La perplessità è anche nostra. Pensiamo che una multiutility debba governare il ciclo integrato dell`acqua, ora affidato a Mm, metropolitana milanese. Ma se sottraiamo l`acqua, che cosa rimane di Mm? Sono una società di engineering, di progettazione? Alla quale peraltro è stato tolto anche il compito di progettare le nuove due linee della metropolitana. Mentre l`acqua con Aem, visto la situazione azionaria dell`azienda, rischierebbe la privatizzazione e questo non lo possiamo accettare: acqua e acquedotto devono rimanere di proprietà pubblica. Poi ci sono i rifiuti. Amsa raccoglie e ricicla in parte con i termovalorizzatori. C`è la possibilità dello spezzatino: Amsa raccoglie, Aem ricicla. Ma non ci sembra la soluzione… Insomma vorremmo discutere di fronte a un vero piano industriale. Troppi punti oscuri ancora“. Per questo avete chiesto un incontro immediato con l`amministrazione comunale. Di mezzo, sempre nell`ipotesi che la fusione si faccia, c`è anche una questione d`occupazione. “Una questione che il piano industriale, promesso per la fine dell`anno, dovrà chiarire. Se mettiamo assieme Aem, Mm e Amsa si arriva a ottomila lavoratori, peraltro alle dipendenze con una babele di contratti, sette contratti nazionali di lavoro. Non so come si possa guidare una multiutility alle prese con questa pluralità contrattuale. Anche di questo si dovrà discutere, tenendo fermo l`obiettivo di difesa dell`occupazione “.

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