25 Agosto 2006

Caprioli piemontesi, uccisi i primi cento

Caprioli piemontesi, uccisi i primi cento

Sono più di cento i cerbiatti abbattuti tra Acqui Terme e Ovada e il numero è destinato a salire nei prossimi giorni. Imponente lo schieramento di forze dell`ordine per impedire che le proteste degli ambientalisti degenerassero, nonostante ciò qualche scontro c`è comunque stato. Un cacciatore che alle 6.30 di stamattina ha abbattuto il primo capriolo è stato oggetto di contestazioni da parte di manifestanti che presidiavano il centro di controllo,il luogo dove gli esperti verificano che gli animali abbattuti siano quelli selezionati. Gli animalisti hanno cercato in tutti i modi di mettere in salvo i caprioli usando gli strumenti a disposizione come fischietti, campanacci e pentole. Tra questi il coordinatore regionale dell`Enpa Giovanni Pallotti che da un` auto trasmetteva l`abbaiare di cani e il rumore delle armi per far si che gli animali si mettessero in salvo : “abbiamo fatto del nostro meglio, qui è pieno di gente che ama gli animali. Siamo soddisfatti per l`intervento del ministero anche se a questo punto se ne parlerà l`anno prossimo“. Una nota dell`ufficio stampa del ministero dell`ambiente ha, infatti, ribadito la posizione già espressa più volte da Alfonso Pecoraro Scanio sull`opportunità di sospendere l`abbattimento: “oltre ad aver chiesto da subito all`Infs un piano di fattibilità per il trasporto dei caprioli in alcuni parchi nazionali del centronord,il ministro aveva chiesto di studiare un piano a medio e lungo termine per la gestione degli ungulati nel paese“. Inoltre la nota ricorda come la questione dei bambi piemontesi “fornisca l`occasione per una riflessione più approfondita sulle strategie di gestione degli squilibri faunistici che com`è noto sono opera dell`uomo“. Si difende la regione Piemonte, affermando di essersi mossa nel rispetto delle regole europee. Non manca comunque, secondo l`assessore Taricco, “la volontà di verificare strade alternative“, mentre naufraga la possibilità dell`adozione perché gli animali risultano essere proprietà indisponibile dello stato e non possono vivere in cattività. E` fallito anche il tentativo del presidente del Parco Val Grande, Alberto Actis di ospitare almeno un centinaio di capi e salvarli così dalla morte. Intanto il Codacons definisce “sconsiderato“ il comportamento della presidente della regione Mercedes Bresso “che stravolge le leggi che regolano l`attività venatoria solo per ottenere una buona pubblicità“ e propone l`uso delle recinzioni elettriche per proteggere le piantagioni o di dissuasori sonori a ultrasuoni per mettere in fuga gli animali e tranquillizzare gli agricoltori. “Più che una mattanza è una strage che nessuna ragione può giustificare“ aggiunge l`assessore Vittorio Sgarbi. Anche per l`Enpa quello che sta accadendo è una “sconfitta del buon senso, il sintomo dell`incapacità di gestire il territorio“. Dopo gli ungulati dell`alessandrino toccherà ai 1500 della Lombardia.

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