25 Agosto 2006

Nasce l`associazione dei consumatori maltrattati dai commessi atipici

Il Codacons Nasce l`associazione dei consumatori maltrattati dai commessi atipici Ettore Artioli, vicepresidente di Confidustria con delega al Mezzogiorno, comincia con una precisazione: “Oggi si fa una grossa confusione tra lavoro precario e flessibile. Non si può mettere insieme chi viola le regole e le nuove forme di lavoro che si sono diffuse con le leggi firmate da Tiziano Treu e Marco Biagi“. A volte chi lavora fatica a distinguere. “Diciamo una cosa: nel sistema privato c`è molto lavoro flessibile e poco precariato. È però vero che, specie nel meridione, le nuove forme di lavoro sono diventate una scorciatoia per entrare nella pubblica amministrazione. Le due situazioni sono ben differenti“. Il lavoro flessibile, dicono gli industriali, ha creato nuovi posti. “Altroché. Sono contratti sempre più diffusi nel sistema economico, e mi spingo oltre: hanno fatto riprendere coraggio al sistema delle imprese, che guardavano alle assunzioni con preoccupazione. Teniamo presente che l`Italia ha attraversato un periodo difficile dal punto di vista economico: in quegli anni molte imprese hanno scelto di rinunciare a qualche occasione perché non c`era il lavoro flessibile“. In che senso? “Le aziende non prendevano una commessa in più perché farlo significava sposare un lavoratore. Invece i nuovi contratti aiutano a trovare delle risposte, a tentare nuove strade sapendo che sarà possibile tornare indietro“. Se si torna indietro, però, il lavoratore flessibile resta a casa. “Anzitutto vorrei ricordare che nel sistema industriale in oltre il 50% dei casi il contratto viene confermato a tempo indeterminato. E in secondo luogo che l`alternativa era stare a casa, ridurre le occasioni di lavoro“. Quindi se oggi si parla di una ripresa dell`economia lo si deve anche ai contratti flessibili. “Tre o quattro anni fa abbiamo cominciato a toccare con mano la globalizzazione vera: in una prima fase ha scioccato. Abbiamo dovuto imparare a convivere non più con le botteghe, ma con l`inserimento di merci e servizi stranieri in tutti i canali commerciali. Qualcuno parlava di dazi e guerre commerciali. Le imprese si sono rimboccate le maniche e hanno puntato sulla capacità di rinnovare i loro prodotti“. Aiutate dalla flessibilità? “Altrimenti sarebbe stato molto difficile essere competitivi. La globalizzazione, ad esempio: bella da dire, ma farla è costato un enorme sforzo. Eppure ancora una volta abbiamo saputo reagire“. Non si poteva fare con i vecchi contratti a tempo indeterminato? “Non sempre: l`impresa italiana s`è trasformata da produttore puro a innovatore. In qualche caso è stata spostata la produzione fisica, tenendo nei siti storici le competenze. Tutto questo ha portato una nuova generazione al lavoro“. I giovani: se ne parla sempre poco. “Il cambiamento ha portato nuove professionalità. E le imprese hanno trovato il coraggio di farlo perché è diventato possibile provarci. Insomma, il lavoro flessibile ha procurato anche soddisfazioni: a chi lavora e a chi dà lavoro“. Confindustria è salda nella difesa del lavoro flessibile. Ma anche delle regole. “Si può andare oltre, e dire che il lavoro flessibile ha portato alla luce cose che prima si dicevano sottovoce. Quanti alberghi, quante pizzerie avevano bisogno di rinforzare nel fine settimana il personale ed erano costrette a farlo di nascosto? Oggi possono prendere le persone che servono nel pieno rispetto delle leggi sul lavoro“. Cosa si può fare per evitare che il lavoro flessibile sconfini nell`illegittimo? “Oggi possiamo rispondere correttamente a necessità cui prima si rimediava in modo contorto. Insomma: è interesse delle imprese eliminare tutte le distorsioni. Non voglio dire che non ci sono, certo Confindustria le respinge in modo categorico“.

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