4 Agosto 2006

La Bce alza i tassi, mazzata europea su debito pubblico e mutui casa

Chiedete a un disoccupato se preferisce qualche decimale in meno di inflazione o qualche posto di lavoro in più – la più classica delle alternative di politica economica, quella legata alla famosa curva dell`economista Phillips – e vi risponderà che preferisce avere maggiori opportunità di lavoro. Ma se uno fa la stessa domanda alla Banca Centrale Europea, la risposta sarà tutt`altra. La Bce lo ha dimostrato ieri alzando il tasso di rifinanziamento – quello a cui si riferisce l`intero sistema dei tassi d`interesse nell`economia europea – dal 2,75 al 3 per cento, per paura di un`inflazione che nell`Eurozona è fra il 2 e il 3 per cento. La Banca Centrale Europea ha alzato il livello dei tassi di interesse a causa dell aumento dei rischi inflazionistici, ha dichiarato il presidente Jean Claude Trichet, poco dopo la decisione dell istituto di Francoforte di alzare il costo del denaro di 25 punti base al 3%. Trichet ha precisato che la Bce continuerà a monitorare molto attentamente i rischi alla stabilità dei prezzi. Ma questo tasso mostruoso ha gettato nel panico i diciotto membri del direttivo riunitisi a Francoforte, che hanno deciso di procedere senz altro all aumento a costo di accelerare la cadenza dei rialzi. Gli ultimi tre prima di questo infatti erano stati operati dalla Bce a dicembre 2005, marzo e giugno 2006, tutti nell`identica misura di 25 punti base. La più parte degli esperti giudica che i prossimi aumenti avverranno in ottobre e in dicembre: il costo del denaro nell`Eurozona arriverà al 3,50 per cento e vi rimarrà per parecchi mesi. La Bce non è la sola Banca centrale che si sta muovendo. Anche la Bank of England proprio ieri ha portato il tasso di riferimento al 4,75 per cento, mentre la Federal Reserve americana è giunta al diciassettesimo rialzo consecutivo. Il suo tasso di riferimento è oggi al 5,25 per cento, molto più alto di quello europeo. Perfino il Giappone, che mantiene i tassi prossimi a zero, lo scorso mese ha alzato il tasso di sconto. La preoccupazione delle Banche centrali è che la crescita dell`economia mondiale, insieme ai crescenti prezzi dell`energia, possa far riesplodere l`inflazione uso anni Settanta. Come è successo nella storia a molti generali, però, le banche centrali si intestardiscono a combattere la guerra precedente, non quella di oggi. L inflazione non è un problema grosso dove la crescita langue, come in Europa. Nell Eurozona il tasso di disoccupazione, pure in ribasso, è ancora del 7,8 per cento. Come dire che su quindici persone che vorrebbero lavorare ci riescono in quattordici e il quindicesimo rimane a spasso. Oltretutto, a fronte di un operazione tasa al controllo dell inflazione, l incidenza sul bilancio familiare è fortissima per effetto del rincaro del costo dei mutui. L aumento di 0,25 punti percentuali dei tassi deciso, secondo le associazioni dei consumatori, produrrà una stangata media per le famiglie italiane che stanno pagando un mutuo pari a 155 euro all anno“. La stima è del Codacons, che a fronte del nuovo rialzo dei tassi chiede un sostegno per le famiglie eliminando l Ici per chi sta pagando il mutuo per la prima casa. Dopo che i tassi sono rimasti fermi per lungo tempo al 2% (dal giugno 2002) e gli italiani si sono fidati di chi, banche in testa, parlava di un periodo di stabilità, si è verificata in poco più di 7 mesi, un impennata dei tassi dell 1%, riportando il costo del denaro ai livelli del novembre 1999. Non sono piccole neanche le conseguenze del rialzo sui conti pubblici. Più elevato è il debito pubblico di un Paese, più costoso diventa rifinanziarlo se aumentano i tassi d`interesse. Se veramente il tasso di riferimento sarà a fine anno del 3,50 per cento, rifinanziare il debito pubblico italiano costerà, a regime, 19 miliardi di euro (3,3 miliardi di euro ogni aumento di 25 punti base). E noi, avanti miei Prodi!, ci beccheremo un`altra stangata fiscale, sicuro come l`oro.

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