4 Agosto 2006

Dalla nuova stretta stangata sul popolo delle rate e dei mutui



La nuova stretta monetaria della Bce aggrava il quadro dei consumi stagnanti delle famiglie e assume i controni della stangata per chi ha acceso, ed è la stragrande maggioranza, un mutuo a tasso variabile e per i fedelissimi degli acquisti a rate. Il rialzo di un quarto di punto dei tassi di interesse fino ai livelli del 1999, il quarto ritocco in soli otto mesi dopo oltre due anni di calma piatta, comporterà rincari compresi, secondo i calcoli delle associazioni consumeriste Adusbef e Codacons tra i 150 e i 656 euro l`anno. Ma anche lo Stato sarà penalizzato dalla decisione della Bce: secondo le stime dell`Adusbef, sarà “più oneroso rinnovare le scadenze del debito pubblico“. Mutui ancora più pesanti. “Centinaia di migliaia di famiglie, che hanno già tirato la cinghia per coronare il sogno dell`acquisto della casa per abitarci, vedranno così aumentare le rate mensili e/o semestrali, da un minimo di 150 euro, fino a 163 euro l`anno,per un mutuo di 100 mila euro con il rialzo Bce“, spiega l`associazione dei consumatori, sottolineando che “un mutuo di 200 mila con un piano di rientro ventennale, comporterà rate più salate, da 326 euro a 656 euro l`anno, senza contare che la quasi totalità delle banche, impongono l`apertura del conto corrente per erogare il mutuo e che richiedono anche 6-7 euro per pagare le rate di muti, in precedenza gratuite“. Il Codacons, a fronte del nuovo rialzo dei tassi chiede un sostegno per le famiglie eliminando l`Ici per chi sta pagando il mutuo per la prima casa. “Dopo che i tassi sono rimasti fermi per lungo tempo al 2% – sostiene l`associazione – e gli italiani si sono fidati di chi, banche in testa, parlava di un periodo di stabilità, si è verificata in poco più di 7 mesi, un`impennata dei tassi dell`1%, riportando il costo del denaro ai livelli del novembre 1999. Considerato che più dell`80% dei mutui attualmente stipulati è a tasso variabile, è evidente il danno che ne deriva per il consumatore“. L`aumento Bce, secondo Adusbef, colpirà anche i prestiti “visto che banche e finanziarie adegueranno fulmineamente la generalità degli impieghi“. Ma per la prima volta, alla luce del decreto Bersani-Visco, “le banche dovranno adeguare automaticamente anche i tassi di interesse sui depositi bancari e sui libretti di risparmio: un aumento dello 0,25 sulla loro totalità (depositi bancari,postali,certificati di deposito in scadenza pari ad oltre 830 miliardi di euro), porterà circa 2 miliardi di euro su base annua nelle tasche dei depositanti, 88 euro ogni 20mila“. Rate e carte revolving, amare sorprese. Ricorrere a prestiti per l`acquisto di elettrodomestici ed altri prodotti per la casa, comporterà un aumento complessivo della somma rimborsata nei 5 anni di circa 93 euro. Ripercussioni negative si avranno anche per i titolari di carte revolving, che forniscono un credito rimborsabile a rate (il pagamento delle quali ricostituisce la possibilità di ulteriore scoperto), con tassi di crescita vicini al 20 per cento. Si tratta di una forma di prestito all`apparenza più agile, ma certamente più difficile da tenere sotto controllo Quinto dello stipendio, ai limiti dell`usura. La crescita abnorme della cessione del quinto dello stipendio (+265 per cento nel quinquennio 2000-2005, da 753 milioni di euro del 2000 a 2,75 miliardi del 2005) è stata favorita da politiche economiche e da leggi finanziarie, che invece di offrire più redditi per rilanciare i consumi, hanno allargato la platea dei ricorrenti (dai dipendenti pubblici, la fetta più consistente,ai dipendenti privati, atipici, pensionati, ecc.), senza far abbassare tassi di interesse ai limiti dell`usura. “Se i tassi dipendono anche dalla rischiosità degli impieghi – precisa l`Adusbef – far pagare il 20% la cessione del quinto sotto i 5 mila euro, per prestiti super-garantiti che non registrano alcuna sofferenza significa effettuare la più odiosa delle speculazioni sulla pelle di milioni di famiglie in difficoltà economiche“. Dolori anche per lo Stato. Con i tassi aumentati dell`1% in meno di un anno e i nuovi rincari che si profilano all`orizzonte (sono previsti altri due ritocchi dello 0,25% a ottobre e dicembre) con un tasso di riferimento che si attesterà al 3,50% entro la fine dell`anno, rifinanziare il debito pubblico italiano costerà a regime, 19 miliardi di euro (3,3 miliardi di euro ogni aumento di 25 punti base).

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