29 Luglio 2006

Il sindaco di Fiumicino costretto a cedere davanti ai nuovi rilievi dell`Arpa

Il sindaco si è dichiarato sicuro, uscendo da un incontro in prefettura: “Io il bagno a Fregene lo faccio“. Ieri però Mario Canapini, primo cittadino del comune di Fiumicino, ha dovuto ugualmente firmare l`ordinanza che vieta i tuffi a Focene e al Villaggio dei pescatori, nei pressi della foce dell`Arrone. Circa 1500 metri di spiaggia off-limits alla balneazione, per un totale di circa 7 chilometri proibiti da provvedimenti perenni nei pressi del Tevere. A piegarlo, dopo un paio di giorni di traccheggiamento polemico con la Regione Lazio, sono stati i nuovi rilievi forniti dall`Arpa. Tutti scoraggianti: anche quelli dell`altro ieri. Inesistenti le condizioni per stare in acqua senza rischio di eritemi. E ordinanza inevitabile. Però con strascichi polemici. Il Codacons ha presentato un esposto alla Procura di Roma. “A tutela dei cittadini – spiega il presidente Carlo Rienzi – chiediamo chiarezza: potrebbero profilarsi contro ignoti le ipotesi di omissione di atti d`ufficio, concorso in inquinamento ambientale ed epidemia“. E soprattutto resta la tensione tra comune di Fiumicino e via della Pisana. Tanto che il neo assessore all`Ambiente Filiberto Zaratti ha scritto a Canapini per ribadirgli “la forte preoccupazione per il ritardo del provvedimento a tutela della salute dei cittadini“. I divieti dovrebbero restare in vigore almeno sino a fine agosto, salvo nuove risultanze previste a metà mese. Furibonde le associazioni dei balneari, che annunciano ricorsi legali “contro quelle amministrazioni che in piena estate scoprono l`allarme inquinamento per Fregene“, s`arrabbia Simonetta Mancini, presidente regionale della Fiba balneari. “Che bisognasse affrontare la questione è fuor di dubbio – polemizza l`impreditrice – ma forse era meglio pensarci nello scorso inverno: magari sbloccando alla Regione quel progetto di condotta sommersa che permetterebbe di convogliare al largo fertilizzanti e scarichi industriali immessi dal reticolo di canali tra Bracciano e Malagrotta“. C`è poi chi ritiene che il caso Fregene sia un campanello d`allarme che “bisogna assolutamente ascoltare se non vogliamo trovarci davanti a un`emergenza incontrollabile“, puntualizza Lorenzo Parlati, presidente regionale di Legambiente. Il censimento dei divieti di balneazione condotto tra i 24 comuni costieri del Lazio infatti parla chiaro: dei 361 chilometri di litorale, 39 sono quelli proibiti ai tuffi nel 2006. Vale a dire il 10, 8 percento. Cifra leggermente inferiore nel 2005: 11 percento. “Un miglioramento di poche centinaia di metri che non vuole dire niente: le ordinanze dei sindaci sono solo il riflesso del vero problema, quello di capire quali siano le cause strutturali dell`inquinamento“. Leggendo i dati di Legambiente, si scopre che la provincia più virtuosa è Viterbo, con solo il 3 percento delle spiagge vietate. A metà Latina (9 percento) e record negativo per quella di Roma: 13 percento di arenile precluso. E sui 141 chilometri fra Civitavecchia e Nettuno è concentrato il 55 percento dei divieti laziali.

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