25 Luglio 2006

Federfarma: “Il Governo ci prende per i fondelli“

Federfarma: “Il Governo ci prende per i fondelli“
Totale chiusura del ministero allo Sviluppo economico. E i camici bianchi confermano lo sciopero di domani

Roma – Ora è muro contro muro. Non c è stato dialogo. “Un incontro farsa“. Così Federfarma definisce l appuntamento di ieri a cui, al posto di presentarsi il ministro Pierluigi Bersani, “ci è stato mandato un sottosegretario, indice dello scarso interesse del Governo“. Confermati, per domani, lo sciopero nazionale delle farmacie e il sit in di protesta in piazza Barberini a Roma. “Quella di oggi è stata una grande presa per i fondelli – sintetizza Franco Caprino, segretario nazionale dell associazione, l associazione che riunisce i titolari di farmacia – ci hanno fatto perdere solo tempo“. Il Governo non cede. Anzi, sbatte in faccia ai camici bianchi qualsiasi possibilità di modifica al pacchetto sulle liberalizzazioni. “Abbiamo riscontrato la chiusura più totale da parte dell esecutivo“, spiega innervosito Caprino. Le conseguenze sono ovvie: i farmacisti proseguiranno il pugno duro intrapreso con la serrata del 19 luglio che ha visto oltre il 95 per cento delle farmacie aderire contro le liberalizzazioni volute dal centrosinistra. E domani i camici bianchi chiuderanno nuovamente le saracinesche, nonostante il monito della Commissione di garanzia che ha giudicato lo sciopero “irregolare per il mancato rispetto del preavviso“. “Andremo avanti lo stesso con le nostre proteste – fa sapere Caprino – perché non si tratta di un provvedimento che va in favore dei cittadini ma dei grandi capitali“. Immediato l attacco del Codacons. “Ci auguriamo che i farmacisti rinsaviscano e facciano un passo indietro – afferma il presidente dell associazione Carlo Rienzi- se ciò non avverrà, chiederemo formalmente una multa di 10 mila euro in capo a ciascuna farmacia che domani abbasserà le serrande e una sanzione di 1 milione di euro per Federfarma“. Duro anche il commento del Presidente dell Adoc, Carlo Pileri, che ha accusato Federfarma di comportarsi “con arroganza senza tener conto delle istituzioni e dei cittadini“: “Fa bene il Governo a non indietreggiare rispetto a prove di forza che tentano di arroccarsi su posizioni precostituite. In caso contrario, si rischia di trasformare il decreto Bersani in una mostruosità non soddisfa nessuno scontentando tutti, specie i cittadini-consumatori che aspettavano con fiducia questa inversione di tendenza“. Ma Federfarma rimanda alla chiusura di un Governo incapace ad accogliere le loro ragioni: Bersani avrebbe mandato avanti “un sottosegretario, indice di scarso interesse per le nostre istanze“. “Le posizioni tra Governo e Federfarma restano divergenti. Il nostro obiettivo infatti rimane quello di una maggior concorrenza per abbassare i prezzi finali per il cittadino“. Così il sottosegretario allo Sviluppo economico Paolo Giaretta a margine dell incontro al dicastero di via Veneto con i farmacisti. Non c è stato modo di appianare le divergenze sorte con i camici bianchi. Federfarma, in particolare, avrebbe chiesto di eliminare l obbligo della presenza di un farmacista nei supermercati in cui si vendono le specialità da automedicazione e di togliere la categoria dei sop – i farmaci senza obbligo di ricetta – dal novero di quelli che possono trovare spazio nella piccola e grande distribuzione. Richieste respinte al mittente dall esecutivo. “In questo modo – accusa Giaretta – si restringerebbe enormemente la possibilità di un canale alternativo di distribuzione di questi prodotti, con effetto positivo per i costi a carico dei cittadini“. Il sottosegretario allo Sviluppo economico ribadisce che “il testo uscito dalla Commissione bilancio resta quello di riferimento del Governo“. E, in questo contesto, chiarisce il sottosegretario, “la presenza del farmacista deputato alla vendita di otc e sop nei supermercati è un elemento di garanzia per la salute pubblica“. Dopo l apertura nei confronti dei tassisti erano stati proprio i farmacisti a sperare che il Governo accogliesse le loro richieste, ritornando su alcune delle decisioni prese con il pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni. Un auspicio che la chiusura di ieri rende sempre più irrealizzabile. “Non vorremmo – rincara il presidente di Federfarma – che le concessioni che Bersani ha fatto ai tassisti lo inducessero a tenere una linea dura nei confronti delle altre categorie“. sbattuta la porta in faccia all associazione, il Governo porta il dl discussione oggi a Palazzo Madama. Entro il fine settimana sarà approvato. Già la settimana scorsa sono arrivate alcune modifica al provvedimento che consente la vendita dei farmaci da banco nei supermercati, ma non nella direzione auspicata dall associazione. Un emendamento del governo al testo firmato dal diessino Bersani ha infatti previsto che un laureato iscritto all ordine “dovrà essere presente nelle aree adibite alla vendita nella grande distribuzione“. La modifica al decreto sulle liberalizzazioni incide su quella parte del testo che prevedeva solo “l assistenza del farmacista nelle aree appositamente adibite alla vendita delle specialità da banco“ introducendo “l obbligo della presenza e dell assistenza diretta al cliente“. Le proposte del governo, tuttavia, non sono in linea con le richieste di Federfarma che si è già dichiarata disponibile ad accettare la vendita negli esercizi commerciali dei farmaci da automedicazione, purché certificati dall Agenzia del farmaco, e acquistabili senza il filtro del farmacista, come avviene nei Paesi europei dove il farmaco da banco viene commerciato fuori farmacia. In questo contesto l Italia costituirebbe, infatti, un unicum tra i Paesi che hanno aperto alla vendita nei supermercati. Anche perché solo i grandi centri potranno permettersi la presenza di un farmacista. Si tratterebbe, dunque, di una finta liberalizzazione. Non solo. “Il decreto Bersani-Visco va in realtà ben al di là delle intenzioni – spiega il senatore di Forza Italia Cosimo Ventucci – ed è foriero di danni per un possibile abuso di specialità medicinali iniettabili per intramuscolo ed endovena presenti nell elenco dei farmaci senza obbligo di ricetta“. E sempre da Forza Italia arriva l invito alle Regioni perché “il proprio ruolo nel servizio farmaceutico“. In base alle normative attuali infatti la priorità nella definizione della pianta organica e della distribuzione delle farmacie sul territorio, una funzione della Regione, non è quella commerciale ma quella della presenza capillare delle farmacie anche nelle aree e nei Comuni meno popolati. “La concorrenza metterebbe in seria difficoltà proprio queste farmacie, che potrebbero trovarsi costrette a chiudere – interviene Stefano De Lillo, vicecapogruppo di Forza Italia alla Regione Lazio e vicepresidente della commissione Sanità – sarebbe una perdita grave da sostenere per molte aree, nelle quali la farmacia è l unico presidio medico presente“.

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